Il mare, le grotte e la storia di Vincenzo e Rosalia - Le Cronache Provincia
Provincia Castellabate

Il mare, le grotte e la storia di Vincenzo e Rosalia

Il mare, le grotte e la storia  di Vincenzo e Rosalia

Siamo partiti da Santa Maria di Castellabate, incantevole perla costiera del Cilento, frazione principale dell’omonimo comune in provincia di Salerno, per intraprendere uno dei percorsi più affascinanti della Campania. Lungo circa ottanta chilometri di costa si susseguono paesaggi di straordinaria bellezza: mare cristallino, borghi marinari, natura incontaminata e scorci capaci di lasciare senza fiato. La prima tappa è Punta Licosa, con la sua rigogliosa pineta, le calette nascoste e l’isolotto legato al mito della sirena Leucosia. Si prosegue verso Acciaroli e Pioppi, pittoreschi borghi affacciati sul mare, celebri per le loro spiagge e per essere la culla della Dieta Mediterranea. Il viaggio continua tra Casal Velino e l’antica Velia, una delle città più importanti della Magna Grecia, per poi raggiungere Palinuro, con il suo promontorio, le grotte marine e i panorami che rendono questa costa unica al mondo. Prima dell’arrivo attraversiamo Marina di Pisciotta, uno dei luoghi più autentici del Cilento, dove il tempo sembra ancora seguire il ritmo delle stagioni e del mare. Infine eccoci a Marina di Camerota, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, tra spiagge incantevoli come Cala Bianca e Baia degli Infreschi. A farci da Cicerone è Antonio Barone, profondo conoscitore dell’intera costa cilentana, ex calciatore dilettante e imprenditore turistico. In ogni località è d’obbligo una sosta. Antonio racconta storia, curiosità, leggende e tradizioni gastronomiche di questi luoghi, facendo comprendere come il Cilento non sia soltanto una destinazione turistica, ma un patrimonio culturale da vivere. A Marina di Camerota ci attendono Vincenzo Sacco e la signora Rosalia, titolari del Lido Il Viottolo. Lasciamo l’auto nell’apposito parcheggio, attraversiamo la splendida Pineta del Mingardo e ci ritroviamo davanti a una spiaggia incontaminata, impreziosita da ottanta ombrelloni di paglia perfettamente allineati. Ad accoglierci c’è il sorriso della signora Rosalia. Dopo i convenevoli, la conversazione si sposta sulla lunga carriera sportiva di Vincenzo, settantaduenne dall’entusiasmo ancora contagioso. «Ho iniziato a giocare a calcio a sette anni. E ho smesso soltanto a quaranta.» Libero vecchia maniera, forte in marcatura ma con un piede raffinato, capace di trasformare un’azione difensiva in una ripartenza. «Iniziai con il Pisciotta nei primi anni Settanta. Poi passai al Palinuro in Prima Categoria. Nel 1981 vincemmo il campionato conquistando la promozione. Successivamente ho giocato nel Marina di Camerota, alternando Prima e Seconda Categoria fino al termine della mia carriera.» Una carriera costruita anche sul fair play. «Le espulsioni si contano sulle dita di una mano. Ho sempre rispettato arbitri e avversari.» Parallelamente arriva l’esperienza nei villaggi turistici del Club Med. «A diciassette anni iniziai a lavorare come istruttore sportivo. Ho girato tutta l’Italia e anche l’estero. Mi trovavo vicino Barcellona quando l’Italia vinse il Mondiale del 1982.» Com’era la vita nei villaggi? Vincenzo guarda la moglie e sorride. «Era un ambiente bellissimo. Le ragazze che partecipavano alle attività sportive arrivavano da tutto il mondo… erano tutte molto belle.» Rosalia lo osserva divertita, ormai abituata a quell’ironia che non ha mai abbandonato il marito. È proprio lei ad aggiungere un altro ricordo. «Mio marito ha giocato anche con una rappresentativa del Club Med quando era a Donoratico. In quella partita dovette marcare Aldo Agroppi. Se la cavò davvero molto bene.» D’inverno il Club Med continuava? «Certamente. Quando mi infortunai al ginocchio trascorsi sei mesi nella struttura del Sestriere. Anche lì lavoravo come istruttore.» Ma il richiamo del mare diventa irresistibile. Insieme ad alcuni pescatori nasce una cooperativa. Acquistano la storica imbarcazione appartenuta ad Agostino Di Bartolomei e danno vita a uno dei primi itinerari turistici dedicati alle grotte della costa cilentana. «Volevamo far conoscere ai visitatori queste meraviglie raggiungibili soltanto via mare.» La Grotta Azzurra, con gli straordinari riflessi creati dalla luce del sole. La Grotta del Monaco, lungo l’Area Marina Protetta Costa degli Infreschi e della Masseta, dominata da un imponente arco naturale. La Grotta del Sangue, dove le incrostazioni ferrose colorano le pareti di rosso. La Grotta d’Argento, illuminata da riflessi metallici che sembrano accendere il mare. «Durante la navigazione raccontavamo la storia di ogni grotta. Era un percorso naturalistico molto apprezzato.» A Marina di Camerota le grotte sono decine. «È vero. Ma con queste creammo un itinerario che permetteva ai turisti di conoscere davvero il nostro mare.» Come finì quell’esperienza? Risponde ancora Rosalia. «Vincenzo decise di lasciare la cooperativa per dedicarsi completamente al Lido Il Viottolo.» Mentre la conversazione si avvia alla conclusione, arrivano i primi clienti per prenotare il pranzo del giorno successivo. Rosalia prende il suo inseparabile quadernone. Matita alla mano annota nomi, cancella, riscrive e organizza i tavoli. Le chiediamo quale sia il segreto della cucina del lido. «Esclusivamente cucina cilentana», risponde con orgoglio. E il menù di domani? «Alici del Cilento, mulignane mbuttunate e spaghetti alle vongole.» Una signora si avvicina per chiederle la ricetta delle melanzane. Rosalia interrompe la conversazione e, con la consueta disponibilità, inizia a spiegare ingredienti e procedimento. Ne approfittiamo per salutare Vincenzo. Lui osserva la scena e sorride. «Avete visto? Succede ogni giorno. I nostri ospiti chiedono a mia moglie le ricette della tradizione. Poi vengono da me e vogliono conoscere la storia del Cilento, del mare e delle nostre usanze. È questo che cercano: autenticità.» Poi il suo sguardo si perde tra la spiaggia e la pineta del Mingardo. «Ai miei figli dico sempre una cosa: dobbiamo fare in modo che l’interesse di chi arriva qui non diminuisca mai. Ci riusciremo soltanto continuando a essere disponibili, rispettando la nostra terra e trasmettendo le tradizioni che abbiamo ricevuto.» Lasciamo il Lido Il Viottolo mentre il sole illumina la spiaggia e la brezza accarezza la pineta. Portiamo via il ricordo di un viaggio tra le meraviglie del Cilento, ma soprattutto l’incontro con due persone che hanno fatto dell’ospitalità una missione. Perché il Cilento non è soltanto una terra da visitare: è un luogo da vivere, da ascoltare e da raccontare attraverso le storie di chi, come Vincenzo e Rosalia, continua ogni giorno a custodirne l’anima più autentica. gep.ric.