Sanità e danaro pubblico: il caso Lars - Le Cronache Ultimora
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Sanità e danaro pubblico: il caso Lars

Sanità e danaro pubblico: il caso Lars

di Peppe Rinaldi

L’esame dell’accordo transattivo tra l’Asl di Salerno e il centro di riabilitazione “Lars” di Sarno, del quale ci siamo occupati nelle scorse settimane, è ancora in corso. L’Asl ci ha inviato una lunga e dettagliata nota, qui pubblicata prima di Ferragosto, con la quale ha indicato punti del nostro lavoro che, secondo gli uffici di via Nizza, sarebbero imprecisi talune volte, sbagliati talaltre. Posizione legittima. Nella sua nota l’Asl spiegava, grosso modo, che esistono atti e documenti disponibili che il giornalista (lo scrivente, nda) si è guardato dal chiedere e che, se fossero stati opportunamente richiesti, avrebbero consentito di raccontare la faccenda in altro modo. Giusto, ma fino a un certo punto. Ad ogni modo, presa in parola l’Asl, abbiamo presentato una formale richiesta all’ufficio interessato e al Direttore generale Gennaro Sosto (colui che firma-e-non-firma un atto al tempo stesso…) di inviarci, ai sensi di legge, quella parte di documentazione che ci mancava e che, forse, potrebbe completare il quadro di una situazione che si fa sempre più interessante sotto il profilo della cronaca giornalistica, non foss’altro perché ballano circa dieci milioni di euro di soldi pubblici. Ora, secondo l’antico principio romantico-letterario della “Serendipità”, cercando una cosa se ne trova un’altra: infatti, la comparsa di un nuovo documento ufficiale fa emergere alcune incongruenze tra quanto dichiarato dalla struttura privata e i dati reali in possesso dell’azienda sanitaria.

La «maxi-dichiarazione» al Comune di Salerno

 

Il 14 aprile 2025, l’amministratore del centro Lars, il signor Aniello Renzullo, invia una manifestazione d’interesse al Comune di Salerno, all’attenzione dell’allora sindaco Vincenzo Napoli, per realizzare una struttura polifunzionale per anziani e disabili in partenariato pubblico-privato. Nel presentare l’azienda, l’amministratore dichiara la presenza di «circa 600 unità lavorative tra medici, terapisti, operatori tecnici, assistenti e ausiliari». Si tratta di un numero obiettivamente spropositato se abbiamo capito bene come funzionano certi meccanismi. Facendo un calcolo approssimativo per difetto — ipotizzando un guadagno medio annuo di soli 20mila euro a lavoratore (cifra nettamente inferiore ai contratti del settore accreditato) — il solo costo del personale per il Lars ammonterebbe a 12 milioni di euro all’anno. Una cifra insostenibile: nel 2024, infatti, il contratto sottoscritto dal Lars con l’Asl Salerno valeva circa 8,8 milioni di euro, che rappresentano la quasi totalità delle entrate della struttura (nelle precedenti edizioni abbiamo pure dettagliato le fonti di incasso del gruppo). Anche considerando che il Lars fa parte di un gruppo societario (“Xenia Holding srl”) più ampio con 5 strutture, la cifra di 600 dipendenti resta priva di riscontro reale.

Le anomalie nei controlli dell’Asl sulle “COM”

 

Sia chiaro: cattura l’attenzione e moltiplica la curiosità non tanto la traiettoria del privato, chiunque sia, quanto quella del pubblico che vi opera in relazione. Ora, per stabilire se una struttura sanitaria di quel tipo possa erogare prestazioni e servizi per conto del SSR e, di conseguenza, incassare dal pubblico, l’Asl deve calcolare le famose “COM” (Capacità Operative Massime) basandosi sugli standard di personale imposti dalla Regione Campania. L’operato dell’Asl di Salerno su questo fronte presenta diversi tratti che forse meriterebbero maggiori approfondimenti. Ad esempio: l’Asl pare aver calcolato le COM basandosi solo sulle prestazioni di riabilitazione classica (il cosiddetto “ex art. 26”), senza verificare se gli stessi dipendenti lavorassero contemporaneamente su più strutture del gruppo o su servizi privati per spettro autistico (il famoso “ABA”), col rischio di conteggiare doppi contratti per saturare gli orari. La holding conta circa il 20% di personale in apprendistato che, a quanto risulta dagli atti, una nota integrativa del Lars depositata successivamente esclude dal calcolo medio. La domanda, a questo punto, sarà: ma l’Asl li ha conteggiati per concedere le COM? È normale (lecito?) usare personale in apprendistato — pagato meno — per giustificare tariffe regionali basate su contratti di lavoro pieni e titoli già abilitati? L’Asl, poi, non sembra aver considerato che il 15% dell’organico lavora a tempo parziale e che molte figure non sono coperte dalle norme standard. Il risultato di queste disattenzioni dei «nostri» uffici pubblici? Il calcolo delle Capacità Operative Massime, in tal modo, appare sovrastimato a favore del centro privato, facendone discendere, giocoforza, una sovrastima pure delle erogazioni finanziarie. Per le altre strutture operanti nello stesso settore non funziona così, anzi: qui, invece, le informazioni sinora acquisite congiurano in senso contrario, il che aggiunge e non sottrae l’interesse a capire come mai in alcuni casi ciò che vale per tutti non valga certe volte.

 

Il corollario del «teorema»: tetti di spesa illegittimi
e prestazioni non autorizzate

L’anomalia più evidente riguarderebbe, a questo punto, l’assegnazione dei budget per gli anni 2024-2025 (delibera n. 2055/2024). L’Asl Salerno ha riconosciuto al Lars un tetto di spesa per la riabilitazione intensiva ed estensiva residenziale – denominata con freddo acronimo burocratico, “RD1” – , assegnando finanziamenti per 80 posti letto (20 intensivi e 60 estensivi), contro i 60 posti che il centro deteneva in precedenza per la vecchia riabilitazione. Tuttavia, sembrano mancare le COM per la nuova attività in quanto il Lars non avrebbe il riconoscimento delle Capacità Operative Massime per questo regime RD1. Le delibere Asl di riferimento (n. 684/2022 e n. 1966/2024) autorizzano il centro soltanto per la vecchia riabilitazione “ex art. 26”, cioè quel tipo di terapie che si sono sempre fatte nei centri ad hoc. Non solo: il passaggio a 80 posti letto e l’introduzione del regime RD1 richiederebbero un incremento immediato di circa 40-45 operatori in più per rispettare i parametri regionali. Dagli atti e dalle visure non risulta che sia così. Assegnare un tetto di spesa pubblico per nuove attività e con più posti letto, senza aver prima verificato se la struttura privata possieda il personale necessario (COM), renderebbe l’atto – se abbiamo compreso il senso delle leggi –  quantomeno irrituale.

I componenti delle Commissioni COM

Ora, dietro a tutti questi numeri, questi acronimi che ricordano virus e vaccini, queste carte e questi documenti scritti in assiro-babilonese arcaico, ci sono persone in carne e ossa (almeno finora) che prendono o eseguono decisioni, firmano o fanno firmare ad altri, leggono, predispongono, etc. Giusto, quindi, che i nostri cinque lettori conoscano anche i nomi di questi dipendenti pubblici che hanno acquisito la paternità di atti e determinazioni. “Le Cronache” si è dunque peritato di ricostruire l’evoluzione della Commissione Asl preposta al calcolo delle famose COM: all’epoca della delibera Lars n. 1966/2024 (delibera n. 264/2024) i personaggi interessati sono stati i seguenti dipendenti Asl: Adamo Maiese (presidente), Grazia Gentile, Luca Morrone, Gianni Teresa, Giovanni Agosto, G. Maria Punzi, Carmen Rinaldi, Alessandro Di Maio, Maurizio Cascone. La Composizione attuale (delibera n. 314/2024) vede, invece, presenti i dipendenti: Grazia Gentile (presidente), Annunziata Cuccurullo (vicepresidente), G. Maria Punzi, Alessandro Di Maio, Giovanni Agosto, Carmen Rinaldi, Matteo Canale, Dario Di Cerbo.

«Morale della fava» (copyright Dagospia): l’organico del gruppo, stimabile in circa 370 operatori necessari per le cinque strutture, compresi i consulenti esterni entro il limite del 28% statuito dai regolamenti, sembrerebbe insufficiente a giustificare i volumi di attività e le risorse pubbliche riconosciute dall’Asl Salerno. E ciò, al netto della vicenda della transazione, che, una volta ricevuti i documenti richiesti all’Asl, continuerà a interessarci. Per il tempo necessario. (4_continua).