(Adnkronos) – “L’Italia è ad un bivio: può confermarsi tra i leader europei della filiera bioGNL e cavalcare l’attesa crescita del settore di cui si vedono oggi tutte le potenzialità oppure lasciare che siano altri Paesi a raccogliere i frutti del lavoro strategico e infrastrutturale realizzato dalle nostre imprese in meno di 15 anni”. Questo in estrema sintesi il messaggio dell’industria italiana del GNL, rappresentata a Ecomondo da Assogasliquidi ospite dello stand di Federchimica e organizzatrice del dibattito dal titolo: “La competitività del bioGNL nel trasporto pesante stradale e marittimo: l’impegno delle imprese e i fattori abilitanti”.
Un messaggio rivolto al Governo italiano (MIMIT, MASE e MEF) da parte di un settore privato che ha già investito 300 milioni per realizzare una rete distributiva di oltre 180 punti vendita (leader europea) e può contare su una delle filiere di biometano più avanzate del continente grazie anche a risorse pubbliche e investimenti PNRR.
L’Italia però rischia paradossalmente di non beneficiare del valore economico e ambientale generato da questi investimenti sia per la difficoltà a certificare il bioGNL secondo gli schemi ETS, a vantaggio di altri mercati esteri, sia per la quota crescente di bioGNL prodotto in Italia destinata ad altri mercati europei, in particolare alla Germania, dove esistono condizioni economiche più favorevoli per il suo utilizzo.
Alla base di questo differenziale competitivo c’è la THG-Quote, sistema che obbliga gli operatori che immettono in consumo carburanti fossili a ridurre progressivamente le emissioni di gas serra associate ai carburanti commercializzati e che valorizza in maniera significativa la molecola bioGNL. Gli obbligati possono raggiungere gli obiettivi introducendo carburanti rinnovabili oppure acquistando certificati generati dalle riduzioni effettive di CO₂ da altri soggetti. Ciò crea una domanda strutturale di carburanti a basse emissioni e valore economico per ogni tonnellata di CO₂ evitata.
“Si tratta di un meccanismo che contribuisce ad abbattere il prezzo finale del bioGNL – conferma Costantino Amadei Presidente del Gruppo GNL di Assogasliquidi – che premia i prodotti con la minore intensità carbonica, come il bioGNL ottenuto da reflui zootecnici e sottoprodotti agricoli. In Germania il prodotto costa fino a tre volte meno che in Italia. Servono misure per fermare la fuga degli investimenti”. Il risultato è che la rete distributiva nazionale di GNL scende sotto la soglia di sostenibilità economica e gli sbocchi di domanda a maggior valore — marittimo e trasporto stradale.
Le proposte di Assogasliquidi
Per evitare che il valore economico generato dagli incentivi italiani venga trasferito all’estero, si propone un confronto tecnico per rafforzare la competitività del bioGNL italiano e costruire una domanda interna in grado di valorizzare la produzione nazionale: un sistema di valorizzazione della CO₂ evitata, capace di premiare il bioGNL al momento del consumo, sulla scia delle migliori esperienze europee.
Sul piano regolatorio, si sollecitata una semplificazione delle procedure di certificazione per consentire al bioGNL italiano di essere pienamente utilizzabile nei mercati collegati all’EU ETS1, all’ETS2 e al regolamento FuelEU Maritime, dove il valore ambientale della molecola può essere maggiormente riconosciuto.
Proposta una più forte valorizzazione del bioGNL con una carbon intensity negativa, e il superamento di alcuni vincoli normativi che limitano lo sviluppo del mercato nazionale.
Assogasliquidi chiede la pronta emanazione del Decreto del Ministero dei Trasporti che deve dare attuazione al fondo di 590 milioni di euro destinati al rinnovo del parco veicolare delle Imprese di autotrasporto, riservando ai mezzi alimentati a GNL e bioGNL una quota pari ad almeno il 25%, con contributi unitari non inferiori a 40.000 euro per veicolo.
Rispetto alla discussione in corso sulla Legge di Bilancio 2027 Assogasliquidi sottolinea l’esigenza di estendere le disposizioni previste per l’incentivazione delle produzioni di biometano anche agli usi nel settore dei trasporti.
Necessaria ed urgente l’introduzione di un credito d’imposta per le spese sostenute dalle Imprese di autotrasporto connesse all’impiego di GNL, con una forte premialità nel caso di acquisto di bioGNL, nonché la previsione di apposite agevolazioni sui pedaggi autostradali per i mezzi alimentati a GNL e bioGNL e incentivi all’acquisto dei veicoli erogati direttamente sotto forma di sconto in fattura.
A livello europeo risulta contemporaneamente urgente addivenire alla revisione del Regolamento (UE) 2019/1242 sulle emissioni di CO₂ dei mezzi pesanti per riconoscere il contributo dei carburanti rinnovabili, introducendo la categoria dei veicoli alimentati esclusivamente con carburanti rinnovabili certificati ai sensi della RED III, esclusa dal calcolo delle emissioni medie di flotta, e una rivalutazione dei target alla luce delle effettive condizioni di mercato.
L’associazione chiede inoltre, particolare attenzione al nostro Governo e, in particolare al Ministero dell’Ambiente, all’interno del processo revisione – che sta conducendo la Commissione europea – di revisione de Regolamento di Esecuzione UE 2022/996 e dei connessi allegati tecnici della direttiva RED, per salvaguardare il servizio di virtual liquefacton offerto dai nostri rigassificatori.
L’associazione ritiene che il dibattito europeo e nazionale sul futuro quadro normativo delle energie rinnovabili dopo il 2030 rappresenti un’opportunità da cogliere per costruire anche in Italia strumenti capaci di sostenere la competitività del bioGNL, favorire la decarbonizzazione del trasporto pesante e rafforzare una filiera strategica già presente sul territorio nazionale.
“Rischiamo di regalare ad altri il valore di una filiera costruita con investimenti pubblici e privati tra le più avanzate d’Europa – ribadisce Assogasliquidi –. Oggi è necessario completare questo percorso con strumenti capaci di valorizzare sul mercato nazionale il beneficio ambientale del carburante rinnovabile, evitando che investimenti, produzione e vantaggi competitivi si trasferiscano all’estero”.
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