Come stanno giocando altrove i calciatori ceduti dalla Salernitana - Le Cronache Salernitana
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Come stanno giocando altrove i calciatori ceduti dalla Salernitana

Come stanno giocando altrove i calciatori ceduti dalla Salernitana

E’ più forte la Salernitana di quest’anno o quella della passata stagione? Il dibattito è aperto e, numeri alla mano, al momento non c’è paragone tra il cammino di Giuseppe Raffaele e quello di Serse Cosmi. 12 mesi fa i granata stavano preparando la trasferta sul campo del Monopoli da primi in classifica e con Benevento e Catania a debita distanza. Oggi, invece, la Bersagliera è soltanto quinta e avrebbe rischiato di ritrovarsi nelle sabbie mobili della graduatoria senza quei 10 minuti finali da brividi contro il Bari. Sarà soltanto il campo, comunque, a emettere il proprio insindacabile verdetto nei prossimi mesi. L’amministratore delegato Umberto Pagano non vuol sentir parlare di ridimensionamento, tuttavia è evidente che la Salernitana abbia perso calciatori di assoluto spessore passando da potenziali top player per la categoria a scommesse che attualmente scaldano la panchina senza aver dato un grosso contributo alla causa. Cardoni e Bevilacqua, per esempio, sono oggetti misteriosi che lo staff tecnico non ha preso in considerazione nemmeno quando c’era una situazione di emergenza. D’Ursi, pur generosissimo e in crescita sotto il profilo atletico, è ancora fermo a 0 nella tabella dei gol e non è un fattore di poco conto per chi di mestiere fa l’attaccante e l’anno scorso rischiò di vincere la classifica cannonieri con la maglia del Sorrento. Lì 15 reti (4 su rigore) e zero assist, a Salerno invece si sta riscoprendo preziosissimo al momento dell’ultimo passaggio come testimonia l’ottima giocata che ha consentito a Djamanca di abbattere il muro del Bari. Ci sono poi altri elementi che non hanno inciso, per motivi più svariati. Zoia a Pesaro era un quinto con licenza di offendere mentre Cosmi lo ha inquadrato soprattutto come braccetto mancino. Stesso discorso per Djibril che, contrariamente a quanto accadeva a Picerno, nel 3-5-2 o nel 3-4-1-2 farebbe fatica. Alti e bassi per Galeotti (in ripresa dopo una partenza a singhiozzo), Celiento (tra i bomber della squadra, ma tra i peggiori negli ultimi 180 minuti), Pieraccini, Vitale e lo stesso La Gumina, per tre volte a bersaglio col Potenza prima di un’inattesa involuzione. E l’amaro in bocca aumenta se si paragona la media voto dei volti nuovi con quella dei calciatori che Faggiano ha lasciato partire tra giugno e agosto incurante delle indicazioni di Cosmi che sperava di ripartire da un’ossatura che comunque aveva sfiorato la finale playoff. Partiamo da Galo Capomaggio, passato repentinamente da colpaccio a esubero e ora punto di forza imprescindibile per uno Spezia che sta dominando il girone B. Due assist, un gol e qualche sirena dalla B potrebbero spingere la società ligure ad acquisirne il cartellino a titolo definitivo a fine stagione a prescindere da quella che sarà la categoria di militanza. Del resto, proprio a Cronache, il suo mentore Raffaele era stato chiarissimo: “Dal punto di vista tecnico non si discute, ha fatto ottime cose anche da difensore centrale e, come prima stagione a Salerno, il bottino di 5 gol e 5 assist mi sembra di tutto rispetto. Ora che si è ambientato ritengo possa essere un valore aggiunto per la Salernitana, chi in C punta a vincere il campionato fa bene a cucirgli addosso una maglia da titolare”. Un “consiglio” che non è stato seguito, pare per insoddisfazioni reciproche. Il caso più clamoroso è quello di Molina, tra i cannonieri del girone A con la maglia del Trento. 4 gol, alcuni di pregevole fattura, e un ruolo fondamentale all’interno dello spogliatoio. E’ vero che si tratta del raggruppamento meno competitivo dei tre, ma le sue performance stanno alimentando il rammarico della torcida granata. Stesso discorso per Arena, leader del reparto difensivo a Lecco: titolarità indiscussa, due gol, voti alti e dirigenza lombarda che lo considera un “innesto di spessore assoluto che in C fa la differenza”. Viste le prove negative di Anastasio c’è da aggiungere anche lui alla lista dei rimpianti. Bene Quirini a Perugia: un gol, un assist e sei gare da titolare prima di uno stop dettato da lievi problemi muscolari. Un giocatore ritrovato e che sembra stia tornando ai livelli del campionato 2024-25, quando fece grandi cose tra Milan Futuro e Lucchese ben figurando anche come esterno d’attacco nel 4-3-3. Discorso diverso per Carriero che, con la maglia biancorossa, proverà a riscattare il semestre negativo di Salerno. Un malore aveva fatto temere un lungo stop, per fortuna gli esami strumentali hanno escluso qualsivoglia problematica seria e progressivamente sta rientrando nell’undici titolare. Nello scorso fine settimana prima gioia per Franco Ferrari a Guidonia, a Catania Cabianca sta scalando posizioni nelle gerarchie di mister Longo mentre Ferraris – a Pescara – è vicino al rinnovo di contratto. Anche lì, però, l’attaccante rimpianto da Cosmi non sta giocando con continuità e non è infrequente il suo impiego sulla trequarti proprio come accadeva con Raffaele. Per lui una sola rete (nel rocambolesco 6-3 di Forlì) e tanti match in cui è partito dalla panchina. Faggiano prende nota e potrebbe riprovarci a gennaio. All’ombra dell’Adriatico c’è anche Inglese che, come noto, è reduce da una lunga pregressa inattività e non ha ancora lasciato il segno: 12 mesi fa segnava due reti alla Cavese e veniva portato in trionfo sotto la Sud, oggi dovrà dimostrare di essere ancora un centravanti potenzialmente letale in C e non un grande nome sul viale del tramonto. Super Antonucci a Cittadella, con l’eurogol di Carpi destinato a essere votato come uno dei più belli dell’intero 2026. Un gol anche Berra a Foggia: il difensore gode della stima di Auteri e in questa Salernitana poteva certamente trovare spazio. Insomma, salvo rare eccezioni (Golemic è fermo, Donnarumma non ha trovato squadra, Liguori non ingrana a Catania) è evidente che molti dei giocatori ritenuti non funzionali al progetto stiano dando un grosso contributo altrove. Altro elemento di riflessione per una società che forse ha rinnovato troppo frettolosamente il contratto a Faggiano e che ha avallato una rivoluzione totale che va in direzione opposta a quella di una programmazione ambiziosa. E occhio a quanto accadrà a gennaio, con Longobardi, Bevilacqua e Gyabuaa con la valigia in mano e la necessità di inserire 3-4 tasselli per alzare definitivamente l’asticella. Gaetano Ferraiuolo