di Vito Pinto
Con il racconto di una storia vera (o favola di sogno) su “La fabbrica lenta” in quel di Calabria, Domenico Iannaccone ha dato il senso profondo ad una giornata di riflessioni da parte dei numerosi studenti, che hanno incontrato imprenditori, politici e professori per quelli che sono stati indicati come “Quadri generali dell’Artigianato in provincia di Salerno”. Un appuntamento svoltosi nel Salone Genovesi della Camera di Commercio di Salerno, egregiamente organizzato da Mario Arciuolo, Segretario Generale della Fenailp (Federazione Nazionale Autonoma Imprenditori e Liberi Professionisti) con in testa il Presidente Nazionale, Sabato Pecoraro e Sergio Casola, Presidente Fenailp Artigianato della Provincia di Salerno. A coordinare gli interventi, Paolo Di Giannantonio. Senza giri di parole ed entrando subito in tema, Iannaccone ha sottolineato che nell’ultimo decennio dall’Italia sono andati via 630 mila giovani, una emorragia di forza lavoro, di intelligenze, preparate dalle nostre scuole, nelle nostre Università e nei nostri laboratori, solo perché forse si è dimenticato che, alla fine, questi giovani hanno anche dei diritti, primo fra tutti quello al lavoro, sui quali, purtroppo, la società organizzata si è distratta. E forse da questo dato primario che è scattata nella Fenailp la molla dei Quadri Generali dell’Artigianato, forse i primi ad essere organizzati, almeno a Salerno, per cominciare almeno a sbirciare in un settore divenuto spesso argomento da salotto e basta. Di concreto poco o nulla, anche se, dopo l’istituzione della legge di riconoscimento del mondo della ceramica quale luogo di produzione di antica tradizione (la Regione Campania è quella con il maggior numero di centri riconosciuti), ed ora, almeno in “terra felix”, si sta pensando ad un marchio IGP, partendo dalla Ceramica di Vietri che ne ha fatto richiesta e ormai sta in dirittura d’arrivo per il riconoscimento. Strumenti importanti, ma che possono essere validi nella misura in cui non si perde di vista la centralità dell’uomo., che ha bisogno di spazi e aiuti per realizzare il suo progetto di vita, la propria libertà, come ha sottolineato l’on. Fulvio Bonavitacola, Assessore alle attività produttive e sviluppo economico della Regione Campania, perché “libertà per un giovane, per un uomo è poter realizzare il suo progetto di vita”. Eppure il settore artigianato è senza dubbi il comparto dove attuare importanti strategie se si vuole ancora essere presenti, offrire ai giovani una opportunità per non andare via dai loro territori e, perché no!, tentare di far ritornare coloro che sono andati via. Perché, è stato sottolineato, che oggi con la onnipresente “intelligenza artificiale” si possono fare cose che una volta sembravano impossibile. Da qui l’intervento di Claudio Naddeo, Dirigente del Convitto Nazionale di Salerno e del prof. Amleto Picerno Ceraso dell’Università di Napoli che hanno sottolineato come sia importante per gli studenti la conoscenza di questo particolare settore virtuale per lo sviluppo delle imprese artigiane, che si evolvono tra “regola, sfide e opportunità” come ha ribadito Francesco Aversano della Federico II di Napoli. In pratica si tratta di portare nelle “botteghe delle mani” giovani culturalmente preparati capaci di produrre con le mani ciò che la mente, l’animo, il cuore suggerisce loro di volta in volta in termini di emozioni da tradurre in oggetti d’arte o di semplicità quotidiana, ma sempre nuovi, diversi. Nell’artigianato non vi è ripetitività perché ogni oggetto è frutto dell’imperfezione dell’uomo e non della perfezione delle macchine; nell’artigianato non può esserci serialità, se non riferita alla tipologia dell’oggetto, sia esso un piatto ceramico, un paio di scarpe, un abito da indossare tutti i giorni o in particolari occasioni. L’artigianato è la “bottega delle mani”, il luogo dove il pensiero si fa prodotto per l’uomo, dove l’artigiano si fa maestro nel produrre, il maestro si fa artigiano nel comunicare. Ritorna, ancora, Iannaccone: sottolinea come l’intelligenza artificiale senza l’uomo (il pensiero, la vita) sia un campo morto. Così il salto di qualità deve essere innanzitutto culturale, un salto che non deve privare i giovani dei loro diritti, dei loro sogni, perché il sogno è vita, almeno per i giovani. Un sogno che dà la spinta ad osare, dà la forza a proseguire tra le difficoltà che il quotidiano ci pone davanti. “La fabbrica lenta”, narra Iannaccone, nel 2007 ebbe una crisi profonda: una fabbrica tessile che pensava di poter competere con i prodotti made in Cina. Una sfida impossibile! Ma il proprietario va proprio in Cina e compra vecchi telai, di quelli che producono “lentamente” un tessuto pregiato per volta. E porta in Italia, nella sua terra, tra le mura della sua fabbrica in crisi, quei vecchi arnesi. Comincia la produzione di tessuti, pregiati, unici, rari, comincia la risalita, la crisi diventa favola. E addobba le pareti di quella fabbrica di opere d’arte che aveva comprato durante anni di raccolta, una passione di cultura. Così oggi gli operai lavorano tra le macchina e a contatto con l’arte, dentro una pinacoteca che solleva l’anima e il cuore. Ecco la fusione tra cultura e imprenditoria artigianale, la macchina non è nemica, ma compagna di viaggio. “La fabbrica lenta” oggi esporta i suoi tessuti pregiati in Cina. La speranza del Sud, il cambio di paradigma di un Sud affannato è iniziato e va proseguito proprio nel settore dell’artigianato diffuso sul territorio, dove non vi è ripetitività, non vi è serialità, non vi è la possibilità di essere copiati, perché intanto che “gli scopiazzatori” portano nella loro bottega quel disegno, quel modello, quel prodotto e lo commercializzano, l’artigiano italiano ne ha già inventati almeno altri dieci di modelli, di manufatti. Nelle mani dell’uomo (e non può essere diversamente) nella forza del suo animo libero, del suo cuore innamorato del proprio mestiere, delle sue idee raccolte in un ambiente che sa di casa, è possibile pensare a un futuro di crescita della società e tenere in questi territori tutti quei giovani che sono costretti a trovare il loro sogno altrove. Al termine degli interventi Marco Sansivierio, Presidente Nazionale Artigianato della Fenailp ha chiesto all’on. Angelica Saggese, assessore regionale al lavoro e alla formazione, un tavolo di confronto tecnico, operativo perché “la formazione scuola-lavoro diventi un ponte concreto tra formazione e occupazione”. Potrebbe essere un modo per trasformare la tradizione in opportunità. Oggi più che mai la società viaggia su velocità inimmaginabili ancora negli anni settanta del secolo da poco trascorso. Eppure in questo rumoreggiare di auto veloci, di macchinari che producono oggetti infiniti, di treni sospesi con la loro velocità tra il tempo e lo spazio, c’è bisogno di quella bottega delle mani nella quale, da sempre, l’uomo riflette, agisce con pacatezza di gesti, vive il suo tempo, il suo territorio con la consapevolezza che il suo lavoro rimanda ad una tradizione antica e fa la storia di un popolo producendo emozioni.





