Curia: Slogan trionfalistici, archi di potere e ombre mai dissipate - Le Cronache Ultimora
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Curia: Slogan trionfalistici, archi di potere e ombre mai dissipate

Curia: Slogan trionfalistici, archi di potere e ombre mai dissipate

“Da qui non ci muove nessuno, siamo intoccabili”. È questo lo slogan, ostentato con sprezzante sicurezza, che risuona nei corridoi del potere diocesano a Salerno. Un clima di totale intoccabilità e di palese trionfismo, dove un manipolo di ecclesiastici sembra essersi blindato al vertice dell’amministrazione curiale, sordo ad ogni critica e indifferente ai sospetti, ai malumori e agli scandali che continuano a sfiorare la chiesa locale. A tirare le fila di questa complessa macchina di potere c’è il vero e proprio deus ex machina della diocesi: don Alfonso Gentile. Strategico, accentratore e figura cardine della gestione amministrativa, Gentile ha saputo costruire una rete idraulica di fedelissimi capaci di occupare ogni casella fondamentale del potere ecclesiastico. Sotto la sua regia, la Curia si è trasformata in un fortino inespugnabile, chiuso a riccio di fronte alle richieste di trasparenza dei fedeli e della comunità locale. Al fianco del burattinaio di Palazzo Arcivescovile si muove l’asse direttivo composto da don Virgilio D’Angelo e don Antonio Romano. Entrambi non sono più immuni dal mirino dell’opinione pubblica e dalle cronache locali. Don Virgilio D’Angelo appare come un tassello operativo fondamentale del sistema: al centro di voci e polemiche riguardanti la gestione opaca delle risorse parrocchiali, presunti debiti e intrecci legati ad assunzioni, il sacerdote continua a esercitare ruoli chiave. Orecchi da mercante di fronte alle accuse di una condotta tutt’altro che trasparente, forte proprio della cieca protezione garantitagli dall’amico e alleato don Alfonso Gentile. Non meno solido nella sua posizione di potere appare don Antonio Romano, anch’egli perfettamente allineato all’oligarchia che governa la diocesi. Tra manovre di corridoio, nomine strategiche e una gestione sorda a qualsiasi tipo di dissenso, il loro operato viene vissuto da molti fedeli come l’espressione di una Chiesa lontana dal Vangelo e drammaticamente legata al controllo politico ed economico del territorio. Ad affiancare e blindare ulteriormente questo sistema è arrivato infine il cancelliere vescovile, don Francesco Sessa. Oggi si ammanta di una presunta e granitica irreprensibilità, vestendo i panni del custode della legalità ecclesiastica e vantando un profilo specchiato. Ma la memoria delle cronache è dura a morire: Don Sessa sembra fare comodamente a meno di ricordare che il suo passato sbatte contro ombre fitte e mai del tutto chiarite. Il suo nome, infatti, risuonò rumorosamente tra le carte del dirompente “Dossier Mangiacapra” l’inchiesta,scandalo redatta dall’ex-escort napoletano che svelò retroscena sconcertanti, festini e presunte condotte moralmente discutibili riguardanti vari esponenti del clero campano. Nonostante quel macigno reputazionale, il cancelliere si presenta oggi privo di qualunque remora o imbarazzo, unendosi al coro di rivalsa della Curia. Ma su questi presto una intervista del Dott. Mangiacapra vi metterà al corrente di chi è questo don Sessa che senza titoli né esperienza fu posto come cancelliere, dopo che con fare arrogante fece commissariare la confraternita di Borgo di Montoro che attende ancora di essere regolarizzata con elezioni chieste anche da don Adriano D’Amore attuale responsabile diocesano delle confraternite. Fra silenzi imbarazzati di fronte alle domande della stampa, opacità gestionali e fantasmi del passato mai davvero fugati, il “cerchio magico” di Salerno continua a festeggiare. Resta da vedere quanto a lungo la narrazione del “siamo i più forti” potrà resistere prima che il velo di intoccabilità si squarci definitivamente sotto il peso delle responsabilità e del rispetto di una Diocesi che merita sicuramente di meglio alla su guida