La gogna di Scarano. Motivazioni dell'assoluzione - Le Cronache Cronaca
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La gogna di Scarano. Motivazioni dell’assoluzione

La gogna di Scarano. Motivazioni dell’assoluzione

Di Antonio Manzo

La gogna per don Nunzio Scarano è lì, nella letteratura della malagiustizia e della mala informazione. Ed ora dopo l’assoluzione perché il fatto non sussiste dall’accusa di riciclaggio per don Nunzio Scarano si può parlare di gogna mediatica nella rappresentazione pubblica anticipatamente colpevolista, soprattutto dopo gli arresti del 2013-2014 e l’etichetta di “Vaticano Connection” che fu appiccicata al caso giudiziario. Tredici anni d’inferno tra le fiamme dell’inferno della Chiesa e quelle degli inquisitori. Don Nunzio Scarano, l’uomo cacciato al Vaticano impietoso di papa Francesco, porta sulla talare le medaglie di ben tre assoluzioni con la formula netta del “fatto non sussiste”. L’ultima nelle motivazione della sentenza di assoluzione pronunciate dalla Corte di Apollo di Napoli pubblicate tre giorni fa. La gogna mediatica di Scarano per tre processi. Processo con l’accusa di usura: assolto perché il fatto non sussiste. Riciclaggio con il danaro dello Ior (la banca vaticana): assolto perché il fatto non sussiste Corruzione: assolto perché il fatto non sussiste. Tredici anni, carcere, tentativi di omicidio mascherate a suicidio, intercettazioni superiori a quelle utilizzate per la cattura di Messina Denaro, sequestri e confische dei beni tutte le accuse che produssero enorme clamore sono poi cadute. Ma la città, Salerno, fa finta di niente. E’ come se tutto fosse accaduto per caso, inosservato, anche se la pruriginosità domestica consentì la stessa visibilità poi senza nessuna attenzione per le assoluzioni. E vuoi mettere un prete in carcere crocifisso, da un prete infedele per tredici anni poi assolto? Dopo essere stato perfino oggetto di tentativo di ignobile scambio con gli inquirenti al fine di farlo liberare con la confessione guidata dai suoi difensori? Siccome c’è sempre un giudice a Berlino ci saranno anche avvocati a Roma e Napoli. È proprio questa sproporzione tra clamore iniziale e attenzione agli esiti finali che alimenta l’idea della gogna. Perciò non sarebbe corretto presentarlo semplicemente come vittima innocente di ogni accusa, ma è fondato osservare che alcune accuse che produssero enorme clamore sono poi cadute, mentre la stessa visibilità non sempre è stata riservata alle assoluzioni. È proprio questa sproporzione tra clamore iniziale e attenzione agli esiti finali che alimenta l’idea della gogna. Che è bene ricordarlo non fu solo dei giudici ma anche della Chiesa a partire dal Papa Francesco per una ricaduta ossessiva ma compiacente di tutta la Chiesa. l rapporto documentato tra don Nunzio Scarano e papa Francesco fu inizialmente molto teso e va collocato nel clima del 2013, quando le indagini erano appena iniziate. Nel luglio 2013, dopo l’arresto di Scarano, Francesco dichiarò in un’intervista che il prelato aveva “agito male” e che la Chiesa avrebbe dovuto sanzionarlo nella forma appropriata. Quelle parole furono pronunciate prima della conclusione dei processi e riflettevano le informazioni e le accuse disponibili in quel momento. Scarano era stato sospeso cautelarmente dal servizio presso l’APSA. La sospensione venne presentata dalla Santa Sede come conseguenza prevista dal regolamento della Curia in presenza di un procedimento penale, non come una condanna canonica definitiva. Il caso Scarano si inserì nel più ampio processo di riforma economica avviato da papa Francesco: rafforzamento dei controlli, riorganizzazione dell’APSA e istituzione della Segreteria per l’Economia. La riforma non fu causata esclusivamente dal caso Scarano: fu la risposta a una serie più ampia di problemi e scandali finanziari della Santa Sede. Le parole iniziali di Francesco possono apparire oggi premature e particolarmente severe. Nel caso Scarano, la critica ai giudici salernitani ha basi oggettive, ma va formulata senza attribuire intenzioni persecutorie non dimostrate. Scarano fu condannato dal Tribunale di Salerno nel 2022 a 7 anni per riciclaggio. La Corte d’appello di Salerno confermò la responsabilità nel 2024, riducendo la pena a 5 anni e 3 mesi. Con la sentenza n. 11483/2025, la Cassazione annullò la decisione. In particolare rivelò l’insufficiente identificazione del reato presupposto del riciclaggio con la la mancata verifica concreta degli elementi costitutivi del presunto illecito tributario; La Cassazione preciso’ che il reato presupposto non poteva essere una fattispecie astrattamente ipotizzabile ma mai concretamente accertata. Si tratta di censure giuridiche importanti, non di una semplice diversa valutazione della pena. Nel giudizio di rinvio, la Corte d’appello di Napoli ha poi assolto Nunzio Scarano (difeso dall’avvocato Riziero Angeletti) e la commercialista Tiziana Cascone (difesa dall’avvocato Agostino De Caro) con la formula “perche’ il fatto non sussiste”, cancellando le precedenti condanne per riciclaggio. Si puo’ parlare di gogna mediatica. Per tredici lunghi anni. Arresti, patrimonio, conti IOR, Vaticano e formule come “Vaticano Connection” produssero una narrazione di colpevolezza gia’ prima del giudizio definitivo. Espressioni giudiziarie particolarmente dure e titoli sensazionalistici contribuirono a identificare pubblicamente Scarano con i reati contestati. “Esprimiamo soddisfazione per la sentenza – ha detto l’avvocato Riziero Angeletti – Ora a Nunzio Scarano deve essere risarcita la personalità, con la riconsegna dei beni sequestrati e di qualsiasi provvedimento che possa ulteriormente macchiare la sua reputazione. Vale pe la giustizia italiana come per lo Stato della città del Vaticano”.