Alberto Cuomo
Che De Luca divida gli ambienti sociali di Salerno, come ogni provinciale che deve farsi accettare in città, in cittadini-bene, da favorire, e popolo, da sottomettere, è stato palese in tutti gli anni del suo potere. Del resto a chi mai si rivolgeva quando, appena eletto la prima volta sindaco, esortava dal palco ad arricchirsi se non a quanti, già ricchi, avrebbero potuto investire sullo sfruttamento dei beni della città, i suoli, il mare, il verde. E quindi ecco farsi avanti i costruttori, una minoranza di speculatori, i Chechile, i Rainone, i Ritonnaro, i Postiglione, persino quelli in odore di camorra, i Marinelli. O, anche, gli imprenditori del mare cui, non contenti delle concessioni nel porto commerciale, è stata offerta, per ingrandire l’area dei container, la cementificazione dei suoi specchi d’acqua liberi, sacrificando gli attracchi dei pescherecci o abbattendo i cantieri residui e il circolo Canottieri che sono lì da oltre un secolo, eliminando altresì i pontili per i natanti più piccoli, dal momento ai più ricchi è stato dato un nuovo porto turistico. Quanto al verde, l’unica ricchezza di chi non è “bene”, il nostro lungomare, è stato del tutto abbandonato tanto da essere oggi decrepito, con sedute e fontane rotte, alberi secchi o caduti e un’ampia zona impraticabile da circa 15 anni, mentre i più ricchi si consentono piscina e giardino sul tetto dell’ex edificio postale. Una chicca recente mostra il modo di pensare e di intervenire in città: il cantiere dei lavori di ristrutturazione di Corso Vittorio Emanuele e traverse adiacenti impedisce ai cittadini proprietari dei box interrati in via Raffaele Conforti di utilizzare i propri parcheggi. Ebbene ecco pronta un’ordinanza che consente loro di fruire del parcheggio pubblico di via Molo Manfredi togliendolo ai residenti di via Porto, via Sabatini, via Croce, via Pertini che lo utilizzavano e che potranno parcheggiare ancora solo se provvisti di pass laddove gli stessi proprietari dei box interrati di via Raffaele Conforti non occupano i posti-auto in quanto lontani dalle proprie residenze. Una ordinanza cervellotica qindi sintomatica di un modo di agire dell’amministrazione che favorisce i pochi già favoriti dalla sorte abbandonando gli altri, come accade anche nel nostro ospedale dove, persino per le cure palliative per malati di tumore, c’è chi vi accede con facilità e chi deve attendere mesi. O per le tasse locali (Tari, Irpef comunale etc.) che vessano i cittadini mentre si lascia che un ricco proprietario di un albergo non paghi per anni Imu e tari sino ad avere un debito di circa 9 milioni di euro. Tutti modi di dividere i cittadini in figli e figliastri. Sappiamo che tra i figliastri più noti c’è Cenerentola. La fiaba, che narra le vicende della povera orfana di madre vessata dalla matrigna e dalle sorellastre, è molto antica, pare risalente agli Egizi. Il primo ad averla raccontata in Italia e, pertanto, in Europa, è stato Giovan Battista Basile alla fine del Cinquecento, ripreso da Charles Perrault alla fine del secolo successivo e dai fratelli Grimm nel 1800, sino a giungere al cinema con Walt Disney in un cartone animato del 1950. La presenza della fiaba presso tutti i popoli fa della sua storia un topos della nostra psiche. La psicanalista Colette Dowling ha illustrato nella figura di Cenerentola un vero e proprio complesso, il Cinderella Effect. Cenerentola nella fiaba, sebbene maltrattata e disprezzata, avrebbe un carattere forte, e tuttavia per poter raggiungere la felicità, liberarsi dalle angustie familiari, ha bisogno di un principe azzurro che viene idealizzato annullando di fatto il desiderio di autonomia e, con il matrimonio, ogni indipendenza. La spiegazione psicologica trova conferma nelle vicende di Salerno se si assimila il popolo angariato dalle tasse locali più alte in Italia e dalla mancanza di servizi offerti invece alle sorellastre, ovvero a chi se li può permettere, si comprende come, malgrado De Luca favorisca i pochi, il popolo-cenerentola continua a votarlo identificandolo forse con il principe azzurro, anche se forse ancora rospo. Pure Freud analizza la fiaba individuando nel piede e nella scarpetta simboli sessualizzati, il piede quale simbolo fallico e la scarpetta quale rappresentazione dell’organo genitale femminile, sì che il piede che calza perfettamente nella scarpetta simboleggia il superamento dell’angoscia di castrazione nella donna e l’unione sessuale armonica, individuando in Cenerentola la femminilità matura. A sua volta Jung, sebbene legga nell’intera fiaba le figure diverse di un solo individuo, pure riconosce in Cenerentola il sopravvenire dell’io ad una fase matura che possa condurla all’autonomia e alla ribellione verso la matrigna. Emerge così che De Luca, il quale tiene ai figli, ovvero i pochi imrenditori arricchiti, mortificando il popolo-cenerentola quale figliasrto(a) più che il principe identifica la matrigna. Purtroppo, a seguire le vicende recenti, anche una parte dell’opposizione, in particolare la destra rappresentata dal fratello d’Italia Gherardo Marenghi, non sembra essere un principe azzurro e piuttosto un alleato della matrigna la quale, in quasi tutte le versioni della fiaba, non subisce punizioni ma crepa solo d’invidia quando Cenerentola si sposa facendole perdere ogni potere.







