"Divide et impera": il paradosso dell'ospedale di Agropoli - Le Cronache Attualità

di Irene Sarno

“Divide et impera”. L’adagio attribuito a Filippo il Macedone potrebbe trovare terreno fertile nel Cilento, laddove le divisioni sono da sempre all’ordine del giorno. Non semplici visioni diverse di qualcosa, ma nette lontananze che sfociano spesso nell’odio e nel campanilismo più forte. Una forte divisione, per l’appunto, si sta avendo anche in tema sanitario. Il comitato “8 agosto” ha organizzato un corteo per le strade di Agropoli per chiedere la riapertura dell’ospedale, manifestazione che si terrà domani a partire dalle 15.30.

In queste ore di vigilia, però, si registra il fenomeno di cui sopra: la divisione. Alcuni cittadini, pare riuniti in un altro comitato o che si spacciano per tali, stanno discutendo, in maniera particolarmente accesa, se partecipare o meno alla marcia o se addirittura boicottarla. Giusto sottolineare che l’altro comitato operante ad Agropoli e che si prefigge la riapertura del nosocomio nulla ha a che fare con queste intemperanze, e pare anzi che parteciperà al corteo con alcuni esponenti, come la presidente Lucia Grambone, prendendo anche la parola e spiegando le proprie posizioni.

Il fatto, però, rimane: c’è chi non vede di buon occhio la manifestazione che si terrà domani. Diverse sono le motivazioni. In primis, si punta il dito contro Giuseppina “Gisella” Botticchio, una delle organizzatrici, accusata di voler fare politica e di essere intenzionata a candidarsi il prossimo anno per la tornata elettorale amministrativa. Stessa colpa ascritta anche a Massimo La Porta, consigliere comunale molto attivo in tema sanitario. Per loro, ed è palese, un processo alle intenzioni.

Chi punta il dito, probabilmente, dimentica che per anni la riapertura dell’ospedale di Agropoli è stata al centro di varie campagne elettorali e che i risultati dei tanti nastri tagliati non sono stati certo quelli promessi. Altro tema che i detrattori del corteo stanno tirando in ballo riguarda una presunta pericolosità dello stesso. Secondo loro, come si legge da alcuni messaggi, scendere in strada oggi, mentre la Regione è uscita dal piano di rientro in tema sanitario, potrebbe essere deleterio. In altre parole, chi contesta il corteo ritiene che, qualora si scendesse in piazza, il presidente Roberto Fico possa decidere di non aprire l’ospedale.

Ancor più semplicemente: voi protestate? E io non vi apro l’ospedale. Snellendo il discorso, così da arrivare a tutti: Fico ha il pallone e decide di portarlo via. Ed ecco servita la concretizzazione dell’adagio di cui all’incipit di questo articolo: la divisione c’è, motivazione inclusa, e l’obiettivo primario passa in secondo piano. “Si scende in piazza perché Tizio vuole candidarsi”, “meglio stare a casa, così la Regione non si arrabbia” e via discorrendo. Gli organizzatori non rispondono alle provocazioni e aprono alla partecipazione di associazioni, comitati, volontari, politici, amministratori, semplici cittadini. Questo perché credono in un altro proverbio, secondo il quale è l’essere uniti a vincere.