Librandi si spaccia da vicesegretario al posto di Silvestro - Le Cronache Ultimora
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Librandi si spaccia da vicesegretario al posto di Silvestro

Librandi si spaccia da vicesegretario al posto di Silvestro

Un congresso senza fine. In Forza Italia Campania, dopo la frattura politica, le polemiche e i ricorsi al Collegio dei probiviri, arriva un nuovo interrogativo destinato ad alimentare ulteriormente le tensioni interne: chi è il vicesegretario regionale del partito? Una domanda apparentemente semplice, che tuttavia rischia di trasformarsi nell’ennesimo caso politico all’interno di una formazione già attraversata da divisioni e contestazioni. La celebrazione del congresso regionale avrebbe dovuto rappresentare il momento della ricomposizione, consegnando agli azzurri una guida riconosciuta, una struttura organizzativa definita e, soprattutto, un assetto trasparente delle responsabilità. Il risultato, almeno fino a questo momento, sembra essere stato ben diverso. Le tensioni che hanno accompagnato l’appuntamento congressuale non si sono esaurite con la proclamazione degli eletti, ma hanno lasciato spazio a nuove polemiche, alimentate anche dalle contestazioni sulla composizione della Segreteria regionale. Già nell’elenco dei 35 eletti, infatti, alcuni protagonisti della vicenda congressuale non avrebbero ritrovato i nomi attesi, sollevando interrogativi sui criteri adottati e sulla corrispondenza tra gli accordi politici raggiunti e la successiva definizione degli organismi dirigenti. Una situazione che ha contribuito ad acuire le distanze tra le diverse componenti del partito, mentre i ricorsi presentati al Collegio dei probiviri testimoniano come il confronto interno sia tutt’altro che concluso. Adesso, però, il caso si sposta direttamente ai vertici regionali. Al centro della nuova controversia c’è la figura del vicesegretario regionale, un incarico che lo Statuto del partito contempla al singolare e che, proprio per questo, dovrebbe essere chiaramente individuabile all’interno dell’organigramma. Eppure, anche su questo fronte sembrano emergere indicazioni differenti, destinate ad alimentare ulteriori interrogativi sulla gestione degli assetti interni. A sollevare nuovi dubbi è il programma delle Giornate di studio del Gruppo PPE a Taormina, nel quale Gianfranco Librandi viene indicato con la qualifica di «Deputy Regional Secretary of Forza Italia in Campania», ovvero vicesegretario regionale di Forza Italia in Campania. La medesima qualifica compare anche sul quotidiano Roma del 14 ottobre, che presenta Librandi come vicesegretario regionale con delega alla formazione. Due indicazioni che, inevitabilmente, aprono una questione politica e organizzativa. Se lo Statuto contempla una sola figura di vicesegretario regionale, quale ruolo ricopre effettivamente Gianfranco Librandi? Si tratta di una nomina successiva, di una delega specifica oppure di una qualifica utilizzata impropriamente nelle comunicazioni pubbliche? Interrogativi che assumono un peso ancora maggiore alla luce delle verifiche effettuate. Contattati telefonicamente, i vertici del partito hanno confermato che la carica di vicesegretario regionale è già ricoperta e che non risultano ulteriori nomine per il medesimo incarico. Una precisazione che, anziché chiudere la questione, rende necessario comprendere l’origine della qualifica attribuita a Librandi e l’eventuale esistenza di provvedimenti organizzativi non ancora resi pubblici. Esiste un nuovo atto di nomina? E, in caso affermativo, da chi sarebbe stato adottato? Quali funzioni attribuirebbe a Librandi e, soprattutto, in che modo si concilierebbe con l’assetto organizzativo già definito? Oppure si tratta semplicemente di una sovrapposizione di titoli che nessuno, fino a questo momento, ha ritenuto necessario chiarire? Sono domande che meriterebbero una risposta ufficiale, soprattutto da parte di una formazione politica che ha più volte rivendicato il rispetto delle regole e delle procedure congressuali come elemento imprescindibile della propria organizzazione interna. La questione, del resto, non riguarda soltanto un titolo o una funzione da inserire in un programma istituzionale. La definizione delle responsabilità all’interno di un partito rappresenta un passaggio fondamentale per comprenderne gli equilibri, le gerarchie e i rapporti di forza. E quando a essere oggetto di dubbi è una carica di vertice, il rischio è quello di alimentare ulteriormente un clima di incertezza che non giova né alla classe dirigente né agli iscritti. A rendere ancora più delicata la vicenda è il contesto politico nel quale si inserisce. Il congresso regionale avrebbe dovuto segnare l’avvio di una nuova fase per Forza Italia in Campania, superando le contrapposizioni e consentendo al partito di concentrarsi sulle prossime sfide elettorali. Al contrario, le contestazioni sulla composizione degli organismi dirigenti, i ricorsi e le polemiche sulle nomine continuano a occupare il dibattito interno, lasciando sullo sfondo la costruzione di una linea politica condivisa. Eppure, proprio in una fase nella quale gli azzurri sono chiamati a consolidare la propria presenza sui territori e a rafforzare il peso politico della formazione, la chiarezza organizzativa dovrebbe rappresentare una priorità. Non soltanto per garantire il rispetto delle disposizioni statutarie, ma anche per evitare che le diverse componenti continuino a confrontarsi su questioni che avrebbero dovuto trovare una soluzione definitiva con la conclusione del congresso. Dopo tanto rigore rivendicato sulle procedure congressuali, sarebbe dunque ragionevole attendersi altrettanta precisione nell’individuazione degli eletti, nell’attribuzione degli incarichi e nella comunicazione delle responsabilità. Perché un conto è il confronto politico, anche acceso, tra posizioni differenti; altro è lasciare irrisolti dubbi sulla struttura stessa degli organismi dirigenti. La certezza dei ruoli, in fondo, misura anche la credibilità di un’organizzazione politica. Se persino al vertice le qualifiche sembrano sovrapporsi senza una spiegazione pubblica, il problema rischia di andare ben oltre una semplice questione formale, investendo la capacità del partito di presentarsi come una realtà coesa, ordinata e riconoscibile. Un partito già attraversato da una frattura profonda avrebbe bisogno di chiarezza per ricostruire fiducia, ristabilire rapporti e superare le contrapposizioni. In Campania, invece, ogni risposta sembra aprire un nuovo interrogativo. E mentre resta da chiarire chi possa legittimamente fregiarsi del titolo di vicesegretario regionale, una certezza sembra emergere: per Forza Italia, il congresso non è ancora finito.