di Erika Noschese
Arriva al seggio numero 55 della scuola Vicinanza alle 14.30 per esercitare il proprio diritto al voto, ma riesce a farlo soltanto intorno alle 18.30, dopo oltre quattro ore di attesa, spostamenti e difficoltà. È l’amara disavventura vissuta da una cittadina diversamente abile che ha deciso di raccontare pubblicamente quanto accaduto per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di non arrendersi mai davanti agli ostacoli burocratici e alle barriere, materiali e umane, che troppo spesso ancora limitano i diritti delle persone con disabilità. «Sono una donna in carrozzina, ma il mio cervello funziona fin troppo bene», racconta con amarezza la protagonista della vicenda. «Come accade a ogni tornata elettorale, mi sono recata alla scuola Vicinanza per votare. È un mio diritto e non intendo sottrarmi. Arrivata davanti alla scuola, però, mi sono ritrovata ancora una volta davanti a un edificio di fatto inaccessibile per chi, come me, vive in carrozzina. Ma la cosa che mi ha ferita maggiormente è stata la posizione assunta dal presidente di seggio, che mi ha invitata ad andare altrove perché lì, a suo dire, non era possibile farmi votare». Una situazione che la donna definisce umiliante, soprattutto perché, come precisa lei stessa, in passato non aveva mai incontrato ostacoli di questo tipo. «Ho sempre votato lì e non ho mai avuto problemi. In occasione delle precedenti elezioni, compresa l’ultima tornata regionale, i presidenti di seggio si sono sempre mostrati disponibili e pronti ad aiutarmi. Quando arrivavo, veniva chiuso il portone per garantire la privacy, sistemata una tendina per assicurare la segretezza del voto e, assistita dal presidente e dalle forze dell’ordine presenti, riuscivo tranquillamente a esprimere la mia preferenza. Alla fine il presidente inseriva personalmente la scheda nell’urna. È sempre stato fatto così». Questa volta, però, tutto è cambiato. «Il presidente di seggio si è rifiutato di procedere e continuava a ripetermi che avrei dovuto votare in un’altra sede. Mi sono sentita mortificata, quasi come se stessi chiedendo un favore e non esercitando un diritto costituzionalmente garantito», racconta ancora la donna. Nonostante il forte disagio e le difficoltà fisiche, la cittadina non ha però intenzione di arrendersi. «Fortunatamente sono molto testarda. Non mi sono arresa, anche perché mio marito ha problemi di salute e non era semplice spostarci continuamente da una parte all’altra della città». Determinante, a quel punto, è stato l’intervento di alcune persone presenti in un’altra sezione del plesso scolastico. «Dalla sezione accanto qualcuno mi ha finalmente dato una mano. Mi hanno spiegato quali documenti avrei dovuto presentare e cosa fare per poter ottenere assistenza». La donna, quindi, è stata costretta a tornare a casa per recuperare il certificato di invalidità rilasciato dall’Inps, per poi fare nuovamente ritorno al seggio. «Quando sono arrivata per la seconda volta mi è stato spiegato che il Comune metteva a disposizione un servizio di trasporto dedicato alle persone con disabilità. A quel punto è intervenuto un pullmino attrezzato. Voglio sottolineare che il personale a bordo è stato estremamente gentile, disponibile e umano. Mi hanno assistita con grande professionalità e accompagnata al seggio della scuola Regina Margherita, dove finalmente ho potuto votare». Una vicenda che, oltre al disagio psicologico, ha avuto anche conseguenze sul piano fisico. La donna, infatti, soffre di problemi di salute che la obbligano ad assumere farmaci a orari prestabiliti. «Ho praticamente rinunciato al pranzo perché sono rimasta per tutto il pomeriggio davanti al seggio tra attese, spostamenti e problemi burocratici. Di conseguenza non ho potuto assumere regolarmente i medicinali che devo prendere durante la giornata», spiega. Nonostante tutto, la cittadina ha deciso di trasformare la propria esperienza in un messaggio di incoraggiamento rivolto a chi vive quotidianamente situazioni analoghe. «Se ho deciso di raccontare quanto accaduto è perché vorrei essere un esempio per tutte quelle persone che ogni giorno si scontrano con difficoltà enormi e, a volte, pensano di lasciar perdere. Di fronte a un diritto non bisogna mai arretrare. Mai. Anche quando ci si sente soli, stanchi o umiliati, bisogna continuare a pretendere rispetto e dignità». Il suo racconto riaccende inoltre il dibattito sull’accessibilità dei seggi elettorali e sulla necessità di garantire concretamente il diritto di voto a tutti i cittadini, senza discriminazioni né ostacoli organizzativi. Perché il diritto di partecipare alla vita democratica del Paese non può dipendere dalla presenza o meno di barriere architettoniche, né dalla sensibilità personale di chi, in quel momento, è chiamato a garantire un servizio pubblico essenziale.





