Dal salernitano ai mercati globali: Mastrolia racconta la sua scalata
L’imprenditore racconta il percorso che lo ha portato dalla piccola azienda di famiglia alle grandi acquisizioni internazionali: «Determinazione, visione e radici solide. Il Sud? Ha potenzialità enormi, ma deve credere di più nel merito»
Dalle radici a Campagna, nel Salernitano in Campania , fino ai vertici della finanza internazionale. La storia di Angelo Mastrolia è quella di un imprenditore che ha trasformato una tradizione familiare in un gruppo industriale globale, oggi quotato in Borsa e protagonista di operazioni strategiche in tutta Europa.
Oggi vive a Lugano, ma il legame con il territorio d’origine resta forte. Ed è proprio da lì che prende forma il suo racconto.
Presidente Mastrolia, partiamo dall’inizio: dove nasce il suo percorso?
«Nasce da una famiglia che ha sempre lavorato nel settore del latte. Mio nonno avviò l’attività già nei primi del Novecento, poi portata avanti da mio padre e da mio zio. Io ho iniziato a seguirla negli anni ’90, per poi riprenderla in maniera più strutturata nei primi anni 2000».
Che tipo di formazione ha avuto?
«Sono diplomato geometra, poi ho intrapreso studi in giurisprudenza che però non ho completato. La mia vera formazione è stata sul campo, lavorando ogni giorno in azienda».
Quando arriva la svolta imprenditoriale?
«Il momento decisivo è stato nel 2008, con l’acquisizione di Newlat. Era un’operazione legata alle dismissioni post-Parmalat e una delle condizioni fondamentali era che l’acquirente provenisse dal settore. La nostra storia familiare è stata determinante».
Da quel momento il gruppo avvia una crescita costante tra acquisizioni e sviluppo internazionale, passando dalla dimensione locale a quella globale.
Da lì parte l’espansione internazionale…
«Sì, abbiamo iniziato un percorso fatto di acquisizioni e integrazione. Prima in Italia, poi all’estero. Nel 2019 ci siamo quotati in Borsa: eravamo intorno ai 320 milioni di fatturato, oggi siamo su dimensioni completamente diverse».
Qual è stata l’operazione più significativa?
«Sicuramente due: Newlat nel 2008, che rappresenta l’inizio di tutto, e l’acquisizione del gruppo inglese Princes nel 2024. Quella operazione ha segnato un salto dimensionale molto importante».
E Plasmon?
«Plasmon ha anche un valore simbolico. È un marchio con cui siamo cresciuti tutti. Averlo portato nel gruppo è motivo di grande orgoglio. Oggi stiamo investendo anche in nuovi stabilimenti, con un piano importante sostenuto da fondi europei di sessanta milioni di euro».
I suoi figli sono già coinvolti in azienda?
«Sì. Giuseppe si occupa della parte operativa e del business, mentre Benedetta segue l’area finanziaria e le relazioni con gli investitori. Siamo comunque una società quotata, quindi il futuro resta aperto a tutte le possibilità».
Lei vive da anni in Svizzera. Una scelta di lavoro o di vita?
«Di qualità della vita. Vivo a Lugano da oltre trent’anni. È un contesto ordinato, efficiente, dove tutto funziona. Inoltre è una posizione strategica, molto vicina a Milano».
Che idea ha oggi del nostro territorio?
«L’Italia ha un potenziale enorme, ma spesso non riesce a esprimerlo fino in fondo. C’è un limite culturale: il successo viene visto con diffidenza, mentre dovrebbe essere valorizzato».
E rispetto agli altri Paesi?
«Dobbiamo essere più organizzati e orientati al merito. Nei Paesi del Nord Europa c’è grande rispetto per le regole e per l’ambiente. Sono differenze che incidono».
Che consiglio darebbe ai giovani del Sud?
«Di essere determinati e di credere nelle proprie capacità. Alla fine è la determinazione che porta risultati. Bisogna avere visione e non avere paura di crescere».
Quali sono i prossimi obiettivi?
«Stiamo lavorando sull’integrazione delle attività acquisite e valutiamo nuove opportunità. L’obiettivo è rendere il gruppo sempre più efficiente e competitivo a livello internazionale».
Un’ultima battuta: il suo nome è stato accostato alla Salernitana per un possibile acquisto. E’ vero?
«Non ho mai amato il calcio, perciò non potrò essere mai interessato all’acquisizione di una società».





