di Erika Noschese
Una comunità dai tratti settari all’interno del tessuto ecclesiale campano. Una storia già raccontata attraverso queste colonne e che oggi aggiunge ulteriori elementi. Sì, perché l’Associazione Opera del Gregge del Bambin Gesù, realtà nata negli anni Trenta attorno alla figura di una veggente ed emersa con forza durante l’episcopato di monsignor Gerardo Pierro, porta avanti la propria azione, tutt’altro che positiva, da oltre vent’anni. Tanto che, come già raccontato attraverso queste colonne, sarebbe tuttora capace di influenzare prassi pastorali e percorsi individuali, nonostante i ripetuti interventi di contenimento disposti dalla Santa Sede e dai vescovi succedutisi alla guida della diocesi. Di denunce, nel corso degli anni, ce ne sono state. Alcune risalgono addirittura al 2005 e finirono sulla scrivania dell’allora arcivescovo Pierro. Uno scritto ha tentato di mettere nero su bianco l’attività, a tratti quasi preoccupante, del “Gregge”, contestandone apertamente l’impostazione e definendola espressione di un «falso misticismo». Già vent’anni fa si provava a far emergere aspetti preoccupanti sul piano dottrinario ed ecclesiologico. Un’opera mai sottoposta alla competente Autorità ecclesiastica, accreditando come “autentica” l’esperienza vissuta con la signora Caterina Tramontano Albano sino al 1996 e, successivamente, con Lucia Salito. I sacerdoti appartenenti a quello che nella denuncia viene definito un vero e proprio “cerchio magico” avrebbero sempre basato la propria vita sulla veggente, arrivando soprattutto a fondare la propria identità sacerdotale sulle cosiddette “parole” che la veggente riceveva e che venivano poi trasmesse a un sacerdote che, nel 2005, veniva riconosciuto come «guida della comunità e custode delle Parole che Caterina riceveva dal Signore». Un sacerdozio, dunque, che, secondo quanto riportato nella denuncia, sarebbe stato legato a doppio filo alla figura della veggente e fondato sulle sue presunte rivelazioni. Di conseguenza, sacerdoti che avrebbero trascorso la propria vita credendo in una Chiesa “una e plurale”, in contrasto con il Credo che ogni domenica viene professato nelle assemblee cristiane: «una, santa, cattolica e apostolica». Da oltre vent’anni si assisterebbe dunque a un tentativo di marginalizzare il Vescovo, spaccare la Chiesa e minare la comunione ecclesiale, accompagnato da una sorta di esaltazione e fanatismo. Al centro della contestazione vi sarebbero anche alcune affermazioni shock che sarebbero state ripetute all’interno dei luoghi di culto, fino ad arrivare alla volontà di ribadire quanto il sangue della propria vita assicurasse la filiale adesione alla Santa Chiesa. Ma non è tutto. Già nel 2005 si provava a denunciare anche alcune operazioni di natura economico-finanziaria finalizzate alla costruzione di un “conventino”, costituito da oltre un centinaio di appartamenti, attraverso una cooperativa presieduta, sempre secondo quanto riportato, da uno degli appartenenti alla comunità e in relazione a un’opera che, all’epoca, non sarebbe stata ancora riconosciuta dall’Autorità ecclesiastica. A febbraio 2024, l’arcivescovo metropolita monsignor Andrea Bellandi ne ha disposto il commissariamento della struttura, che ha sede nei Picentini. Monsignor Bellandi, nella sua lettera di nomina dei commissari, ha più volte evidenziato le criticità presenti, tanto da disporre la nomina di monsignor Erasmo Napolitano a commissario arcivescovile e di monsignor Pasquale Silvestri e don Antonio Russo a vicecommissari. Poi, il 7 gennaio 2025, proprio monsignor Bellandi ha revocato il commissariamento del sodalizio, con la nomina di Donatella Nannini a presidente, incarico che aveva già ricoperto per diversi anni. Poi, il silenzio. Di recente, la denuncia di un testimone che ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza all’interno di una parrocchia retta da un sacerdote apertamente legato all’Associazione, trasformando l’esperienza di formazione e servizio in un terreno di scontro ideologico e spirituale, segnato da forti pressioni formali e umane. Oggi, numerosi sacerdoti incardinati nella diocesi e legati alla mentalità del Gregge continuerebbero a portare avanti, con supponenza e pervasività, il proprio modello, condizionando la vita spirituale e personale di chi entra in contatto con queste realtà. Il risultato sembra essere la diffusione di un’immagine distorta e degradata del messaggio evangelico, ridotto a una prassi rigida che soffoca la libertà individuale e altera la genuinità dell’esperienza religiosa. È un quadro che, se confermato negli atti e nelle circostanze riportate nella denuncia, restituisce l’immagine di una realtà che avrebbe continuato per anni a muoversi ai margini della struttura ecclesiale, esercitando una propria influenza e alimentando interrogativi tutt’altro che secondari sulla comunione ecclesiale, sulla formazione dei sacerdoti e sul rapporto con l’autorità del Vescovo. Ed è proprio per questo che quel documento, consegnato nel dicembre 2025, merita di essere letto e approfondito: non soltanto per ciò che racconta del passato, ma per capire quanto di quella vicenda appartenga ancora al presente della Chiesa salernitana.








