di Peppe Rinaldi
Esattamente un mese fa, il 10 aprile, questo giornale diede notizia di un’indagine giudiziaria avviata sull’amministrazione comunale di Eboli, oggi guidata dall’avvocato Mario Conte. Al centro dell’interesse investigativo, per quanto è stato possibile apprendere, vi sarebbero alcune ipotesi di reato emerse nel corso degli ultimi anni: voto di scambio, appalti e gare troppo monitorati dalla politica, scorrimento di graduatorie da altri enti e concorsi «sartoriali» (cioè, a misura di candidato già individuato come vincitore). L’inchiesta è originata dalla vecchia gestione della procura, quella targata Borrelli e, nell’interregno, Alfano, e oggi continua col nuovo capo dell’ufficio, il noto Raffaele Cantone. Tutto sarebbe partito da una serie disordinata di impulsi, denunce e delazioni che, a quanto pare, alla fine un minimo di sostanza pare l’abbiano fornita. Almeno finora, poi si vedrà. Gli inquirenti chiedono cose ben precise: ad esempio, cosa come e quando l’ex deputato di LeU, Federico Conte (cugino del sindaco) abbia avuto a che fare con il Comune, in che periodo e con quali modalità, nel contesto della presentazione di non meglio precisate candidature; inoltre, i magistrati hanno chiesto di sapere chi sia entrato ed uscito dalle stanze comunali nel periodo compreso tra il gennaio del 2024 al febbraio 2026. “Vaste programme”, diceva un famoso francese del secolo scorso, a dire dell’enormità di uno sforzo e delle titaniche difficoltà nell’adempiere a una missione. Ma la giustizia è cieca – si dice – e, pertanto, si mostra poco sensibile alle “difficoltà” altrui quando c’è da onorare un valore/interesse superiore: questo lo si vedrà, non è detto che il moto investigativo in quanto tale sia un tassello della verità oggettiva delle cose, anzi. Serve tempo, anche perché che Conte (Federico) sia entrato ed uscito dal Comune guidato dal cugino e frequentato pure da altri membri di famiglia, per chi scrive è assolutamente normale; come normale è che si intrattengano rapporti politici a 360 gradi al fine di catturare consensi. Ma tra la procura e chi scrive c’è un ovvio, incolmabile iato, le cose non vengono lette allo stesso modo: per quello, c’è un’ampia offerta giornalistica, non da oggi. Intanto va registrato un aggiornamento di cronaca: il Comune non ha ancora risposto alla procura, pare che in via Ripa se la prendano comoda, forse scommettono sull’indolenza meccanica dell’apparato giudiziario o incrociano le dita confidando nel divenire delle cose. Tutto può essere. Circa quindici giorni fa, dunque, i magistrati hanno spedito di nuovo i carabinieri in Comune. Questi arrivano, esibiscono i mandati e prelevano altra documentazione necessaria allo svolgimento delle indagini. Gli elementi di interesse sembrerebbero partire da due ambiti specifici: un convivio organizzato molti mesi addietro, prima di una consultazione elettorale, in un ristorante alla periferia est di Eboli, cui avrebbero partecipato politici e diversi imprenditori (uno dei quali appartenente a una già nota famiglia camorristica) che risulteranno essere poi affidatari di diversi appalti pubblici, o, meglio, sui quali si scava per incrociare le notizie di reato con quelle della cronaca; l’altra “macro-area” investigativa sembra sia quella di cui questo giornale si è occupato nel corso del tempo, specie in relazione a quanto avveniva (avviene?) nel Cilento in quella girandola di enti a lungo sotto il controllo, diretto o mediato, del vecchio leone del territorio, l’oggi ferito e tramortito Franco Alfieri: le graduatorie e i concorsi, lo scorrimento pilotato, il comando di un dipendente in un ente per poi lasciarlo fuggire in un altro più comodo, insomma il tipico meccanismo delle porte girevoli che ha ingrossato le file dei clienti e il rosso delle casse pubbliche. Per inciso, il neo governatore Fico ne ha caricato a bordo un esempio eloquente di queste figure professionali elasticizzate, transitate per via cartacea o digitale da un ente a un altro come se fosse una gita in montagna da concludere. Ora, da cosa si può dedurre, almeno astrattamente, che gli inquirenti, oltre allo scambio elettorale con imprese e fornitori, siano stati “attratti” dal sistema di queste porte girevoli? Dal fatto che hanno chiesto nel dettaglio informazioni sull’identità di dipendenti comunali, come abbiano ottenuto il posto di lavoro e quando. E, soprattutto, perché.





