De Luca si svincola e scarica Bersani - Le Cronache
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De Luca si svincola e scarica Bersani

C’eravamo tanto amati. O forse no. Come volevasi dimostrare, Vincenzo De Luca è uno dei primi a contestare il “suo” Partito democratico. D’altronde, fin da quando aveva visto sfumare l’ipotesi ministero aveva abbandonato Bersani, considerato fin alla vigilia elettorale l’unica alternativa possibile al cambiamento. Altri tempi quelli del «ma buttalo ‘sto sigaro», o dell’ombra bersaniana, De Luca piano piano aveva iniziato a sorridere nuovamente a Matteo Renzi, contestatissimo in campagna elettorale (un suo assessore non poté neppure porgere la mano al sindaco di Firenze durante un suo incontro a Salerno), rivalutato poi. Ma non ha mai abbandonato il concetto del «partito anime morte». Soprattutto quando ha visto la sua corrente essere sempre meno determinante, rispetto a quella di Enrico Letta che anche qui a Salerno ha i suoi numeri. Conti alla mano, non gli resta che Bonavitacola, deputato in attesa di succedergli alla carica di primo cittadino. Certo è che i progetti sono tutti saltati, compreso quello regionale. Ed ancora, nonostante tutto, a Palazzo di Città c’è chi sta studiando da sindaco. Con o senza placet di De Luca. Ma tornando sulla scena nazionale, De Luca aspira una ricostruzione dalle macerie, pur consapevole che una scissione sarà comunque inevitabile. Ma non ha dubbi: «È il fallimento di tutto un gruppo dirigente. È la conseguenza di un correntismo irresponsabile; di una totale separazione dai territori e dai problemi reali; della perdurante mancanza di scelte su nodi politici di fondo e sulla idea di partito». «La realtà vera del Pd non è fatta di quelli che si propongono ogni giorno, in modo ossessivo e insopportabile, e a volte senza che rappresentino nulla, sul palcoscenico mediatico nazionale. La realtà vera, ampiamente maggioritaria, è fatta di militanti, amministratori, cittadini che lavorano in silenzio, che fanno prevalere il senso di partito sul gusto del presenzialismo; che disprezzano il correntismo; che spesso hanno rinunciato a esprimere dissenso verso le decisioni della segreteria per pure ragioni di lealtà», incalza il primo cittadino che propone: «Oggi, di fronte a un partito in macerie, che in intere aree del Paese e del Sud è del tutto inesistente, e che ha perduto il rispetto della gente, occorre voltare pagina e prendere un’iniziativa forte, che aiuti a recuperare le ragioni vere di esistenza del Pd. L’agenda politica e programmatica del Pd, la formazione del gruppo dirigente, devono partire dai territori. È questo il primo elemento di un cambiamento radicale ormai ineludibile. L’obiettivo è realizzare un partito vivo, aperto, fatto di militanza, rigore e sobrietà, fra valori proclamati e coerenza di vita, liberato dalle forme di presunzione storica e dalle illusioni di superiorità morale contraddette dalla realtà. Un partito nel quale si rispettino le regole e si proceda allo smantellamento del correntismo. Un partito di donne e di uomini liberi, non di portaborse».
Certo è che tutto questo, De Luca avrebbe potuto farlo da protagonista, uscendo dai confini della cittadina salernitana. Così come avrebbe potuto contestare il Governatore Caldoro sedendo tra i banchi d’opposizione della Regione Campania e facendo, così, emergere la voce di Salerno (rispetto al completo silenzio che c’è da parte della deputazione salernitana). Ma lui ha scelto un altro ruolo, probabilmente quello più facile.

 

22 aprile 2013