Cresce la preoccupazione del SAPPE per le condizioni di sicurezza negli istituti penitenziari italiani dopo il grave episodio avvenuto presso la Casa Circondariale di Salerno.
Secondo quanto denunciato dal sindacato, un incendio sviluppatosi nell’area di transito del reparto femminile ha provocato l’intossicazione da monossido di carbonio e da fumi tossici di sette agenti della Polizia Penitenziaria e del Comandante di Reparto. Tutti sono stati trasportati in ospedale e sottoposti ai protocolli sanitari previsti per la disintossicazione.
L’intervento tempestivo del personale avrebbe consentito di mettere in salvo due detenute presenti nella cella interessata dal rogo, tra cui la stessa donna che, secondo la ricostruzione fornita dal sindacato, avrebbe provocato l’incendio per poi barricarsi all’interno del bagno della cella.
“Se oggi non piangiamo conseguenze ben più gravi è esclusivamente grazie al coraggio e alla professionalità del personale intervenuto”, ha dichiarato Donato Capece, sottolineando come gli agenti abbiano operato in ambienti saturi di fumo e sostanze tossiche per salvare vite umane.
Il SAPPE evidenzia tuttavia come l’episodio rappresenti solo l’ultimo di una lunga serie di eventi critici che vedono il personale penitenziario esposto a incendi, aggressioni e situazioni ad alto rischio.
“È inaccettabile che nel 2026 il personale sia ancora costretto a intervenire durante emergenze di questo tipo senza poter disporre in misura adeguata di dispositivi di protezione delle vie respiratorie”, ha affermato Marianna Argenio.
Il sindacato richiama inoltre l’attenzione sull’aumento degli episodi di violenza all’interno delle carceri italiane e chiede interventi immediati per rafforzare la sicurezza degli operatori.
Per questo motivo il SAPPE ha rivolto un appello al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania affinché venga garantita la dotazione di adeguati dispositivi di protezione individuale in tutti gli istituti della regione e siano adottate misure concrete a tutela del personale.
“Non chiediamo privilegi – conclude il sindacato – ma il diritto di lavorare in sicurezza e di tornare a casa dalle proprie famiglie al termine del servizio”.





