Una città “europea” danneggiata dal cronico problema dell’impiantistica sportiva. Come se non bastassero la querelle Arechi-Volpe, il ritiro dal campionato della Roller Salerno post abbattimento del Palatulimieri, la chiusura della piscina “Vitale” dopo anni di disservizi e l’impossibilità di utilizzare il Pattindromo e i campi da tennis ubicati a Torrione causa cedimento infrastrutturale che ha messo a repentaglio l’incolumità dei cittadini (anche in occasione del recente evento delle “frecce tricolori”), ecco che arriva il grido d’allarme di numerose società dilettantistiche costrette a girovagare per la provincia sia per lo svolgimento degli allenamenti settimanali, sia per le competizioni ufficiali. Il Centro Storico Salerno, seconda realtà calcistica cittadina che dà enorme spazio ai giovani del territorio, è tra i club maggiormente penalizzati. La redazione di Cronache ha intervistato il direttore Enzo Autuori per fare il punto della situazione. Ecco le sue dichiarazioni:
Impiantistica sportiva, problema ormai storico per la città di Salerno. Quali sono le prospettive per la sua società?
“In questo momento non ci sono certezze sul cronoprogramma relativo ai lavori per l’Arechi e per il Volpe, credo se ne riparlerà tra un paio di stagioni sportive. I tempi saranno lunghi e, immaginando una manutenzione onerosa, presuppongo che i costì per il fitto saranno piuttosto elevati. La società ha chiesto la disponibilità alle autorità competenti per giocare le gare interne a Prepezzano, in pratica a 20 chilometri dalla nostra città. Un disagio per il club, per lo staff tecnico, per la dirigenza, per i calciatori e per tutti gli appassionati che avrebbero voglia di seguirci e di sostenerci. Scendere in campo la domenica pomeriggio è un ulteriore ostacolo, trattandosi di un giorno e di un orario sacro per i salernitani”.
Quale potrebbe essere, nel medio periodo, la soluzione migliore?
“Lo stadio Vestuti! Stiamo parlando di una struttura storica, che suscita fascino anche in quelle nuove generazioni che non hanno avuto il piacere di viverla in quell’era indimenticabile. Per noi sarebbe un privilegio, oltre che un grosso vantaggio sul piano organizzativo. Faccio un appello all’assessore Savastano, sperando che la nostra richiesta possa essere accolta. Non credo che la spesa per il nuovo manto erboso sarebbe eccessiva. E basterebbe aprire anche solo il settore distinti per garantirci la presenza dei tifosi. Tanta gente sentirebbe il richiamo di quello stadio e avrebbe voglia di sostenere dal vivo la seconda realtà calcistica cittadina”.
C’è chi parla di un imminente ricorso al TAR per vedere riconosciute le vostre ragioni…
“Abbiamo fatto un ricorso iniziale relativo all’assegnazione degli spazi. Siamo stati accontentati parzialmente, visto che la Juniores avrà la possibilità di allenarsi due volte a settimana al De Gasperi utilizzando una sola metà campo. Non sappiamo come ci muoveremo nelle prossime settimane, di certo c’è che la questione Settembrino andrebbe affrontata nel dettaglio e tenendo conto della storia che abbiamo alle spalle. Non vogliamo corsie preferenziali e sappiamo che non è uno stadio adatto per disputare le gare ufficiali nel campionato di Promozione, ma allenarci lì ci aiuterebbe sul piano organizzativo e sarebbe un giusto riconoscimento per chi porta avanti un progetto sportivo da decenni. Nelle varie decisioni vorrei che le istituzioni e gli organi preposti tengano conto dell’ “anzianità” della società, evidentemente chi ha emesso il bando non valutato questo aspetto”.
In questo momento storico di crisi economica generale, e con una carenza di infrastrutture in città, dove si trova la voglia di andare avanti?
“Per fortuna abbiamo una proprietà che non ha nessuna intenzione di mollare e che ci mette in condizione di portare avanti un progetto importante. La storia e il blasone contano molto e ci danno una carica enorme, utile a superare ogni ostacolo. Siamo la seconda realtà calcistica cittadina, ma la prima per continuità di affiliazione visto che la Salernitana, nel tempo, ha cambiato denominazione vivendo l’onta di due fallimenti. Il Centro Storico nasce nel 1977 e ha una funzione sociale importantissima visto che consente a decine e decine di ragazzi di vivere la passione per il calcio riscoprendo valori come amicizia, aggregazione, spirito di sacrificio e senso d’appartenenza. O preferiremmo vedere i nostri giovani sui social dalla mattina alla sera? Ecco, vorrei che lo spirito che anima le nostre iniziative venisse compreso pienamente. E poi ci sono i risultati sportivi dalla nostra parte. Da 9 anni siamo stabilmente in Promozione e ci sono i presupposti per mantenere ancora a lungo la categoria, valorizzando un settore giovanile dal quale attingere di anno in anno. Ci sono talenti interessanti, nel tempo il lavoro darà frutti importanti. Ricordo a tutti che stiamo parlando di una realtà che non può contare su grossi introiti, che fa enormi sacrifici economici e che gioca senza stadio e senza un proprio campo. Eppure non chiediamo un euro ai ragazzi del vivaio, anzi provvediamo noi a fornire il materiale tecnico. Estendo il discorso. Sento dire “Iervolino vattene”, ma quanti imprenditori locali sono disposti a investire per le squadre di Salerno?”.
Lei è un appassionato di sport a 360°, analizzando la situazione dell’impiantistica sportiva locale che sentimento prova?
“Una grande amarezza. Confido nell’attuale amministrazione comunale affinché la problematica possa essere affrontata e risolta per il bene di tutti. Faccio un esempio che rende bene l’idea. Sono stato tra gli organizzatori di “Pedalando per la città”, come accade ormai da tantissimo tempo. Frequento spesso Venezia e anche lì si tiene una manifestazione molto simile perché c’è proprio la cultura della bicicletta. Noi registriamo un numero di adesioni superiore, ma lì – ai nastri di partenza – ho visto in prima fila Sindaco, assessori ed esponenti della politica locale. Sarebbe bello se accadesse anche a Salerno. Sarebbe un riconoscimento per chi si prodiga a portare avanti questo progetto e un monito per giovani e famiglie che parteciperebbero con ancora maggiore entusiasmo”.
Una battuta sulla Salernitana?
“Sono un tifoso storico, ho visto la prima partita negli anni Sessanta ai tempi di Fontanesi e Magazzù. Quando i calciatori arrivavano allo stadio vestiti a piacimento e senza una divisa ufficiale uguale per tutti. Fa male vedere i granata in serie C, sembra quasi di assistere a campionati dall’epilogo già scritto. Nulla contro Cosmi, ma la prestazione di Casarano è stata deludente e, a tratti, sembrava quasi di rivedere il match tra Centro Storico e Atletico Pagani al quale avevo assistito 24 ore prima. Senza gioco non si va da nessuna parte, credo che un allenatore è bravo se ha idee innovative e cammina al passo con i tempi adattandosi all’attualità. La passione della gente è un valore inestimabile, che si tramanda di generazione in generazione. Speriamo di tornare presto a calcare palcoscenici degni dell’amore di un pubblico che non ha mai smesso di sostenere il cavalluccio”.
Gaetano Ferraiuolo







