Pagani. La competenza territoriale è Napoli e non Salerno per cui il processo deve essere spostato. È una delle eccezioni sollevata dai difensori di 11 imputati nell’ambito del giudizio con rito abbreviato al gruppo dello spaccio attivo tra l’avellinese e l’agro nocerino, collegato al clan Fezza-De Vivo di Pagani, che smistava grossi quantitativi di cocaina e hashish da Spagna e paesi dell’Est. Decide il gup D’Agostino il prossimo 13 novembre. Gli imputati erano stati raggiunti da un decreto di giudizio immediato ottenuto dal pm antimafia Elena Guarino, il magistrato che ha coordinato le indagini delle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Salerno. Cosi per undici dei dodici per cui era stata avanzata l’istanza di abbreviato. Il pm antimafia Elena Guarino ha chiesto l’acquisizione di uno dei verbali di interrogatorio resi davanti allo stesso magistrato dal trentunenne Vincenzo Petranovic, il giovane, figlio del boss all’ergastolo Tommaso Fezza “o furmaggiar, da alcuni mesi collaboratore di giustizia. Le dichiarazioni di Petranovic riguarderebbero i rapporti tra lo stesso il promotore della venduta di droga Mario D’Angelo e il clan Fezza- De Vivo, in particolare a seguito del blitz della Dda del settembre del 2025 e il ruolo dei sodali nel traffico della sostanza stupefacente dalla Spagna. Verbale di dichiarazioni che il magistrato aveva già depositato in sede di Riesame. Le difese hanno riproposto in aula l’eccezione di competenza territoriale relativa all’indagine, che, come sostengono i difensori, sulla scorta di una pronuncia della Sesta Sezione Penale della Cassazione relativa al ricorso presentato dai legali di El Naggar Omar, doveva individuarsi a Napoli, perché i fatti che avevano dato origine alle indagini avevano come genesi un sequestro di droga Nell’avellinese e quindi di competenza della Dda napoletana. In un passaggio della imputazione definitiva contestata agli indagati dal pm antimafia Elena Guarino, quella che riguarda in particolare la natura e la genesi dell’associazione a delinquere, si legge che si tratta di : “un’associazione promossa e diretta da D’Angelo Mario che agiva in simbiosi con il clan Fezza/De Vivo di Pagani. …utilizzando sistemi di comunicazione evolutı attraverso l’impiego di apparecchi”criptati”” ed autovetture dotate di “doppiofondo’ gestiva una rete di approvvigionamento e distribuzione di ingenti partite di droga rifornendo le piazze di spaccio di Pagani. oltre che nell’hinterland scafatese. casertano ed avellinese, mantenendo stretti contatti con i propri referenti”. Tra Antimafia e difese un “braccio di ferro” anche sulle chat estrapolate da uno dei cellulari per cui il pm Guarino ha chiesto l’acquisizione al Gup. Per la Dda di Salerno si tratterebbe di una relazione finale, una sorta di riepilogo delle chat dei cellulari. La difesa invece ha eccepito l’utilizzabilita’ degli atti, ritenendoli nuovi e non noti ai difensori che non possono essere depositati in sede di udienza con il rito abbreviato, anche perche’ non risultano accertamenti sui telefonini eseguiti informando le parti della consulenza.







