Maltempo Salerno, la vera emergenza resta l’assenza di manutenzione - Le Cronache Salerno
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Maltempo Salerno, la vera emergenza resta l’assenza di manutenzione

Maltempo Salerno, la vera emergenza resta l’assenza di manutenzione

di Erika Noschese

Era ampiamente annunciato, eppure la storia si è ripetuta puntuale come ogni volta. Il violento nubifragio che nella giornata di ieri si è abbattuto su Salerno ha restituito una fotografia nitida quanto impietosa dello stato in cui versa il territorio cittadino. Bastano ormai pochi minuti di pioggia intensa per trasformare le strade in corsi d’acqua impetuosi e gettare nel caos interi quartieri, paralizzando la circolazione, provocando danni ingenti alle attività commerciali e lasciando i cittadini a fare i conti con l’ennesimo bollettino di disagi. I contorni dell’emergenza vissuta ieri parlano di una città vulnerabile dal centro storico alle periferie, fino alle zone collinari. Una delle immagini più emblematiche della giornata arriva proprio da un’opera pubblica di recentissima fattura: il tunnel Roberto Racinaro, inaugurato solo da una manciata di settimane, è finito completamente sommerso dall’acqua, rivelando un’incredibile fragilità strutturale di fronte ai primi veri test meteorologici dell’autunno. Nella zona orientale, la fermata della metropolitana di Parco Arbostella si è trasformata in un bacino impraticabile che ha reso l’area un vero e proprio stagno molto difficile da attraversare per i temerari che usufruiscono del servizio di trasporto pubblico su ferro. Il cuore commerciale della città non è stato affatto risparmiato. Lungo via Torrione l’acqua ha invaso completamente la carreggiata, salendo oltre i livelli del marciapiede fino a penetrare all’interno dei locali e dei negozi del piano terra. Ad aggravare un quadro già drammatico ci ha pensato il traffico veicolare: le automobili, continuando a transitare lungo la strada, hanno generato vere e proprie onde che si sono riversate con violenza contro i dehors e le vetrine, spingendo ulteriormente l’acqua verso l’interno delle attività commerciali e costringendo i titolari a un estenuante lavoro di prosciugamento per salvare le merci e i macchinari. Non è andata meglio nelle zone alte e collinari della città. A Giovi le arterie stradali sono diventate in gran parte impercorribili, coperte da fango e detriti scesi dai versanti svuotati di protezione. Nella serata di ieri, inoltre, è stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco a Giovi Bottiglieri a causa di un albero di un terreno privato che ha bloccato la carreggiata in entrambe le direzioni. I caschi rossi, come detto, sono intervenuti prontamente per liberare la strada e mettere in sicurezza la zona. A Brignano, il cantiere del nuovo centro sportivo in fase di realizzazione è stato completamente allagato: poco male, verrebbe da dire, considerando che già da diversi giorni il cantiere è fermo, ma queste precipitazioni così intense, inevitabilmente, mettono a rischio la tenuta delle strutture provvisorie già allestite. La paura si è fatta concreta anche in largo Santelmo dove un grande albero è crollato improvvisamente a causa del terreno inzuppato d’acqua, abbattendosi sulle auto in sosta; soltanto il caso e la fortuna hanno evitato che in quel momento vi fossero passanti o automobilisti a bordo, trasformando quello che poteva essere un dramma personale in una pura conta dei danni materiali. A completare il bilancio della giornata si sono aggiunti diversi blackout elettrici a macchia di leopardo in vari quartieri, fortunatamente rientrati nel giro di poco tempo, mentre l’allerta meteo di livello giallo diramata dalla Protezione Civile regionale resterà in vigore per tutta la giornata di oggi, salvo nuove proroghe. Di fronte a un simile quadro, la questione non può e non deve più essere liquidate con la solita narrativa della fatalità. Già nel corso della passata consiliatura, e a più riprese sulle pagine della stampa locale, era stato sollevato con insistenza il tema prioritario della pulizia sistematica delle caditoie, delle griglie di raccolta e dei tombini, sollecitando un piano ordinario di prevenzione che intervenisse prima dell’arrivo dell’autunno. Ad ogni sollecito e dopo ogni rovescio meteorologico bollato frettolosamente come eccezionale, le istituzioni e chi di dovere hanno preferito fare spallucce, derubricando i problemi a semplici inconvenienti dovuti alle bombe d’acqua impreviste. Oggi però quella giustificazione è scaduta. In un’epoca segnata da evidenti mutamenti climatici che portano piogge brevi ma di straordinaria intensità ad alternarsi a lunghi periodi di siccità, questi eventi non possono più essere considerati “straordinari”. Rappresentano, al contrario, la nuova ed evidente normalità con cui ogni amministrazione ha il dovere politico e morale di misurarsi. Continuare a parlare di eccezionalità significa nascondere la testa sotto la sabbia per coprire i ritardi e le carenze di una programmazione che manca da troppo tempo. La manutenzione ordinaria delle infrastrutture idriche di superficie, la pulizia periodica dei canali di scolo e il controllo costante del verde pubblico non sono orpelli o interventi di secondaria importanza da posticipare a data da destinarsi, ma rappresentano il pilastro fondamentale della sicurezza urbana e della tutela della cittadinanza. Continuare a inseguire l’emergenza dopo che il danno si è già consumato non è più tollerabile. I commercianti che contano i danni dopo aver visto l’acqua invadere le proprie attività, gli automobilisti con i veicoli schiacciati dagli alberi e i residenti delle zone collinari rimasti isolati chiedono risposte concrete e, soprattutto, un cambio di rotta programmatico. Non servono altre parole di circostanza né promesse ad orologeria al rientro del sole: serve iniziare ad ammettere la realtà dei fatti e mettere in campo un piano serio, continuo e capillare di manutenzione idrogeologica e urbana. Perché la città non può continuare ad affogare ogni volta che si apre il cielo.