Chiudete l'ospedale di Agropoli! - Le Cronache Attualità
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di Arturo Calabrese

Prima che si scateni la funesta ira di coloro i quali si sono da poco riscoperti grandi sostenitori dell’ospedale di Agropoli, sottolineo che il titolo è provocatorio e necessita di una spiegazione. L’ultimo caso che ha riguardato l’uomo di 60 anni, morto dopo essere stato dimesso dal Posto di Soccorso e di Assistenza Urgenza, il Psaut, accresce la lunga lista di decessi che lasciano troppi interrogativi.

Chi scrive, nella ricostruzione dell’articolo uscito ieri e di quello che vedete qui sopra, non ha riportato alcun nome. Lo ha fatto per rispetto della vittima e continuerà a farlo per una lunga serie di motivi, ma internet è grande e l’identità di chi oggi non c’è più è nota a molti.

P., lettera che potrebbe essere usata come iniziale, accusa un malore, va in ospedale e viene dimesso. Dopo qualche ora, ricovero d’urgenza prima ad Eboli, poi a Salerno. Qui, un intervento, ma dopo qualche ora il suo cuore si ferma per sempre. Cosa sia successo non lo sapremo mai, non si verrà mai a conoscenza delle dinamiche, delle vere cause della morte. Non sapremo mai se P. poteva essere salvato, forse malconcio, ma vivo. Così come non lo si potrà mai sapere per tutte le altre persone morte dopo essere state dimesse da Agropoli o inviate altrove.

Di certo c’è che, in taluni casi, ogni minuto è prezioso. E da qui, il titolo provocatorio: chiudete l’ospedale di Agropoli. Inutile tenere lì un punto di soccorso che soccorso non è. Venga abbattuta questa ennesima ipocrisia di un Cilento ormai adagiato su sé stesso. Un ospedale così non serve davvero a niente, se non a ingannare il cittadino che vi si reca per ricevere cure e viene dimesso con la prescrizione di Tachipirina. Il presidente Fico, il sindaco Mutalipassi, gli attivisti, tutti continuano a parlare, ma i fatti dove sono?

La gente continua a morire e la politica continua a guardare. Chiudete l’ospedale di Agropoli o almeno si abbia il coraggio di dire che in città non si può essere curati.