di Gianpaolo Lambiase
L’Italia, riferisce l’Ansa, con 2,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica emessa, è il primo Paese europeo per emissioni di gas serra prodotte per traffico su strada e per la sosta delle navi in porto (75%). Il Trasporto Marittimo è l’unico settore dell’economia, che può inquinare stabilmente (sono insufficienti controlli e sanzioni) e coscientemente l’ambiente (ne sono consapevoli gli stessi Armatori e Agenzie Marittime che in ogni incontro pubblico e/o intervista confessano che è necessario “intervenire”). I motori delle navi da crociera, navi da carico e portacontainer bruciano tonnellate di combustibile grezzo (bunker oil), che produce fumi carichi di anidride carbonica, ossidi di zolfo, di azoto e particolato. La situazione ambientale di Napoli, per esempio, è gravissima: i picchi di inquinamento dell’aria registrati nell’area portuale mettono gravemente a rischio la salute di chi vi lavora, chi vi transita e dell’intera città. E’ necessario l’uso di “carburante pulito” (biocarburante HVO) ed è indispensabile accelerare i lavori utili alla mitigazione dell’inquinamento ed alla “sostenibilità” degli scali (elettrificazione delle banchine – Cold Ironing). Dedicati alle “emissioni navali” esistono strumenti legislativi europei e nazionali che, oltre ad imporre controlli sulla qualità dell’ aria, richiederebbero addirittura analisi dei campioni di combustibile marittimo prelevato dalle casse a bordo delle navi. Sembra invece che a livello nazionale ci sia totale disinteresse per l’intensificazione dei controlli e sui sistemi di monitoraggio dei fumi navali. Lo Stato continua a finanziare nuove banchine portuali senza sapere se quelle esistenti sono sature. I fondi pubblici, che vengono spesi per migliorare accessibilità e servizi, non servono a rafforzare la competitività dell’intero sistema portuale nazionale, ma hanno altra finalità prevalente: aumentare la concorrenza, tra porti vicini (tutti italiani). Non c’è coordinamento, non c’è progetto che metta “in rete” le diverse infrastrutture, le quali invece dovrebbero lavorare in piena sinergia per essere “ più appetibili” rispetto ad altri approdi del mar Mediterraneo. La “gestione” dei porti è affidata alla legittima aspirazione di crescita, alla convenienza economica degli imprenditori privati. Una “gestione”, che spesso entra in contrasto con ogni corretta regola di pianificazione e non ha rispetto delle qualità e caratteristiche geografico/ambientali del fronte mare: la correlazione tra il porto ed il tessuto urbano viene costantemente peggiorata! Il progetto di ampliamento del porto commerciale di Salerno in corso di realizzazione, oltre a “rovinare” il paesaggio costiero, comporterà ulteriore congestione della circolazione stradale , danni alle attività turistiche ed abbondante inquinamento dell’aria e del mare. Il Piano prevede un aumento di superfice “senza limiti” delle banchine. L’ accrescimento del Molo di Ponente sottrarrà metà della spiaggia libera adiacente il lido della Baia. La diga di sopraflutto si allungherà, costringendo le navi in manovra ad avvicinarsi alla costa di Vietri. Le opere in sostanza consistono nella diffusa cementificazione di ampie aree a mare. Il progetto di ampliamento del porto di Salerno, per come è stato redatto ed avviato, se non verrà drasticamente rivisitato, procurerà un danno insanabile anche alla cantieristica ed il settore della pesca, che offrono lavoro a centinaia di persone in maniera diretta. Aumenteranno a dismisura gli approdi di navi commerciali e turistiche, mettendo in crisi irreversibile il fronte del mare della città storica e del centro-città. Gli spazi e le attività portuali dovrebbero essere al contrario più contenuti, razionalizzati per ridurre l’impatto sulla città, resi ambientalmente più compatibili (per esempio con l’elettrificazione delle banchine) e più controllati (scarico e carico di merci di cui è sconosciuta la provenienza e la destinazione)! I candidati-Sindaco per le elezioni comunali di Salerno non possono ignorare il problema! Dovrebbero tutti pronunciarsi in modo chiaro ed inequivocabile sulla revisione di un progetto così invasivo che inciderà negativamente sulla salute dei cittadini, sull’ambiente, sull’economia locale.





