“Che cosa mosse quei semplici pescatori e il pubblicano Matteo a seguire Cristo senza indugio? Non è del tutto facile dare una risposta. Sappiamo poco su chi erano, come la pensavano, quali erano i loro aneliti e le loro speranze. Comunque nei vangeli appare evidente che Gesù entrò nei loro cuori. Fece loro provare vivamente l’amore che portava sulla terra. E questa scoperta li riempì di una gioia indicibile”.
E’ uno dei passaggi dell’omelia di monsignor Filippo Iannone, Prefetto del Dicastero per i Vescovi, nel Pontificale al Duomo nel giorno di San Matteo.
“Ogni vocazione vera – diceva Papa Francesco – (udienza 30 agosto 2017) inizia con un incontro con Gesù che ci dona una gioia e una speranza nuova; e ci conduce, anche attraverso prove e difficoltà, a un incontro sempre più pieno». Matteo permise che il suo cuore fosse conquistato da Gesù. Sperimentò che stare con lui dona una felicità che il mondo non può dare. Probabilmente dopo poche settimane trascorse accanto a Gesù si rese conto che avrebbe avuto delle difficoltà, perché non tutti ricevevano il Maestro con la stessa apertura di cuore. Forse avrà percepito i propri limiti e le proprie miserie, che contrastavano con la missione che Gesù iniziava. Comunque Matteo preferì la speranza, rifiutando ogni pessimismo; confidò nel fatto che avrebbe potuto avvalersi del suo amore a Gesù, amore che lo avrebbe purificato e rinnovato ripetutamente”, si legge ancora nell’omelia.










