Nocera Inferiore/Nola/Pagani. Condannati in primo grado, poi assolti in Appello. Ora tornano davanti ai giudici di secondo grado su decisione della Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso della procura generale di Napoli. Si tratta di imprenditori di Nocera Superiore, Pagani e nolani accusati di inquinamento e tentato disastro ambientale per un’inchiesta culminata qualche anno fa con 5 arresti. “La Corte di appello ha travisato il materiale probatorio e omesso di esaminare prove determinanti”, scrive la suprema corte accogliendo l’istanza della pubblica accusa partenopea. La vicenda che aveva portato a condanne per 3 anni e mezzo poi ribaltate con assoluzioni riguarda il traffico organizzato di rifiuti che erano stati convogliati nella cava in ricomposizione ambientale in un’area in provincia di Napoli ed i conseguenti delitti di inquinamento e tentato disastro ambientale. Le indagini avevano permesso di stabilire come gli imputati, al fine di conseguire un ingiusto profitto consistente nel ritorno economico di non sopportare i costi dovuti ordinariamente per lo smaltimento dei rifiuti presso siti autorizzati, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi ed attività, gestivano abusivamente ingenti quantitativi – quantomeno 72.500 tonnellate – di rifiuti. In concorso tra loro e con un funzionario del Genio Civile della Regione Campania cagionavano la compromissione dell’acqua di falda e del suolo del sito per la presenza – accertata dalle Analisi di laboratorio – di ingenti quantitativi di cromo, idrocarburi ed amianto. Il Procuratore generale della Corte d’Appello di Napoli nella sua istanza “osserva che la sentenza d’appello impugnata è affetta da omessa motivazione e travisamento della prova anche sotto il profilo della omessa valutazione dei contaminanti, in quanto non aveva considerato che la stessa perizia disposta in sede di appello, espressamente non escludeva la presenza di contaminanti, ma si limitava a criticarne la quantificazione”. Era, infatti, emerso in dibattimento, che comunque esistevano frammenti con amianto e superamenti per metalli, ma la Corte di Appello non aveva spiegato in alcun modo la presenza di questi rifiuti pericolosi. E in ultimo, “la presenza di amianto, Cromo VI, idrocarburi pesanti e rame rendeva il materiale conferito del tutto incompatibile con qualsiasi parametro di sicurezza” Ora si torna davanti ai giudici della Corte di Appello di Napoli dopo l’accoglimento del ricorso e la cancellazione delle 5 assoluzioni dopo le condanne di primo grado.








