Sarno/Nocera Inferiore. Dopo una serie di eccezioni sollevate per questione di territorialità, 5 indagati finiscono a processo su decisione del giudice del tribunale di competenza (Vallo) come da dettato della Cassazione che aveva stabilito che per gli imputati l’udienza preliminare doveva essere celebrata dove era stata presentata denuncia. La vicenda è quella dei falsi titoli dietro compensi per un posto di docente o personale ATA. Nel frattempo, 20 precari dell’Agro nocerino (su una cinquantina di salernitani) sono stati depennati dalle graduatorie provinciali per le supplenze dopo verifiche sui titoli dichiarati. Su indagini delle varie procure e processi che si stanno celebrando nei tribunali della Campania, Il sistema scolastico regionale intensifica i controlli sulla trasparenza. Per quanto riguarda i 5 a giudizio, gli imputati erano stati stralciati dalle posizioni degli altri (oltre 500) per una questione di territorialità sulla competenza che il Tribunale di Salerno, poi, su eccezione sollevata dai difensori, aveva assegnato a Nocera Inferiore. Ma per la Cassazione, nonostante i reati fossero stati commessi a Sarno, Nocera Inferiore e Pagani, l’udienza preliminare andava fatta a Vallo della Lucania da dove è partita l’indagine a seguito di alcune denunce pervenute all’ufficio scolastico salernitano. Dopo il rinvio a processo, c’è stato anche lo spacchettamento del dibattimento che è stato diviso in diverse tranche proprio per consentire lo svolgimento regolare delle udienze giacchè nella sede di competenza (Vallo della Lucania) non ci sarebbe stata idoneità in nessun caso. Le indagini, portate a termine dai carabinieri erano partite dopo una segnalazione dell’ufficio scolastico regionale e provinciale che aveva notato, per l’assunzione in ruolo nel 2020, la presentazione da parte di numerosi docenti di titoli di studio datati ma mai presentati in nessuna procedura concorsuale precedente. È così che gli inquirenti decisero di indagare, scoprendo centinaia di diplomi falsi. Collaboratori esterni e intermediari – stando alle accuse – avrebbero definito e promesso il pagamento anche di 4mila euro per il rilascio di un falso diploma. Quel titolo sarebbe servito per insegnare oppure lavorare all’interno delle scuole come personale Ata. I “frutti” dei diplomifici nelle scuole della Campania, oltre a diventare sentenze, sono sfociati in ulteriori processi: in altre regioni diventano condanne nei Tribunali con l’allontanamento dalla scuola di chi ha beneficiato in maniera fraudolenta di curricula gonfiati quando non del tutto falsi. Facendo seguito alle inchieste, le verifiche sono partite direttamente dalle scuole, nel momento della stipula dei contratti, secondo quanto previsto dalla normativa sulle autocertificazioni. I dirigenti scolastici, su input dell’organo regionale, hanno incrociato i titoli dichiarati con la documentazione effettiva e con le banche dati disponibili. È in questa fase che sarebbero emersi criticità: titoli assenti (o non coerenti) con le classi di concorso, certificazioni non riconosciute, requisiti insufficienti per l’accesso alla prima fascia. In 50 casi, 22 dell’Agro nocerino l’esito è stato già definitivo, con la cancellazione dalle graduatorie attraverso decreto dell’Ufficio scolastico. Sul piano strettamente giudiziario, invece, arriva un altro processo per 5 imputati. Tutti avrebbero presentato un diploma falso, ad ottenere l’incarico di supplenza e percependo una retribuzione. Poi, con la stessa documentazione avrebbero ottenuto un incarico su posto di sostegno in un concorso straordinario, venendo assunti e conseguendo retribuzione per il periodo interessato.





