TRA FUMO E CEMENTO - Le Cronache Salerno
Salerno

TRA FUMO E CEMENTO

TRA FUMO E CEMENTO

Alberto Cuomo

Anche la settimana scorsa, così come in quella passata, il caldo non ci ha esentato da notizie per niente rinfrescanti. Anche se non fa testo, per la sua vanagloria, l’articolo sul rinnovato ricordo dell’amico di De Luca, l’ex sostituto Michelangelo Russo, circa la presunta continuità tra la cosiddetta tengentopoli milanese e le indagini che lo videro protagonista a Salerno, è da citare per il suo alto grado di ammorbamento. Peccato, oltretutto, che il Russo ometta di dire come nella nostra città non siano state trovate tangenti e che le inchieste colpirono galantuomini creando un danno ai salernitani. Tra questi, Vincenzo Giordano ad esempio, il miglior sindaco del dopoguerra, coraggioso tanto di non far costruire nel corso del suo sindacato neppure un metrocubo agli speculatori edili laddove, chi gli è succeduto, grazie al proditorio arresto da parte del procuratore Russo, il suo ineffabile vice Vincenzo De Luca, li ha arricchiti ingolfando la città di cemento, tanto si direbbe potremmo trovarci la sua polvere nel piatto. O anche Roberto Racinaro, uno degli uomini che ha dato più lustro alla nostra città, arrestato innocente mentre era presidente della Conferenza dei Rettori, rinomato studioso di Hegel e riconosciuto filosofo, morto poi di crepacuore dopo il carcere e le lunghe indagini ptomosse da Filippo Spiezia. Giunto finalmente a processo, dove fu del tutto assolto il suo aguzzino non solo non pagò per l’errore commesso, ma fu promosso procuratore a Firenze, non senza aver prima costituito, con Russo e Santoro, una sorta di cintura di sicurezza intorno agli inquirenti Apicella e Nuzzi che indagavano De Luca sulla vicenda del Termovalorizzatore a sua volta, come tante altre accuse, finita nel nulla. E, a proposito di De Luca, sui social è comparsa la notizia, non si sa se vera, di una sua vacanza milionaria in Puglia, nei luoghi cari anche alla premier Giorgia Meloni. Se mai la notizia fosse vera l’alto costo della vacanza potrebbe far pensare che, nell’euforia dell’approvazione del progetto per porta-Ovest, con gli inverecondi svincoli incombenti sul centro storico, cui sarà dato un finanziamento di oltre 40 milioni, De Luca si sia sentito egli stesso milionario, tanto da non badare a spese. In più apparirebbe singolare che il sindaco di Salerno si sia offerto il godimento del fresco delle masserie con piscina e spa, lasciando i salernitani su spiagge improbabili e un mare inquinato, a soffocare anche tra i fumi del porto, delle navi-container unite a quelle da crociera, e i calori che emettono i numerosi palazzi della nostra città sostitutivi del verde necessario. Come far capire a De Luca che la sua vuota insistenza sul parallelo tra Salerno e Montecarlo non ha alcun senso. Ha mai visto montagne di container fare da paravento alla città monegasca? Conosce il Centro Storico di Montecarlo? Certo l’immagine di Salerno potrebbe avvicinarsi all’immagine della città dei Grimaldi ma si dovrebbe trasformare l’attuale porto commerciale in scalo turistico, con panfili, yacht e alberghi di lusso sul retro, valorizzando anche la bella palazzata di inizio Novecento che definisce l’iconica via Porto, un progetto troppo pregiato per i gusti deluchiani. C’è poi da chiedersi se tra vacanze e attenzione agli appalti milionari, De Luca non stia perdendo di vista il suo potere più spicciolo? E infatti non si comprende il pastrocchio del ritorno del cardiochirurgo Severino De Iesu annunciato dal Dirigente bocciofilo del Ruggi Nicola Cantone. Come medico, De Iesu, a 67 anni, sarebbe in pensione da due anni e, anche a voler considerare il necessario quarantennio dei contributi, questo sembra essere scaduto nel 2023. Pertanto non gli sarebbe possibile operare. Di qui, forse, il contratto di docenza presso l’Unisa. E, pur senza considerare come il nostro Ateneo sembra abbia porte continuamente girevoli, c’è da dire che i docenti a contratto, qual è pure Coscioni, non sono a rigore professori perché non hanno alcun ruolo essendo solo titolari di contratti, con stipendi irrisori, che scadono ogni anno per un massimo di sei anni sì che, oltre il decadere attuale degli studi universitari, con contrattini che non si negano a nessuno, ugualmente ad essi non è consentito operare in campo medico. Si è ritenuto chi sa, per questo, affidarsi a un consulente, ma, assumere un professore vero, un cattedratico, sarebbe stato lesivo per Coscioni e De Iesu, tanto più che un cattedratico avrebbe richiesto il primariato, e quindi, si è ripiegato su un professore associato, di seconda fascia, il quale, pur sempre “professore”, sia pure in un ruolo meno alto dell’ordinario, ben si potrebbe però adeguare ad essere il previsto “consulente”, figura inesistente negli ospedali pubblici, lasciando a Coscioni il primariato e a De Iesu il compito di aiuto-consulente in un titolo ilteriormente inventato. Di fatto continuerà ad operare Coscioni il quale, assolto nel primo processo, riguardante la morte di una ragazza di 17 anni cui operò la sostituzione di una valvola mitralica (un intervento che in Italia, secondo la Fondazione Veronesi, è praticato intorno a mille volte l’anno con pieno successo) è in attesa ora del secondo processo per la dimenticanza di un pezzo di garza nel torace di un sessantaduenne operato al cuore e poi morto. Eventi che, noti nel paese, hanno annullato la credibilità della nostra torre cardiologica, condotta in passato, da Giuseppe Di Benedetto all’eccellenza. Né la presenza di un associato o il ritorno di De Iesu potrà ridonarle i fastigi trascorsi. In tutto questo chi sa se De Luca voglia ancora il suo cippo al centro di piazza Libertà, costruita su terreno demaniale inalienabile, affinchè l’epitaffio lo rammemori ai posteri tiportando però anche i danni fatti alla città: “Qui riposa il cementificatore di Salerno”.