INTERVISTE ALLO SPECCHIO Il Maestro e l’allievo: Antonio Senatore e Mario Montani - Le Cronache Musica

Eredi della scuola di fiati salernitana i due flautisti raccontano la loro esperienza musicale, emozioni, responsabilità di “consegne” che vengono da lontano

Di Olga Chieffi

“ A mio padre devo la vita, al mio Maestro una vita che vale la pena essere vissuta”, soleva ripetere Alessandro Magno del suo Maestro Aristotele. Maestro è un termine di cui si abusa, senza rispettarne l’intenso significato: “Maestro” era l’appellativo di Gesù Cristo nei Vangeli, l’omaggio dei contemporanei ai grandi del Rinascimento. Oggi è banalizzato, nelle arti, nella scuola, in teatro. Il Maestro è generoso, offre aiuto, suggerimenti, ispirazione dentro e fuori l’aula, segnala svolte e insegna prospettive, indica una via e la illumina, col proprio esempio, col proprio “fare”, col proprio porsi sempre in gioco, instilla il dubbio, che è la via per uscire dalla “selva”, un passaggio sicuro fatto di pochi principi chiari, su cui procedere, lavora indefessamente con severità, nella costruzione del sapere, senza mai aggobbire sotto sistemi pre-confezionati, verso sempre nuovi traguardi, conquistati in prima persona. La ricompensa è l’onore di trasmettere qualcosa, di accendere una scintilla in chi viene dopo, un piacere puro, “gratuito”, quindi, impopolare. A lui guarda l’allievo, in particolare, nell’arte della musica, in cui è il Maestro che ti mette lo “strumento” tra le mani e gli affida la sua eredità lanciando quel ponte di saperi, di tecnica, di pagine musicali, che unisce il passato al presente, guardando al futuro. In tempi “usa e getta” – anche la coscienza e i sentimenti, disvivere più che vivere -, ossia la vita quotidiana intesa quale consumo veloce, consunzione oscura, spendita e ricarica inerti, abbandono, cieca soddisfazione, sopraffazione, si è giunti a quantificare in ore uno studio, quello della musica, che dovrebbe portare a “bruciare” l’istante, ovvero andare oltre questa convenzione umana, essendo questa una recherche che dura fino alla morte. Dopo il concerto dedicato al flauto che ha visto sul palco della XXIX edizione dei Concerti d’estate di Villa Guariglia il Maestro Antonio Senatore e la generazione ultima della sua scuola, Mario Montani, i quali hanno dialogato in musica col pianoforte di Laura Cozzolino, lasciamo a loro raccontare della scuola salernitana di flauto di cui è possibile quasi schizzare un albero genealogico, che affonda le sue radici nell’ Istituto Umberto I, per il quale citiamo doverosamente il Maestro cetarese Domenico Faliero, secondo flauto dell’Orchestra della Rai di Roma, allievo di Arrigo Tassinari, come il suo “primo”, Severino Gazzelloni, il quale ha insegnato all’istituto Umberto I dagli anni del secondo dopoguerra, creando un modus di suonare, con caratteristiche precise, che giunge fino ai giorni nostri e il cui seme è stato gettato anche nelle leve più giovani. Attraverso i suoi allievi Gaetano Schiavone, flauto dell’opera di Roma,  quindi docente del conservatorio romano e a sua volta maestro di Paolo Taballione,  oggi Primo Flauto Solista della “Bayerische Staatsoper”, Antonio Minella I flauto della Sinfonica di Palermo, poi docente a Bari, e ancora Franco Battimelli, con il quale ha poi studiato Antonio Senatore, già docente qui al Martucci e primo flauto nell’orchestra del Teatro Verdi, spesso affiancato dai suoi allievi, e ancora Domenico Giordano, già docente del nostro Conservatorio, allievo diretto di Faliero, Domenico Alfano primo flauto del Comunale di Bologna, e una miriade di eccellenti strumentisti, che portano nel mondo l’essenza del flautismo italiano e della nostra scuola di fiati, intrisa di melodia e virtuosismo spinto.

Il Maestro Antonio Senatore

Maestro Antonio Senatore, la musica ha scelto lei o lei la musica? E come è giunto a preferire questo legno?

“Diciamo che è stato un amore a prima vista, ci siamo scelti a vicenda. La scelta del flauto in realtà è stato un ripiego, il mio sogno era quello di studiare oboe anche per seguire le orme di mio zio Antonio, primo oboe negli anni 70 al teatro Massimo di Palermo e in seguito secondo  oboe per più di 30 anni nell’orchestra dell’accademia di Santa Cecilia. Non essendoci un bravo insegnante al conservatorio di Salerno mi consigliò lui stesso di entrare nella classe di flauto del suo collega in accademia, il flautista e  ottavinista maestro Jures Lello Balboni”. 

I fiati salernitani hanno tutti la banda “in testa” in qualche modo, anche lei ne ha avuto esperienza?

“L’unica esperienza in banda è stato il biennio 1978/1980, vincendo il concorso come 2°flauto sono entrato nella banda della Polizia di Stato e devo dire che è stata un’esperienza molto formativa sia umana che professionale”. 

Chi riconosce quali suoi Maestri e a chi ha guardato tra i grandi nomi durante la sua carriera?

“Frequentando molto l’ambiente dell’accademia sempre grazie a mio zio ma anche al mio maestro, ho avuto la fortuna di avere insegnanti di grande spessore come i maestri  Angelo Persichilli e Conrad Klemm. In seguito ho seguito i corsi del maestro Graf a Sermoneta e del maestro Morris, primo flauto dei London. Ognuno di loro ha contribuito molto alla mia crescita musicale e tecnica anche perché gli studi in conservatorio non sono mai sufficienti per avere una preparazione completa sotto tutti gli aspetti. I nostri punti di riferimento dell’epoca erano i soliti noti: il maestro Gazzelloni e quelli che rappresentavano la scuola francese, Rampal su tutti seguito da Nicolet e Larrieu”. 

Leggenda vuole che fuggì letteralmente dal teatro La Fenice di Venezia per melanconia

“Meglio non ricordare quell’episodio, troppo legato agli amici, al sole e al mare della nostra bella Salerno tanto che anche Roma  per me era troppo lontana e sono scappato via anche dalla Banda della polizia per ritornare a casa”. 

Come si è trasformato negli anni l’insegnamento di questo strumento?

“Le metodologie di insegnamento più o meno sono rimaste le stesse, chiaramente sono cambiati i programmi molto più impegnativi con il passare degli anni. Purtroppo sono diminuite le ore di studio con il nuovo ordinamento e questo ha complicato non poco il lavoro di noi docenti” 

In orchestra, qui al teatro Verdi di Salerno, ha sempre avuto a secondo leggìo flautisti eredi della scuola salernitana, quanta emozione nel farli debuttare?

“Molta emozione ma anche tanto orgoglio, molti di questi colleghi sono stati miei allievi, qualche altro dei mie colleghi, vederli crescere come uomini e come musicisti e ritrovarseli al fianco gomito a gomito da una gioia indescrivibile”. 

Ci sono delle pagine, delle opere che tutti i flautisti appartenenti alla centenaria scuola salernitana devono conoscere, ce le indica?

“La letteratura flautistica è immensa, sarebbe complicato dire quali sono le più importanti tra il repertorio cameristico, concertistico e orchestrale. Giusto per citare qualche opera che ogni flautista deve conoscere diciamo la Partita in la minore di J. S Bach, le sonate di Poulenc, Prokofieff,Hindemith, Franck. I concerti di Mozart, Devienne, Mercadante, Reinecke, Ibert. Nel repertorio orchestrale è ancora più dura, in ogni Sinfonia o opera lirica c è sempre un bel po’ da suonare”.

 

 Cosa pensa del conservatorio post-riforma? Luci e ombre dell’ordinamento attuale

“Purtroppo posso dire che il nuovo ordinamento ha portato, per quanto mi riguarda, solo ombre, poiché, come dicevo prima, ha tolto molte ore allo studio dello strumento per ripartirle su altre materie che, di certo, non aiutano a far crescere gli allievi dal punto di vista tecnico e musicale. Altro grande problema è la preparazione con la quale gli allievi si presentavano in conservatorio. In passato gli alunni arrivavano dalle scuole elementari, molti non avevano nemmeno lo strumento quindi, si partiva dall’abc tecnico. Oggi i ragazzi arrivano con alle spalle tre anni di scuole medie sperimentali più cinque di liceo, i margini per poter “correggere” errori di impostazioni o altre problematiche è pari allo zero e  si tira avanti alla meno peggio. Per ultimo, con il vecchio ordinamento i docenti avevano armi concrete agli esami, quali rimandare a una o più materie o addirittura bocciare o far ripetere l’anno in corso. Con le “lauree” tutto questo è impossibile, tutti gli allievi, bravi e meno bravi, si presentano con votazioni quasi sempre alte per cui l’esito dell’esame è praticamente scontato”.

Il Maestro Mario Montani

Maestro Mario Montani, la musica ha scelto lei o lei la musica? E come è giunto a preferire questo legno?

“Credo” che sia stata la musica a scegliermi sin dall’inizio. Tutto è cominciato grazie ad un importante trasferimento familiare, che mi ha permesso di intraprendere lo studio della musica all’età di undici anni in una scuola media a indirizzo musicale. Ricordo ancora, in modo vivido e lucido l’esame di ammissione incentrato su attitudine musicale, percezione e ritmo. Ricordo perfettamente l’emozione, l’entusiasmo e la voglia di scoprire questo fantastico mondo che oggi riempie le mie giornate e completa la mia vita. Già da piccolissimo, infatti, guardavo e ammiravo l’Opera lirica e i concerti di musica classica trasmessi in TV, fantasticando e vivendo un sogno a occhi aperti, mentre osservavo ogni singolo cantante, musicista, direttore d’orchestra e strumento musicale. Proprio come per la musica, anche il flauto mi ha scelto: dopo l’esame di ammissione sono stato inserito nella classe di flauto e da lì è nata la mia passione per questo fantastico strumento, che oggi respira insieme a me da mattina a sera”. 

 Chi riconosce come suoi Maestri e a chi ha guardato tra i grandi nomi durante la sua carriera?

“Sono stati tanti i Maestri che mi hanno permesso di studiare e coltivare la musica e il flauto. A partire dal Maestro Antonio Pellegrino che, durante le scuole medie, mi ha fatto scoprire e amare questa bellissima arte, trasmettendomi il giusto entusiasmo per andare oltre. Successivamente, al Liceo Musicale il Maestro Guido Pagliano mi ha seguito nella mia fase di crescita con grande attenzione e dedizione, preparandomi all’accesso al Conservatorio di Salerno. E’ qui che incontrato il Maestro Antonio Senatore, che mi ha guidato nella fase più importante dei miei studi, indirizzando e concretizzando la mia passione in una vera e propria professione. In seguito, ho avuto il privilegio e onore di perfezionarmi con grandi nomi del flautismo Internazionale che ho sempre ammirato, studiando con Andrea Manco, Matteo Evangelisti, Maurizio Valentini e Nicolò Manachino, partecipando a Masterclass con Andrea Oliva, Silvia Careddu e Paolo Taballione”.

Maestro è termine difficile da raggiungere ai tempi d’oggi, ma è caratteristica della scuola salernitana, considerare questa figura. Descriva il rapporto con il Maestro Antonio Senatore dall’inizio ad oggi, luci ed ombre…

“Il rapporto con il Maestro Antonio Senatore è stato il motore che ha concretizzato la mia passione in una vera professione. Questo legame, con tutte le sue sfaccettature, rappresenta l’essenza stessa del modo di intendere la trasmissione e lo studio del flauto. Come in ogni percorso formativo profondo, ci sono state luci e ombre: momenti di confronto serrato, di sana pretesa e di inevitabili sfide intellettuali e tecniche. Le “ombre” non sono state altro che i momenti di fatica necessari per superare i miei limiti, mentre le “luci” si riflettono nella nostra attuale maturità artistica. A tutto questo si unisce un rapporto umano profondo che portiamo avanti da ben dieci anni a questa parte. In tutto questo tempo, il Maestro è stato per me una guida e una presenza costante. Quella che è nata tra i banchi del Conservatorio, oggi è un’amicizia importante, una complicità e una stima reciproca che continuano a crescere giorno dopo giorno, permettendoci di dialogare e collaborare non solo come colleghi, ma come veri amici legati dalla stessa visione della vita e della musica”.

L’emozione di suonare al fianco del Maestro in teatro. Quanto è costato questo ambito premio?

“Raggiungere questo traguardo è costato anni di studio rigoroso, disciplina e grandissimi sacrifici, ma l’emozione di raccoglierne i frutti sul palco è impagabile. Passare dal banco di scuola alla condivisione professionale del palcoscenico è il premio più grande per ogni musicista. Oggi, la nostra è una sinergia totale che spazia in ogni ambito: dall’attività concertistica solistica alla purezza della musica da camera e del camerismo fino ad arrivare alle grandi produzioni orchestrali. Condividere con il Maestro Antonio Senatore i programmi di festival e rassegne di assoluto rilievo nel panorama nazionale è un onore immenso. Al di là degli impegni ufficiali, ciò che rende ogni nostra esibizione in teatro o in concerto un’esperienza unica è la nostra empatia musicale ed espressiva, un’affinità innata che abbiamo dentro e che ci permette di capirci a volo con un solo sguardo, comprendendo ogni intenzione musicale senza il bisogno di parlare. Tra di noi c’è una costante e profonda ricerca del suono, un’affinità timbrica unica in cui l’intensità e il pathos fluiscono in modo così naturale che tutto diventa facile, immediato e fruibile. Questo trasforma il fare musica insieme in un momento di autentico divertimento. Ma la gioia più grande e densa di significato è stata senza dubbio varcare insieme la soglia del golfo mistico e del palcoscenico del Teatro Giuseppe Verdi di Salerno. Suonare in orchestra al suo fianco, all’interno del nostro grande teatro, che rappresenta la storia e il cuore pulsante della nostra tradizione lirico sinfonica, è la prova tangibile di un cerchio che si chiude. Lì si realizza un sogno”.  

Ora come continuano i suoi studi, le sue collaborazioni?

“Gli insegnamenti del Maestro Antonio Senatore mi hanno dato le basi per andare lontano, permettendomi di studiare prima a Milano con Andrea Manco e, quindi, di superare le difficili selezioni per l’Accademia Internazionale di Imola. Attualmente frequento il terzo anno della prestigiosa Accademia del Flauto “Glauco Cambursano”, dove sto approfondendo i miei studi con i Maestri Andrea Manco, Matteo Evangelisti e Maurizio Valentini. Il mio prossimo obiettivo è conseguire il Diploma Master di Alto Perfezionamento. Parallelamente all’attività solistica, ho consolidato importanti collaborazioni orchestrali con il Teatro Verdi e mi dedico attivamente anche alla musica da camera. Recentemente ho siglato un accordo artistico con il regista e attore Francesco Branchetti per una serie di nuove produzioni concertistiche”. 

Si dedica all’insegnamento? Ha fatto sua la consapevolezza di avere una grande responsabilità, anche storica?

“Si, certo. Considero l’insegnamento che svolgo attivamente a livello privato, come un passaggio di testimone storico. Avendo studiato con grandi Maestri, sento il dovere e l’onore di trasmettere questa ricchezza ai miei allievi, guidandoli nella consapevolezza della grande tradizione storica che portano tra le mani”. 

I suoi prossimi impegni e un sogno nel cassetto?

“I miei prossimi impegni includono una nuova produzione con il Teatro Verdi, il completamento dell’ultimo anno all’Accademia di Imola, la collaborazione concertistica con Branchetti, l’insegnamento privato e un’attività solistica e cameristica sempre più intensa. Custodisco però un sogno nel cassetto: ottenere un posto stabile in una importante orchestra o in un teatro, continuando a crescere e a migliorare, ambendo sempre più in alto, ma sempre con profonda umiltà, come mi è stato insegnato”.

 

 

 

 

 

 

 

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