Preziosismi per violoncello e pianoforte - Le Cronache Musica

Terzo appuntamento con la grande musica nel chiostro del Museo diocesano di Salerno, promossi da Salerno Classica e dall’Associazione Alessandro Scarlatti. Questa sera, alle ore 20,30 Danilo Squitieri ed Enzo Oliva saranno gli assoluti protagonisti di una proposta che vedrà eseguite musiche di Beethoven, Cilea e Shostakovich

Terzo appuntamento, stasera, alle ore 20,30 , nell’abituale cornice del chiostro del Museo Diocesano, con i Salerno Summer Concerts, una eterogenea rassegna di otto concerti, promossi dalla Associazione Gestione Musica, presieduta dal cellista Francesco D’Arcangelo e dall’ Associazione Alessandro Scarlatti guidata da Oreste de Divitiis, con il sostegno del Fondo Nazionale dello Spettacolo dal vivo, Ministero dei Beni Culturali e Regione Campania Legge 6/2007.    Dopo lo straordinario successo dell’ “Omaggio al cinema” con l’ Orchestra da Camera Fiorentina diretta da Giuseppe Lanzetta, che ha ospitato quali solisti il pianista Fernando Diaz e la tromba di Marcello Nesi, per una cavalcata attraverso le partiture Nicola Piovani, Ennio Morricone, Nino Rota,  Vlad-Capponi e Louis Bacalov, praticamente, la rivoluzione copernicana del cinema, frutto di sorvegliato e arguto sperimentalismo, di talenti fuori dal comune e d’una straordinaria lucidità dapprima nel leggere le scene, poi nell’adagiarle sopra un tappeto musicale in grado di magnificarle, splendidamente eseguite, stasera l’Associazione Scarlatti presenta il violoncellista Danilo Squitieri in duo con il pianista Enzo Oliva, che ci faranno scoprire tre gemme della letteratura per questa formazione. Il programma verrà inaugurato dal Ludwig van Beethoven della Sonata per violoncello e pianoforte n. 2 in sol minore op. 5 n. 2, datata 1796. Fa parte di una coppia di due sonate (la prima è in fa maggiore) dedicate al re Federico Guglielmo II di Prussia, egli stesso un appassionato violoncellista. L’opera rappresenta un momento storico fondamentale perché attribuisce al violoncello un ruolo solistico paritario rispetto al pianoforte, emancipandolo dal classico ruolo di semplice basso continuo. Nel primo tempo della prima Sonata, Beethoven aveva sviluppato ulteriormente un impianto architettonico già esperimentato nell’op. 2 n. 3; nel primo tempo della seconda Sonata si stabilisce indubbiamente un rapporto con il Mozart tragico della Fantasia K. 396 e della Sonata K. 457. Le battute 22-27 dell’Adagio introduttivo stanno in diretto rapporto con le battute 34-46 della Fantasia K. 396. Nell’Allegro Beethoven ripensa la forma del primo tempo della Sonata K. 457, con i due ritornelli tradizionali, ma con un’ampia coda, del tutto insolita, dopo il secondo ritornello. Anche il carattere espressivo dell’Allegro, ci sembra, risente della Sonata di Mozart: in questo caso, del finale, che era stato uno dei primi esempi di espressione tragica in un ritmo ternario. La sonata è così formalmente divisa in due macro-movimenti, preceduti da un’importante e drammatica introduzione lenta, un’ampia introduzione in sol minore dal tono solenne e patetico, che si collega direttamente al tempo successivo. Il corpo principale del primo movimento, in forma-sonata, caratterizzato da un forte slancio drammatico e passaggi virtuosistici. Il secondo movimento, che sposta la tonalità nel luminoso sol maggiore, ha un carattere gioioso, danzante e brillante, che va a contrastare la severità della prima parte.  Ambiziosa – anche nelle dimensioni complessive – ed omogenea la Sonata in sol minore, viene chiusa da un brillante, scorrevole, variato negli episodi,  Rondò,  fra le pagine umoristiche più compiute del giovane Beethoven, e vede un pieno impegno tecnico dei due strumenti. Si passerà, quindi, alla Sonata in re maggiore op. 38, uno dei massimi capolavori cameristici di Francesco Cilea, composta nel 1888. Sebbene Cilea sia universalmente noto come operista per capolavori del verismo come Adriana Lecouvreur e L’Arlesiana, questa sonata mette in luce uno stile strumentale raffinato, elegante e denso di lirismo accattivante. L’opera è strutturata in tre movimenti, l’Allegro moderato di apertura che si caratterizza per una scrittura fluida in cui il violoncello espone subito temi lirici e appassionati, sostenuto da un pianoforte dal ricco e avvolgente nell’ impianto armonico, alla Romanza, movimento centrale dal carattere intimo e sognante. Qui Cilea lascia emergere tutto il suo innato talento melodico, con un canto disteso e malinconico affidato allo strumento ad arco. Finale brillante e vivace, un Allegro animato, caratterizzato da un forte slancio ritmico che alleggerisce il clima espressivo, conducendo l’opera a una conclusione brillante ed energica. Finale con la Sonata in re minore op. 40 di Dmitri Shostakovich, uno dei capisaldi della musica da camera del Novecento, composta nel 1934. L’opera rappresenta un momento di transizione fondamentale nello stile del compositore, bilanciato tra il rigore formale classico e un’intensa espressione lirica e drammatica. Unica composizione di Shostakovich per questa tipologia strumentale, la Sonata per violoncello e pianoforte in re minore riflette il suo stile originale, sarcastico e spiritoso, espresso peraltro con un linguaggio conservatore, chiaro, espressivo, accessibile a un vasto pubblico. Scritta tra agosto e settembre 1934, pochi mesi dopo aver completato l’opera “Lady Macbeth del Distretto di Mcensk”, la Sonata viene eseguita per la prima volta il 25 dicembre di quell’anno dal violoncellista Viktor Kubatzky, dedicatario del brano, e dallo stesso  Shostakovich al pianoforte. La composizione è articolata nei tradizionali quattro movimenti, questa ripartizione classica, tuttavia, contiene armonie espressive e accenti sonori del tutto personali. Il primo movimento, Allegro non troppo, in forma-sonata, presenta due temi lirici dai toni rassegnati. Il primo motivo, affidato al violoncello, è accompagnato dagli arpeggi del pianoforte che gradatamente aumentano d’intensità; scemata la tensione, il pianoforte annuncia il secondo tema, più lirico e molto delicato. Tutta l’esposizione viene ripetuta, poi il primo e il secondo tema intrecciano una fitta polifonia barocca, spezzata ogni tanto dagli accordi ritmati del pianoforte. Una lunga coda, rallentata, estatica e contemplativa, chiude in pianissimo il movimento. Impetuoso ed energico come un moto perpetuo, il secondo movimento, Allegro, deriva la sua forza dinamica dai continui scambi  tra violoncello e pianoforte. Si snodano vigorosi ritmi di danze popolari, balli contadini tedeschi e austriaci piuttosto che canti popolari russi. Il terzo movimento, Largo, è una lunga cantilena che ricorda la canzone dei condannati posta da Shostakovich alla fine di “Lady Macbeth”. Sull’andamento rapsodico del pianoforte vibra il tema lirico del violoncello,  l’atmosfera di angoscia e di abbattimento svanisce lentamente in un profondo silenzio. L’ultimo movimento, Allegro, è un variopinto e acceso rondò; il gioioso tema principale viene eseguito tre volte ed è intervallato da ampi episodi ricchi di brillanti variazioni. La conclusione, brusca e niente affatto solenne, rappresenta una vera delusione per chi si aspettava un finale maestoso e roboante.