Ha raccolto quasi cinque milioni di euro Mario Adinolfi dai suoi “clienti”. Con causale “Scommessa Collettiva” il giornalista ha ricevuto dal 1 gennaio 2020 al 27 febbraio 2026 complessivamente euro 4.794.647. Lo scrive il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Roma, Giulia Arcieri, in un passo dell’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari eseguita oggi dalla Guardia di finanza della Capitale. A completare il quadro degli accertamenti anche una causale “Cristo Regna” per 3.830 euro. L’esame dei conti correnti bancari intestati da parte degli esperti delle Fiamme gialle hanno fatto saltare fuori gli addebiti poi contestati ad Adinolfi. “Sulla base dei dati in possesso dell’Agenzia delle entrate – scrive il giudice – è risultata un’incoerenza tra le somme accreditate sui rapporti finanziari di cui il contribuente risultava unico titolare e i dati reddituali e dichiarativi allo stesso riferibili”. Insomma Adinolfi “non ha presentato alcuna dichiarazione dei redditi” nel 2017. Le operazioni sospette segnalate dagli istituti di credito, e la ricostruzione di quanto accaduto a distanza di tempo – continua il gip – “inducono fondatamente gli inquirenti a ritenere messo in atto un sistema piramidale, il cosiddetto ‘schema Ponzi’ (dal nome del suo ideatore, operante negli Stati Uniti agli inizi del 1900), relativo ad una truffa finanziaria basata sulla raccolta sistematica di fondi privati, e sull’accredito parziale, nel tempo, di vincite e interessi promessi così da incentivare gli ulteriori finanziamenti, inscenando la parvenza di un meccanismo che funziona; sistema che, in presumibile assenza di effettiva attività di valorizzazione del capitale investito, regge solo fino a quando vengono introdotte ulteriori risorse attraverso nuovi accrediti/di denaro, altrimenti entrando in crisi”.Adinolfi – si sottolinea – è un soggetto noto per i trascorsi politici e come “giornalista, opinionista, uomo di fede religiosa”, ex deputato. Quindi – continua il magistrato – “proprio la sua notorietà ha inciso sull’affidamento delle persone nella bontà di quanto convintamente affermava al fine di raccogliere il denaro. La notorietà di Adinolfi – spiega il gip – ha “posto in una situazione di debolezza il consumatore-cliente, che si accontentava delle dichiarazioni scritte senza avere modo, attraverso una interlocuzione personale in presenza, di approfondire e meglio comprendere i termini dell’accordo”. Insomma “Adinolfi – continua il giudice – appare pericoloso anche emergendo, dalle interviste televisive, un suo atteggiamento di negazione dei debiti contratti e dichiarazioni sulla asserita falsità delle denunce sporte nei suoi confronti -che, invece appaiono veridiche in quanto corroborate dai bonifici eseguiti e dalle mail intercorse tra le parti dell’accordo – e denotano come l’indagato, lungi dal prendere le distanze da eventuali errori del passato, persista con determinazione nell’infingimento e nella manipolazione della realtà rifuggendo dalle proprie responsabilità”. Ma dove sono finiti i soldi raccolti da Adinolfi attraverso il miraggio delle scommesse sicure? Il giudice Arcieri scrive: “Si deve rimarcare la scaltrezza, la pervicacia, la spregiudicatezza nella complessiva elaborazione ed attuazione del progetto criminoso, indicativa di una specifica volontà, oltre che abilità, nella movimentazione dei rilevanti flussi di denaro, che evidenziano una spiccata propensione all’occultamento dei flussi reddituali e all’elusione dei controlli dell’amministrazione finanziaria”. Quindi il gip aggiunge: “Nel caso di specie va evidenziato che, dagli accertamenti finora svolti, è emerso che Adinolfi pur a fronte di movimentazioni finanziarie per importi assai considerevoli, nell’ordine di centinaia di migliaia di euro, rilevate su conti correnti a lui riferibili e direttamente intestati, non risulta proprietario di immobili né titolare di partecipazioni sociali e nemmeno di cariche di rappresentanza all’interno di enti commerciali. Risulta solo intestatario di un’auto”.ario Adinolfi ha “speso ingenti somme di denaro (raccolte attraverso lo svolgimento della abusiva attività in esame) anche e soprattutto per l’acquisto di beni voluttuari, spese personali per beni di lusso quali, ad esempio, l’acquisto di orologi nonché viaggi all’estero (Maldive ed Egitto), quadri ed imbarcazioni. Tra questi beni mobili registrati (imbarcazioni ed automobili) che stranamente (eccetto l’autovettura) non sono riconducibili alla persona fisica di Adinolfi benché siano stati dallo stesso acquistati con denaro proveniente dai propri conti correnti”. Quindi “risulterebbero conti correnti dell’indagato all’estero sui quali sono in corso accertamenti (come in Lituania). E’ dunque evidente come l’indagato si premuri di evitare la formale intestazione a sé di beni e come abbia l’accortezza di disperdere il patrimonio allontanandolo dalla formale riferibilità al medesimo”.








