DE LUCA VS DE LUCA - Le Cronache Attualità
Attualità Salerno

DE LUCA VS DE LUCA

DE LUCA VS DE LUCA

Alberto Cuomo

Nel 2021 al Ravello Festival era previsto un intervento di Roberto Saviano. Lo scrittore estromesso, raccontò ai quotidiani essere stato il presidente regionale, Vincenzo De Luca, ad averlo escluso dalla manifestazione a causa delle critiche decennali rivolte al suo agire definito da “satrapo”. In seguito a tale episodio, lo scrittore Antonio Scurati, si dimise dalla presidenza della Fondazione-Ravello (assunta sinora da Vincenzo De Luca) senza che gli organizzatori di Salerno Letteratura, il festival di grafomani domenicali conditi da qualche intellettuale di grido per tenere in piedi la kermesse, abbiano fatto una piega. E adesso il caso della censura di Erri De Luca, prima chiamato a svolgere la prolusione per il cosiddetto avvenimento letterario e poi cacciato via per essersi dichiarato sionista e per aver sostenuto non esservi a Gaza un “genocidio”. Di Paolo si è affrettato a spiegare l’esclusione di Erri De Luca sostenendo, senza che nessuno l’abbia accusato di tanto, non ci sia stata alcuna ingerenza ma solo una divergenza di opinione nel modo di celebrare Alfonso Gatto cui l’evento è dedicato secondo quanto testimonia l’intestazione ripresa da una sua poesia “il cuore desto avrà parole”. Che gli organizzatori non abbiano avuto contezza di come, negli ultimi tempi, Vincenzo De Luca si sia affannato nel definire “genocidio” l’intervento di Israele, apostrofando il presidente Natanyahu quale delinquente politico? Il contrasto tra i due De Luca su Gaza non si poteva nascondere e gli organizzatori, i quali devono i finanziamenti del loro diarroico festival al “cacicco”, si sono mostrati più realisti del re purgando lo scrittore in modi staliniani. Quanto è grave, nella vicenda, non riguarda però solo l’aspetto politico, che rivela un autoritarismo inaccettabile, quanto anche quello letterario che mostra, in fondo, una incompetenza sia della manager, Ines Mainieri, che dei direttori Carillo e Di Paolo nel loro eludere la questione linguistica posta da Erri De Luca. La prima contraddizione dei nostri è nel titolo scelto. Secondo il rilievo di Gigi Spina, un bravissino filologo classico, ospite alla presente edizione, il verso di Gatto è stato messo in epigrafe alla manifestazione privo del suo punto interrogativo. Questa semplice osservazione, a dispetto dei codirettori, mostra, e l’episodio di Erri De Luca lo conferma, come nel verso gattiano vi sia, piuttosto che il trionfalismo dell’asserzione, il dubbio dell’interrogazione circa l’avere parola nei tempi difficili, pur nel possedere un cuore desto. La seconda contraddizione è nel non avere accettato la sfida lessicale, “nominalistica” ha riconosciuto Carillo, lanciata dallo scrittore. Erri De Luca infatti ha avuto parole dure contro Israele, ha distinto cioè i “crimini di guerra” di cui si starebbe macchiando Netanyahu, dal “genocidio” che a suo parere non è in atto a Gaza e, ad interrogare il vocabolario e le definizioni della politica internazionale, avrebbe ragione lui e non Carillo-DiPaolo che, singolarmente, in una kermesse letteraria, hanno voluto sfuggire il confronto tra le parole e le cose. E qui, oltre le condanne unanimi da parte di intellettuali e studiosi riconosciuti alla censura dello scrittore, la resa in evidenza del valore del meeting salernitano quale sagra paesana che, grazie allo scandalo, ha conosciuto le pagine nazionali. E del resto Salerno Letteratura è strutturalmente analoga alla sagra d’ò purp e se questa viene allestita con il denaro raccolto nel quartiere o elargito da un qualche assessorato per la soddisfazione di chi non può permettersi altri divertimenti e per far finire poi parte dei guadagni nelle tasche di chi l’ha organizzata a sua volta la nosta sagra letteraria riceve denaro pubblico o di banche e fondazioni vicine a Vincenzo De Luca onde dare sfogo ai cittadini piccolo-borghesi privi di vere aspirazioni culturali se non ascoltare inebetiti false star della scrittura e per porre, senza rendicondazioni in mostra, in chi sa quali tasche parte dei fondi. È sperabile che dopo aver visitato la sede del Giffoni Film Festival e la casa del suo ricco organizzatore, la Corte dei Conti metta il naso anche nelle spese di Salerno Letteratura per mostrare ai cittadini le loro pulite modalità di gestione. In generale comunque, oltre la miseria di non dare la parola a uno scrittore aduso a provocare le parole, appare del tutto senza senso organizzare l’ennesimo festival della letteratura in un paese dove il numero degli scrittori supera quello dei lettori. Stupido solleticare quel che resta della presunta intelligenza di sinistra, dalle professorine avvizzite ai professionisti che un tempo per sentrsi rivoluzionari giravano con L’Unità in tasca ben in vista, illudendola di essere ancora viva. È indubbio che i libri vanno male e i festival sui libri vanno bene, e ciò proprio perché questi ricordano le feste patronali. È facile mettere in scena i libri, è il leggerli ad essere pesante! I partecipanti aalle feste dei libri amano l’ammuina o il rito, ma non la solitudine riflessiva della lettura. In fondo si fa meno fatica ad ascoltare uno che racconta quanto ha scritto che non leggere il suo testo. Dopo l’inverecondo ostracismo verso il previsto oratore inaugurale qualcuno è andato a caccia dei presunti intellettuali salernitani per difendere Salerno Letteratura e schermare l’unanime biasimo di quelli riconosciuti, da Cacciari, a Flores D’Arcais, a Cotroneo o Buttafuoco. Ciò ancora a dimostrazione di come, pur nell’eco nazionale, la stessa diatriba resti paesana, tanto più che dopo l’autoesclusione passata di De Giovanni, in quanto napoletano offeso dai tifosi salernitani, la cacciata di Erri De Luca appare un episodio da curva sud. Altro che Montecarlo, Salerno somiglia sempre più a Ruvo del Monte.