Maradona e Arechi-Volpe, la partita dei 289 milioni - Le Cronache Attualità
Attualità Campania

Maradona e Arechi-Volpe, la partita dei 289 milioni

Maradona e Arechi-Volpe, la partita dei 289 milioni

Andrea De Simone

289 milioni di euro. È questa la cifra che, dopo la decisione del CIPESS del 6 ottobre 2026, rischia di essere raccontata come se fosse nata quel giorno, dentro una sala riunioni e con un voto del Comitato interministeriale. Non è così. La riqualificazione dello stadio Diego Armando Maradona di Napoli e quella del complesso Arechi-Volpe di Salerno arrivano a quel passaggio attraverso un percorso amministrativo e finanziario cominciato molto prima. Il CIPESS ha approvato la rimodulazione dell’Accordo per la coesione della Campania, comprendente 150 milioni di euro per il Maradona e 139 milioni per Arechi e Volpe. Ma cosa ha deciso davvero il Comitato? Per capirlo bisogna separare due momenti che nel dibattito pubblico rischiano di essere confusi: da una parte la scelta degli interventi e la loro programmazione finanziaria; dall’altra il successivo passaggio di competenza del CIPESS. E la differenza non è soltanto tecnica. Il progetto per Salerno è quello che parte per primo. Nel 2024, con la giunta De Luca, l’ARUS, l’Agenzia regionale per le Universiadi, avvia la procedura per la riqualificazione degli impianti sportivi Arechi e Volpe. L’obiettivo è trasformare il principale impianto calcistico cittadino e ridisegnare l’area destinata al complesso sportivo. Nel frattempo cambia il quadro della copertura finanziaria. L’ipotesi iniziale, legata alle risorse europee FESR, viene superata e si rende necessario individuare una diversa fonte di finanziamento, nell’ambito delle risorse nazionali della coesione. È uno dei passaggi decisivi per comprendere perché, successivamente, entri in scena il CIPESS. Il progetto Arechi-Volpe, infatti, non nasce al tavolo del Comitato. E non nasce lì neppure la volontà politica di realizzarlo. Cambia, piuttosto, il veicolo finanziario attraverso il quale sostenere un intervento già programmato. La Regione individua quindi nell’ambito delle risorse della coesione la nuova copertura. Per l’operazione salernitana la cifra complessiva arriva a 139 milioni di euro, destinati alla riqualificazione dell’Arechi e alla realizzazione del nuovo assetto dell’area Volpe. Poi entra in campo il Maradona. La vicenda napoletana segue un percorso diverso, ma porta allo stesso punto. La Regione Campania inserisce la riqualificazione dello stadio Maradona nella propria programmazione e individua 150 milioni di euro di risorse regionali per l’intervento. Anche in questo caso, dunque, progetto e copertura finanziaria non nascono nella seduta del CIPESS del 6 ottobre. Il Comitato arriva al termine di un procedimento nel quale la Regione ha già definito gli interventi e il relativo quadro finanziario. Ed è qui che bisogna spiegare cosa sia, realmente, il CIPESS. Il Fondo per lo sviluppo e la coesione, il cosiddetto FSC, è inserito in un sistema di programmazione nel quale gli interventi vengono definiti attraverso gli Accordi per la coesione tra Governo e Regioni. Quando è necessario modificare quell’Accordo e la modifica incide sulle risorse FSC o sui relativi profili finanziari, entra in gioco il CIPESS. Il Comitato, quindi, non decide autonomamente: «Finanziamo il Maradona» oppure «Finanziamo l’Arechi». La proposta arriva attraverso il procedimento previsto dalla normativa e il CIPESS è chiamato ad approvare la relativa rimodulazione. È una distinzione sostanziale. Il 6 ottobre il Comitato ha approvato la rimodulazione dell’Accordo per la coesione che consente di collocare i due interventi nella nuova configurazione finanziaria. In altre parole, il CIPESS non è la fonte della spesa e non è il luogo nel quale nasce la scelta di finanziare i due stadi. Non ha elaborato il progetto del Maradona, né concepito l’operazione Arechi-Volpe. Ha esercitato la competenza che la legge gli attribuisce sulla rimodulazione dell’Accordo per la coesione. La vicenda, quindi, può essere riassunta così: i 289 milioni non nascono dalla decisione del CIPESS. Il Comitato interviene perché la nuova configurazione finanziaria degli interventi richiede una modifica dell’Accordo per la coesione sottoposta alla sua approvazione. Una distinzione che serve anche a capire dove collocare le diverse responsabilità amministrative e politiche. La programmazione degli interventi e l’individuazione delle risorse appartengono al percorso Regione-Governo e all’Accordo per la coesione. Il CIPESS interviene successivamente, approvando la rimodulazione nei limiti delle proprie competenze. Resta un ultimo passaggio burocratico, nell’Italia dei pareri e dei controlli: quello della Corte dei conti. Per Salerno, intanto, i lavori al Volpe sono già iniziati. Per l’Arechi bisognerà rispettare il cronoprogramma annunciato, con l’obiettivo dei 24 mesi per la realizzazione dell’intervento. E qui la partita cambia. Perché quando si smette di parlare di carte, stanziamenti e procedure, arriva la domanda più importante: che cosa succederà dentro quello stadio? In uno stadio con standard europei giocherà l’attuale Salernitana di Serie C? L’attuale proprietà, tra ipotesi di vendita e successive smentite, deve ancora chiarire quale sia il proprio progetto per il futuro del club. Sul piano sportivo, intanto, la squadra sembra avere come obiettivo dichiarato quello di occupare le posizioni di vertice della classifica, senza però indicare apertamente la promozione diretta come traguardo. Ed è proprio qui che mi torna in mente una domanda che mi ha rivolto, in piazza Casalbore, un amico di vecchia data di Fratte. “La società sta aspettando il nuovo Arechi e il nuovo Volpe per avanzare una proposta di gestione degli impianti e, finalmente, avviare quella tanto sospirata programmazione che possa riportarci dove ci ha trovati?”. Io non ho saputo dargli una risposta. A questo punto, interviene un altro amico, di Mariconda: “Forse aspettano davvero il nuovo Arechi e il nuovo Volpe, oppure aspettano semplicemente che qualcuno gli apparecchi la tavola?” Perché costruire uno stadio moderno è una cosa. Avere una società capace di costruirci intorno un progetto sportivo all’altezza è un’altra. I 139 milioni destinati a Salerno non riguardano soltanto cemento, tribune, spogliatoi e infrastrutture. Riguardano una prospettiva. Ed è proprio per questo che, mentre si parla di lavori, tempi e finanziamenti, sarebbe utile cominciare a parlare anche di quale ruolo avrà la Salernitana e quale progetto sportivo accompagnerà un investimento pubblico di queste dimensioni. Perché uno stadio nuovo, da solo, non promuove nessuno. La partita, adesso, è anche questa. A Salerno, almeno questa volta, c’è una sensibilità in più: un assessore delegato che quello stadio lo conosce non soltanto attraverso le carte degli uffici, ma anche per aver condiviso, anche con me, un posto sugli spalti per sostenere la Salernitana. Un particolare che può sembrare personale, ma che racconta anche un legame con la città e con quello stadio che, dopo tanti anni, si prepara finalmente a cambiare volto. E forse è proprio da lì che bisogna ripartire: da uno stadio nuovo, sì, ma soprattutto da un’idea nuova di Salernitana. Perché il rischio, altrimenti, è avere una tavola finalmente apparecchiata, senza però avere chi sappia portare in tavola un menù all’altezza della categoria che merita Salerno. Lo stadio può offrire la cornice. Ma, alla fine, sono le idee, gli uomini e il progetto sportivo a decidere chi merita davvero di sedersi a quel tavolo.