Messa in ricordo di Angelo Vassallo - Le Cronache Provincia
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Messa in ricordo di Angelo Vassallo

Messa in ricordo di Angelo Vassallo

di Arturo Calabrese

Sedici anni, sedici lunghi anni da quel maledetto 5 settembre del 2010 quando una mano, ancora ignota, ha ucciso Angelo Vassallo. Il sindaco pescatore, però, viene ancora ricordato e gli eventi che ogni anno la fondazione che porta il suo nome, guidata dal presidente Dario e dal vice Massimo Vassallo, sono molteplici. Ieri, la sede di Vallo della Lucania, messa a disposizione dalla signora Anna Maria Mainenti, ha ospitato una messa in suffragio officiata da Don Bruno Lancuba, parroco della città vallese.

I fratelli Dario e Massimo Vassallo erano assenti, ma in rappresentanza della fondazione era presente l’ambasciatore Gerardo Spira. «Noi crediamo che il terrore sia tornato indietro – le sue parole – Angelo era un baluardo, un presidio della legalità ed anche un punto di riferimento per la politica locale contro un certo sistema. Con la sua uccisione, riteniamo che il territorio sia stato invaso da brutta gente, invaso da delinquenza e lo si legge ogni giorno. È invaso da brutta politica ma anche e purtroppo soprattutto da brutti affari che si riciclano e che condizionano la vita non solo politica ma tutto il territorio dal punto di vista professionale, sociale».

«Per noi Angelo è un punto di riferimento – dice la signora Anna Maria – è il faro che ha illuminato tutto. Oggi il suo ricordo continua ad unire altre persone anche di altre regioni. Il nostro faro, quindi, è proprio lui e per quello abbiamo voluto dedicare alla sua memoria e al suo ricordo una giornata come questa in cui si celebra anche il grano. È un simbolo, un legame forte con la terra». Il presidente Dario Vassallo, nonostante la distanza, ha affidato ai social un messaggio: «Quest’anno ho voluto distaccarmi, ho voluto allontanarmi – dice – l’ho fatto per stare lontano da questa situazione che continua ad essere una farsa ed è un segno di protesta contro chi rema contro alla verità. La morte di Angelo non è una parata istituzionale, ma un dolore istituzionale. È completamente diverso e dipende da chi sa capire il dolore.

Stiamo ultimando il docufilm – continua – e non serve per raccontare sempre le stesse cose ma ci saranno elementi inediti che nessuno ha mai raccontato. Saranno denunce ben precise del perché è stato ucciso Angelo Vassallo e del perché dopo sedici anni non c’è una verità chiara. Ognuno dovrà passarsi la mano sulla coscienza. Deve vergognarsi – concluse – chi ha fatto accordi sotto banco sventolando la bandiera della legalità».

Sedici anni dopo, dunque, Angelo Vassallo continua a vivere nel ricordo di chi non ha mai smesso di chiedere verità. Ma il tempo che passa, anziché cancellare una ferita, sembra renderla ancora più profonda. Perché una comunità non può dirsi libera finché una morte resta senza una risposta e finché, dietro la parola legalità, qualcuno continua a nascondere interessi, silenzi e compromessi. Il faro di Angelo, allora, resta acceso.

E proprio quella luce, oggi più che mai, chiede a tutti di guardare dove per troppo tempo si è preferito non vedere. Lo si farà nei prossimi mesi con anche le nuove udienze.