di Erika Noschese
Salerno Capitale della Cultura 2030. Parte da qui la sfida per il futuro di Franco Massimo Lanocita, candidato sindaco per la coalizione “Possiamo da Ora”, costituita da Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, dalle associazioni Terra Socialista e Risorgimento Socialista, da Salerno in Comune e dal Comitato Salute e Vita. Per l’avvocato amministrativista, quella di ieri è stata l’occasione per presentare i punti principali della sua campagna elettorale: un nuovo Piano Urbanistico Comunale, un nuovo Statuto comunale e, appunto, la candidatura di Salerno a Capitale italiana della Cultura. «La città vuole, da ora, cominciare a camminare nel segno della trasformazione e del recupero: recupero urbano, recupero delle tradizioni, ma anche con uno sguardo attento al futuro e al bene pubblico», ha dichiarato Lanocita, spiegando che l’obiettivo è «creare un contenitore entro cui, da qui al 2030, lavorare seriamente sulle questioni urbanistiche». Ed è proprio l’urbanistica il primo punto del programma. «Il Piano urbanistico comunale si fondava sulla previsione di un aumento della popolazione fino a 180mila abitanti. C’è stato, invece, un calo demografico e oggi i residenti sono circa 126mila. Bisogna dire stop al consumo di suolo e alla costruzione di nuovi palazzi, puntando sul recupero dell’esistente e su politiche mirate per rendere disponibili alla locazione gli oltre 4mila alloggi sfitti presenti in città. Occorre inoltre garantire realmente, e non solo sulla carta, standard urbanistici e servizi, a partire dal verde pubblico», ha dichiarato. Edifici oggi spesso vuoti mentre «giovani coppie sono in difficoltà nel trovare una casa per costruire una famiglia, senza nemmeno la possibilità di accedere a un affitto dignitoso. Vogliamo invertire questa tendenza e tornare a parlare di urbanistica, di standard, di attrezzature sportive e creative, di verde e soprattutto di tutela del patrimonio ambientale: tutto ciò che è mancato in questa fase di sviluppo della città». Altro tema centrale è la portualità. «Occorre ripensare il porto di Salerno insieme al Masuccio Salernitano e al Porticciolo, creando una rete integrata che guardi al diporto e alla relativa industria, compresa la cantieristica, senza dimenticare la tutela delle tonnare, dei pescatori e della tradizione cantieristica locale», ha aggiunto il candidato sindaco. «Allo stesso tempo, è necessario bloccare interventi che rappresentano un vero e proprio scempio dal punto di vista visivo, come le tre centrali elettriche in costruzione sotto il Viadotto Gatto e la colmata in corso. Quella zona rappresenta il biglietto da visita e l’ingresso della città: ciò che oggi si sta realizzando va annullato e ripensato, eventualmente trasferendo queste strutture all’interno del porto. Non siamo contrari alle centrali elettriche, ma se devono servire il porto è lì che devono essere collocate», ha poi aggiunto. Uno sviluppo che guarda anche all’esperienza della Scuola Medica Salernitana, modello storico e culturale di riferimento: un crocevia di saperi tra medicina araba, greca e latina, capace di valorizzare anche il ruolo delle donne. «Salerno è stata un punto di riferimento nel Mediterraneo, luogo di incontro tra civiltà diverse: è questa la direzione che vogliamo recuperare. Il nostro obiettivo è costruire una città sempre più universitaria, dotata dei servizi necessari – studentati, mense, biblioteche – in collegamento con il campus della Valle dell’Irno. In questo quadro è fondamentale anche il riutilizzo dei contenitori esistenti: l’ex tribunale, ad esempio, deve avere un ruolo, magari proprio in connessione con l’università», ha detto ancora Lanocita che ha poi sottolineato la necessità di rafforzare il rapporto con i cittadini: «Vogliamo avviare momenti di ascolto nei quartieri, in particolare nelle frazioni alte, oggi troppo spesso abbandonate», proponendo l’istituzione dei consigli di quartiere per dare voce diretta ai residenti, anche attraverso strumenti come il referendum su decisioni rilevanti, ad esempio la vendita di beni pubblici. «Non consentiremo più che vengano svenduti i “gioielli di famiglia” ai privati, come avvenuto per la Centrale del Latte, per il 51% di Salerno Energia Vendite o per immobili e tratti di litorale, senza che i cittadini abbiano potuto esprimersi. Vanno previsti veri strumenti di partecipazione, a partire dai referendum sui beni comuni», ha attaccato. Tra le proposte anche l’elezione dei consigli di circoscrizione (non più di tre), «affinché le decisioni sui quartieri siano prese da chi li vive. Un esempio: si stanno sopprimendo circa 300 posti auto per costruire un viadotto, ma nessuno ha chiesto ai residenti di via Irno se fossero d’accordo. Non si tratta di una contestazione sterile, ma di una proposta di governo. Vogliamo cambiare un modello che ha privilegiato la speculazione edilizia rispetto ai bisogni reali dei cittadini, definendo uno sviluppo urbanistico coerente e restituendo a Salerno il ruolo di punto di riferimento, nel rispetto delle sue tradizioni culturali, a partire dalla Scuola Medica Salernitana», ha spiegato ancora l’avvocato. Infine, il tema dei costi della partecipazione: «Si dice che i consigli di quartiere siano un costo. Ma come si può mettere sullo stesso piano il costo della partecipazione democratica e quello della speculazione edilizia? I consiglieri lavorerebbero gratuitamente e i costi sarebbero minimi. Si potrebbero coprire, ad esempio, riducendo le indennità di consiglieri comunali, assessori e sindaco. È un’esperienza che ho già vissuto: quando ero vicesindaco di Minori rinunciammo al 100% delle indennità. In una piccola comunità riuscimmo così a mettere da parte circa 80mila euro, poi utilizzati a favore della cittadinanza». Una proposta politica che punta a costruire un’alternativa concreta per una città più moderna, inclusiva e partecipata.





