di Beniamino Brancaccio
L’aumento della tassa di soggiorno a Salerno, deciso dal commissario prefettizio, si inserisce in un quadro più complesso: una città turisticamente attrattiva, ma economicamente fragile, dove ogni scelta fiscale ha effetti immediati sul tessuto commerciale, sociale e dei servizi. Cosa è stato deciso. Dal 1° giugno 2026 le tariffe aumentano, con punte fino a 5 euro a notte per gli hotel a 4 stelle. Il provvedimento è stato adottato dal commissario straordinario nell’ambito di un piano di riequilibrio finanziario del Comune. Si tratta di un ulteriore ritocco dopo precedenti aggiornamenti già introdotti nel 2025-2026. In sostanza: il turismo diventa una leva fiscale per far fronte ai conti pubblici, senza alcun investimento per l’organizzazione dei flussi di cui è interessata la nostra città. Il nodo è politico ed economico: non di stretta competenza emergenziale e commissariale. Il punto più contestato non è solo l’aumento in sé, ma il metodo: Anche noi di Federcomtur, pur non convocati né sentiti precedentemente, senza capirne le motivazioni, denunciamo l’assenza di confronto preventivo. Si chiede trasparenza sull’utilizzo dei fondi (servizi, decoro, mobilità, promozione). Questa decisione non può essere che politica, vista la giustificazione data dal sub commissario che ne parla come un atto che possa rendere più libero e autonomo nelle scelte chi verrà dopo, il che sembra molto strano per una gestione commissariale. E’ sicuramente importante risanare i conti, ma altrettanto importante è la Reputazione di una città che già vive momenti di disagio commerciale e dei servizi. Questo evidenzia una frattura tra amministrazione orientata al bilancio e operatori orientati alla competitività. Una città accogliente… ma sotto pressione Salerno vive una contraddizione tipica di molte città turistiche italiane. A fronte di un importante incremento del turismo: Immagine positiva (eventi, waterfront, Luci d’Artista), Buona capacità ricettiva diffusa (B&B, affitti brevi) Ci sono criticità strutturali: Commercio locale in difficoltà, Costi di gestione elevati per le imprese, Stagionalità legata agli eventi ancora marcata, Margini ridotti per piccoli operatori. In questo contesto, anche pochi euro in più a notte possono incidere: sulla competitività rispetto ad altre destinazioni, sulla percezione di “costo” della città sui ricavi indiretti del commercio e dei pubblici esercizi (ristoranti, negozi, servizi). le possibili ripercussioni dell’aumento della tassa possono avere effetti ambivalenti: Effetti positivi (se ben gestita), Maggiori risorse per servizi urbani, Miglioramento dell’esperienza turistica, Investimenti in promozione. Ma tutto ciò non appare e non è stato comunicato a nessuno, men che meno a noi, che abbiamo esponenti, forse gli unici storici a Salerno del commercio del Turismo e dei servizi. Effetti negativi (se mal gestita) anche questo è opinabile poiché nessuno ne ha spiegato le conseguenze e come farne fronte: Riduzione dell’attrattività prezzo, Penalizzazione delle strutture medio-piccole, Minore spesa dei turisti sul territorio, Aumento della tensione tra istituzioni e imprese. Il vero punto critico: come verranno spesi i soldi? Il tema centrale: governance del turismo La vicenda evidenzia un problema più profondo. Il turismo a Salerno cresce, ma manca una strategia condivisa e stabile. La richiesta degli operatori (tavolo permanente) va proprio in questa direzione: passare da una gestione emergenziale (commissariale) ad una programmazione strutturata, con visione e policy che non può essere solo quella della Camera di Commercio, che risulta incompetente in materia, ma prerogativa del Comune di una città metropolitana che essa sì, può affrontare una pianificazione strategica turistica mirata. In sintesi, l’aumento della tassa di soggiorno non è solo una misura fiscale, ma un indicatore di equilibrio fragile: La necessità di fare cassa non fa il paio con una economia locale sotto stress. Il turismo come risorsa ma anche come rischio, se non accompagnato da investimenti visibili e concertazione, il rischio è chiaro: trasformare una città accogliente in una destinazione percepita come costosa e poco competitiva.
*Presidente Federcomtur Provinciale





