Riequilibrio, bilancio di previsione oppure di confusione? - Le Cronache
Attualità

Riequilibrio, bilancio di previsione oppure di confusione?

Riequilibrio, bilancio di previsione oppure di confusione?

di Alfonso Malangone

Gentile Direttore, le contraddizioni presenti nelle recenti dichiarazioni ufficiali sulla situazione finanziaria dell’Ente sembrano aver condizionato, salvo errore, anche la stesura del Bilancio di Previsione, approvato in Giunta e in attesa di delibera nel prossimo Consiglio. Il documento, infatti, dopo aver premesso l’informazione dell’adesione al decreto Aiuti, con le relative misure per la copertura del disavanzo (fonte: Relazione, pag. 3), ‘ondeggia’ tra una visione ‘restrittiva’ ed una ‘espansiva’ prevedendo, da una parte, l’incremento delle Entrate correnti e, dall’altra, sorprendentemente, anche quello delle Uscite correnti. In verità, questo sarebbe pure consentito, perché il decreto recita: “le maggiori entrate …devono essere destinate, prioritariamente e fino a concorrenza della quota annuale del disavanzo da ripianare, al ripiano del disavanzo stesso” (fonte: art. 43 c. 4 Aiuti). E, poi, ma non si legge dappertutto: l’Ente deve assicurare “la generazione, nel proprio bilancio, e con fondi propri, di un miglioramento del recupero del deficit annuale non inferiore al 20 per cento” (fonte: Anutel). In sintesi, le nuove risorse debbono coprire almeno il 20% delle quote del disavanzo e solo l’esubero, rispetto al 100%, può essere destinato a coprire nuove spese. E’ una regola di garanzia. Non si può più pagare senza copertura, perché si rischierebbe di far crescere l’indebitamento nel caso di incassi insufficienti. Giusto come è successo in passato. Per spiegare, è necessario prima chiarire che il disavanzo al 12/2021, di € 169,9milioni, è la somma di singoli ‘disavanzi’, ciascuno con una propria modalità di rientro. L’immagine assimilabile è quella del cittadino che, per sostenere le spese in assenza di fondi, ricorre a più prestiti aventi scadenze e tassi diversi. Così, in concreto, e molto sinteticamente, oggi il disavanzo si compone delle seguenti voci: 1) rientro anticipazioni di liquidità, FAL, di 99,5milioni – residue 7 rate annue da € 13.271.400,23; 2) riaccertamento Residui Attivi del 2015 di 7,3milioni – residue 22 rate da € 328.509,76; 3) azzeramento di Residui Attivi del 2021 di 0,4milioni – 10 rate da € 38.076,24; 4) maggiore accantonamento Fondo Crediti di 41,1milioni – residue 14 rate da € 2.938.604,97; 5) disavanzo di Bilancio 2021 di 21,6milioni – 5 rate da € 4.310.196,48. La somma fa € 20.886.787,68, ma a partire dal 2024 perché, grazie al contributo concesso dal Governo, nel 2020, alle Città più esposte per anticipi di liquidità, e Salerno era al quarto posto in Italia, la rata FAL del 2022 è azzerata, e la quota di disavanzo è di 7,6milioni, mentre quella del 2023 è più ridotta, e la quota da ripianare è di 14.3milioni (fonte: Bilancio). A questi importi vanno aggiunte almeno le rate di rimborso dei mutui e gli interessi passivi, nel 2021 pari a circa 23milioni. In sostanza, quest’anno si debbono ‘mettere da parte’ 31milioni, 38milioni nel 2023 e 45 nel 2024. Siamo a un terzo delle Entrate di competenza. Non è sostenibile. Comunque, questa ricostruzione può spiegare, in primo luogo, perché il pre-dissesto non è uno stato, ma una condizione, e, poi, perché l’addizionale Irpef è stata ridotta ad un solo punto nel 2023: c’è da ripianare di meno. Una cosa non potrà mai spiegare: perché si è deciso di premere sui più deboli. In una Città in decrescita demografica ed economica, sarebbe buono e giusto, forse anche sotto l’aspetto morale, agire selettivamente sulla capacità contributiva o sul beneficio locale che offrono, tra l’altro, più certezze di riscossione. Se, già oggi, l’Ente realizza il 60/65% delle Entrate accertate (fonte: storico Bilanci), appare davvero difficile riuscire a migliorare gli incassi in presenza di una crisi che sta facendo esplodere disagi e povertà. Quante famiglie potranno sostenere i maggiori tributi? La montagna di Residui Attivi in Bilancio, pari a € 457,3milioni, dimostra per bene che una cosa è prevedere, altra incassare. In queste condizioni, dopo aver aumentato le Entrate di 15milioni (cfr. commento precedente), è stato deciso, incredibilmente, di espandere la spesa corrente portando il totale del I Titolo, quello delle “Spese generali”, a € 210.770.728,01, di cui 50,6milioni già impegnate. Rispetto alle Previsioni definitive dello scorso anno, l’aumento è di 5,4milioni. In realtà, nulla ci sarebbe da dire, perché il netto dei maggiori incassi (15-5,4) copre la quota del disavanzo da ripianare di 7,6milioni. C’è un dubbio, però: gli ‘incassi saranno ‘incassati’? A parte gli effetti della crisi, approvare il Bilancio di Previsione a Luglio significa che mancheranno gli apporti dei primi sei mesi. Per i Servizi a Domanda, per esempio, a parità di costi, si può immaginare una contrazione di incassi sul preventivato di almeno 2,4milioni. Così, si corre il rischio concreto di usare i sacrifici dei cittadini per finalità diverse dal rientro ovvero di fare altri debiti. Una domanda sorge spontanea: ma, l’Ente deve andare a rientro o deve andare a zonzo? C’è di più. Il decreto Aiuti dispone di ridurre del 2% i valori del Consuntivo 2019 delle voci della Prima Missione delle Spese, “Servizi istituzionali, generali e di gestione”, fatti salvi i Programmi 4, 5 e 6 che riguardano la “Gestione delle entrate tributarie e servizi fiscali”, la “Gestione dei beni demaniali e patrimoniali” e l’”Ufficio Tecnico”. A leggere i numeri, l’Ente ha assegnato alla Missione l’importo di € 41.502.042,37 che, al netto dei Programmi 4, 5 e 6, diventa di € 32.824.355,55. Fatti i calcoli, qui omessi, il totale avrebbe dovuto essere di € 28.704.877,94. Ci sono 4milioni in più, salvo errore. C’è da dire, poi, che la somma dei tre Programmi è stata ridotta a € 8.676.686,72 rispetto ai 10,1milioni precedenti. E, quindi: c’è stata confusione su cosa tagliare? In verità, sembra davvero che il Bilancio sia stato il frutto di un vortice di contraddizioni. In questo ‘bailamme’, due cose sono certe: – lo scudo per gli Amministratori, offerto dal decreto contro le responsabilità e sanzioni patrimoniali in caso di dissesto; – il sacrificio chiesto ai più deboli, per un rientro vero, presunto, farlocco o posticcio, rispetto ad un disavanzo sorto, forse, per ‘dare spazi’ ai più ricchi. Potrebbe anche essercene un terzo: il Bilancio è un adempimento di Legge, ma non sono i suoi numeri, quelli che ‘contano’, da noi. Spetta ai Consiglieri approfondire, prima di votare, perché ingannare la fiducia dei cittadini più deboli sarebbe un gioco cinico e perverso. La storia ricorda tutto, soprattutto il tradimento di Giuda per trenta denari. Ali per la Città