Montecarlo - Le Cronache Attualità
Attualità Salerno

Montecarlo

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Alberto Cuomo

La vittoria di De Luca nelle elezioni scorse ha reso ridicoli i salernitani in tutto il paese, per la loro eccessiva sudditanza a un sistema clientelare, e per essersi anche fatti infinocchiare dalle promesse, in stile laurino, tanto fantasiose da essere destinate alla irrealizzabilità. Così è ad esempio per quella di trasformare Salerno in una nuova Montecarlo, e quindi in una città diversa che, oltretutto, tradisce l’insoddisfazione per il suo stato presente, ma anche per la sua identità storica, per la sua forma urbis e, in definitiva, una insofferenza verso i salernitani ai quali si intende mutare i connotati dell’ambiente in cui vivono. Chi sa, l’ex-vecchio-neo-sindaco di Salerno forse è consapevole di avere rovinato la città con il tanto cemento e vorrebbe ora ridarle lustro rievocando un luogo che nell’immaginario collettivo è l’epitome del lusso, del successo, della ricchezza, dello sfarzo e, infine, della “grande bellezza”. Oltretutto Montecarlo è un principato il cui scettro si tramanda di padre in figlio e il richiamarla tradisce il desiderio dell’intera stirpe dei De Luca di far rimanere Salerno nel proprio signoraggio. Desiderio concreto, se si pensa all’assenza di opposizione, tale da lasciare isolato il candidato della Destra, Marenghi, nel naufragio dei partiti governativi nell’intera regione di cui si spera terranno conto i vertici nazionali. Purtroppo però, per le aspirazioni dei De Luca, il voto mostra come non sia stato il lignaggio ad essere determinante per la vittoria ma, all’inverso, siano state le liste a trainare il principe, cosa che potrebbe tradursi, nel Consiglio comunale venturo, in una conflittualità, difficile da dirimere, tra i luogotenenti, consapevoli di non poter accedere alla successione e necessitati ad affermare, ora o mai più, attraverso la richiesta di un titolo, la propria presenza. C’è altresì da dire che Montecarlo costringe i suoi abitanti milionari in un’area molto limitata, sì che, salvaguardato il Centro Storico, questo è stato necessariamente circondato da grattacieli onde contenere i grandi numeri. E invece Salerno perde abitanti, commerci, giovani, cultura e ricchezza, per cui, voler costruire ancora altri edifici per arricchire i soliti noti, che vendono le nuove residenze quali seconde case a non salernitani, è un modo di realizzare la caricatura di Montecarlo, pure abitatata da non monegaschi, e però ricchi appartenenti al jet-set internazionale e non alla periferia agronapolicasertana. E poi Montecarlo, nel cinema, che maggiormente sollecita la nostra fantasia, non è solo il luogo di “Caccia al ladro” il film di Alfred Hitchcock con Grace Kelly che dallo schermo sedusse Ranieri e tutti gli spettatori, o lo sfondo di scene avventurose con James Bond, quanto anche il set di “Femmine folli”, un film muto diretto da Erich von Stroheim che narra le avventure di un sedicente conte russo con le cugine nell’intenzione di truffare ricche ereditiere americane. Se quindi proprio Montecarlo mostra come le ricchezza sia contigua alla truffa, un film italiano, non certo drammatico (nel film di Stroheim il falso conte viene scoperto e ucciso) interpretato da Enrico Montesano, ci avverte “Che tutti possono arricchire tranne i poveri”. Viene quindi da chiedere a quale Montecarlo si sia riferito De Luca. A quella dei milionari che intende favorire offrendo loro la città per nuove costruzioni? O a quella dei truffatori? O a quella degli illusi cittadini salernitani che ritengono di arricchirsi affogando nel cemento e nei fumi inquinanti di navi da crociera e camion portuali? De Luca non sa, e neppure i salernitani creduloni, che non è possibile copiare una città, come si copia un dipinto, una scultura, una musica. Ogni città infatti ha il proprio genius loci, che si è costituito dalla prima pietra che ha dato inizio alla sua costruzione sino alla configurazione attuale. Dal latino gignere, che significa generare, produrre, far nascere, assimilabile al greco gignomai, il genius sovraintende alla fondazione della città e al suo continuo rigenerarsi sotto la sua protezione. Genius infatti può anche collegarsi all’altro termine greco daimon che è traducibile con spirito e che Socrate identificava con la voce interiore, di natura divina, che lo assisteva nelle decisioni. Il genius, anche il genius loci, lo spirito del luogo, ha pertanto una natura divina sì che, chiunque intervenga nella trasformazione della città non può non rispettarne la sacralità. Purtroppo è indubbio che i politici, i progettisti e i costruttori che sono intervenuti nella modificazione di Salerno non abbiano tenuto conto del suo genius loci. Il primo è stato Gaspare Russo (i precedenti seguivano una logica maggiormente legata al daimon fondativo salernitano, quella di far costruire degradando verso il mare) che ha spostato il baricentro della città ad est essendo invece il suo spirito legato alla costiera amalfitana con cui fu affermata la cesura mediante l’allargamento del porto. Ma almeno Russo si è battuto per la conservazione del Centro Storico ottenendo numerosi finanziamenti per la sua salvaguardia, sebbene poi si sia servito di tecnici scadenti per alcuni progetti di recupero. De Luca ha invece totalmente rimosso la città antica, unico vero vanto di Salerno, persino nella mente dei salernitani presi in giro con l’ipotesi di una sua modernizzazione e fingendo concorsi di progettazione per i cosiddetti edifici-mondo. E però, se in definitiva il genius loci è un nume tutelare che nella mente dei cittadini e nella storia di Salerno si è identificato con San Matteo, esso è ben più antico del santo in quanto è la città stessa che, secondo la tradizione latina, fnirà per ribellarsi agli oltraggi cui viene assoggettata, quelli di De Luca che, ritenendo di mutarla in meglio la sta in realtà devastando.