di Erika Noschese
Non è stata una tappa elettorale come le altre, e forse non avrebbe potuto esserlo. Quella che doveva essere una tranquilla serata di confronto nel quartiere di Mercatello si è trasformata, nel giro di pochi minuti, nell’ennesimo capitolo della saga politica di Vincenzo De Luca. Un “one man show” fatto di scintille, rabbia e rivendicazioni d’orgoglio, dove l’ex Governatore della Campania ha mostrato nuovamente il volto che i salernitani conoscono bene: quello del “leone” ferito che, davanti alla contestazione, non indietreggia di un millimetro, ma rilancia con una furia verbale che ha lasciato il segno. Tutto è iniziato nel tardo pomeriggio, in un locale gremito non solo di fedelissimi e sostenitori, ma anche di qualche voce critica rimasta in attesa del momento propizio per palesarsi. Mentre De Luca iniziava a snocciolare i temi del programma, rivendicando con la consueta verve i traguardi raggiunti dalla Regione sotto la sua guida, dal fondo della sala si sono levate alcune grida di dissenso. Non si è trattato di una protesta organizzata o massiccia, ma dell’urlo isolato di una singola voce che ha squarciato il ritmo dell’incontro: “Sei solo chiacchiere! Solo chiacchiere, De Luca. Vai in pensione! Solo chiacchiere! Vai in pensione!”. La reazione dell’ex Presidente non si è fatta attendere. Chi si aspettava un diplomatico “andiamo avanti” o un indifferente cenno del capo è rimasto deluso. De Luca ha interrotto bruscamente il filo del discorso, ha posato lo sguardo verso il fondo della sala fissando i contestatori e, con il microfono stretto in mano e un’espressione che non ammetteva repliche, ha dato il via a un soliloquio di rara intensità emotiva e politica. L’atmosfera si è fatta immediatamente incandescente. Prima ancora che il “Leone” potesse ruggire, è scattata la “difesa” d’ufficio dei cittadini presenti, i quali hanno inveito contro quell’unica voce critica, invitandola a farsi avanti “qualora avesse avuto il coraggio”, seppur con espressioni molto più colorite e dialettali. Alla domanda sarcastica di De Luca su chi fosse effettivamente il contestatore, la risposta è arrivata secca: “Nessuno”. Un assist che De Luca non si è lasciato sfuggire, smorzando inizialmente i toni con una battuta fulminante: “Lo scemo non manca mai”. Ma la satira è durata poco, lasciando spazio a una difesa appassionata del proprio operato, trasformata in un elenco di cifre e cantieri che, secondo l’ex Governatore, dovrebbero mettere a tacere ogni critica sulla presunta “politica delle chiacchiere”. “Spiegate a questo signore che mezzo miliardo di euro non l’ha portato il Padreterno per fare il nuovo ospedale, che la metropolitana fino all’aeroporto non l’ha portata il Padreterno, che l’aeroporto di Salerno si è aperto non per intervento divino ma grazie a De Luca, va bene?”, ha tuonato l’ex Governatore, infiammando la platea. Il catalogo dei successi rivendicati è proseguito senza sosta, toccando i punti nevralgici dello sviluppo urbanistico e sportivo della città: “150 milioni di euro per l’Arechi non li ha portati Babbo Natale, altri 10 milioni per fare il palazzetto dello sport non li ha portati Babbo Natale, che i fondi per fare il ripascimento non li ha portati Babbo Natale. Spiegatelo a questo signore”. Di fronte a un pubblico che lo invitava a ignorare il contestatore per proseguire con il programma, De Luca ha scelto la via della rottura totale, liquidando l’oppositore con un liberatorio: “Lasciatelo andare a fan…!”, scatenando un boato di applausi e risate che ha definitivamente spostato l’inerzia della serata a suo favore. L’affondo finale, tuttavia, non è stato rivolto solo alle opere pubbliche, ma alla dimensione umana e politica della sua scelta di restare legato al territorio salernitano. De Luca ha voluto sottolineare quello che lui considera un vero e proprio sacrificio di carriera, contrapponendo la sua “missione” alla comodità dei palazzi romani. “Vorrei spiegare a quel qualcuno che se dovessi pensare a qualche pinguino come questo, io in questo momento sarei a fare il consigliere regionale, il presidente del consiglio regionale, o mi candidavo alla Camera e al Senato, stavo tranquillo e li mandavo a quel paese”, ha dichiarato con tono amaro. La chiusura del discorso è stata un crescendo di pathos: “Ho deciso di tornare qui in città a buttare il sangue: spiegatelo! Ho deciso di non sentire perché sennò m’intossico, perché chi non capisce questo o è scemo o non lo so”. Il candidato sindaco snocciola poi il programma per le grandi opere: “Porta Ovest significa che dobbiamo fare quel viale monumentale di ingresso nella città che non abbiamo realizzato dieci anni fa. Quando si scende dal viadotto Gatto bisogna ripulire tutta l’area, bisogna entrare con un viale monumentale fino a piazza della Libertà – ha detto De Luca – Deve essere una città bellissima. Nel mese di giugno pensiamo di rifare la rotatoria che c’è a via Porto e illuminare il costone roccioso. Pensiamo di mettere dei pannelli di ceramica sui piloni del viadotto Gatto, illuminare questi pannelli di sette metri di altezza circondati da led”. Poi, l’ampliamento del porto a piazza della Concordia, fino alla foce del fiume Irno; completare le grandi opere con cantieri aperti in città per due miliardi di euro. E ancora: l’unità spinale al Da Procida, il campo Volpe, il campo Arechi: “Ero al telefono per recuperare altri 10 milioni di euro”, ha detto ancora l’ex governatore, poco prima di essere contestato. La serata di Mercatello si chiude così, con un De Luca che non solo conferma la sua retorica del “fare”, ma rilancia la sfida sul piano del coinvolgimento emotivo. Tra l’elenco dei milioni investiti e l’asprezza del linguaggio usato contro chi lo vorrebbe “in pensione”, resta l’immagine di un leader che rifiuta il viale del tramonto, preferendo il corpo a corpo nelle piazze e nei quartieri. Per i suoi sostenitori, è la prova di un amore viscerale per Salerno; per i critici, l’ennesima dimostrazione di un potere che non accetta il dissenso. Quel che è certo è che, a Mercatello, la politica è tornata a essere, nel bene e nel male, un affare di sangue, sudore e decibel.





