La vicenda della morte del piccolo Domenico si arricchisce quotidianamente di elementi che non placano certo la bufera giudiziaria e mediatica intorno all’ospedale Monaldi di Napoli. Così anche il Sabato Santo è stato segnato da forti tensioni, con l’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, ha annunciato il deposito di una querela per diffamazione a mezzo stampa contro il primario Guido Oppido. La mossa legale nasce dalle dichiarazioni rese dal medico durante l’interrogatorio preventivo, in cui avrebbe sostenuto che la madre del bimbo, Patrizia Mercolino, fosse stata informata correttamente su ogni passaggio del fallito trapianto; circostanza che i legali della famiglia smentiscono categoricamente, accusando il chirurgo di voler screditare la loro assistita dinanzi ai magistrati.
Mentre la Procura di Napoli, sotto il coordinamento dell’aggiunto Antonio Ricci e del pm Giuseppe Tittaferrante, continua a lavorare senza sosta anche durante le festività pasquali, il perimetro dell’inchiesta si allarga. Gli inquirenti stanno passando al setaccio le cartelle cliniche dell’anestesia e della circolazione extracorporea, sospettate di contenere dati alterati. In questo contesto, sono stati riascoltati paramedici e la stessa direttrice generale Anna Iervolino, per verificare le pesanti accuse incrociate tra i membri dell’equipe medica che operò il bambino. Parallelamente al binario giudiziario, si infiamma lo scontro deontologico tra avvocati.
Petruzzi ha chiesto l’intervento formale del presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, Carmine Foreste, denunciando presunte «pressioni e diffamazioni social» subite da alcuni colleghi. Una polemica definita ormai «insostenibile» che sta trasformando la tragedia del piccolo Domenico in un aspro terreno di scontro anche professionale e personale che non disdegna di riaccendersi addirittura sui social e su Facebook. In questo clima elettrico, l’Azienda dei Colli prova a difendere la propria immagine di eccellenza della sanità in Campania.
I direttori delle varie unità operative hanno diffuso, due giorni fa, una lettera aperta per chiedere che l’intero ospedale non venga criminalizzato per un «singolo episodio», rivendicando i successi quotidiani come l’ultimo trapianto di cuore eseguito con successo dal dottor Claudio Marra proprio nelle ultime ore. Un tentativo di riportare l’equilibrio che però si scontra con la fermezza della famiglia Caliendo: mentre mamma Patrizia porta uova di Pasqua ai piccoli ricoverati dell’ospedale Moscati di Aversa, i suoi legali ribadiscono che la verità sulla morte di suo figlio passerà inevitabilmente per le aule di tribunale, lontano dalle generalizzazioni e dalle difese d’ufficio





