Angelo Villani in carcere - Le Cronache Ultimora
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Angelo Villani in carcere

Angelo Villani in carcere

Di Antonio Manzo

“Mi trovo a varcare il carcere di Fuorni. Ma di quale bancarotta parliamo: se l’avessi fatto mi sarei messo in tasca i soldi, io non ho mai preso niente basti pensare che mi sono dovuto vendere anche le fedi nuziali per tirare avanti“, pensa tra sè e sè l’ex patron della catena di supermercati e presidente della Provincia di Salerno finito per bancarotta in vicenda giudiziaria iniziata nel 2009 con l’arresto per l’imprenditore nel 2011. Lui dovrà scontare dopo la sentenza della Corte di Appello di Napoli, che la Cassazione dell’ultima sentenza di condanna, sette mesi di una pena residua alla soglia dei 70 anni che compirà ad agosto prossimo. Martedì sera alle otto in punto i finanzieri lo hanno prelevato nella sua casa di Pontecagnano per condurlo al carcere di Fuorni. Se si chiudono le celle per Angelo Villani, si riapre un discusso processo nato con la dichiarazione di fallimento per pochissimi milioni di ammanco sulla stessa banca della quale era consigliere di amministrazione. Una inchiesta natta dalla procura di Salerno allora retta dal procuratore della Repubblica Franco Roberti. L’esplosione del caso raggiunse il circo mediatico giudiziario che racconta perfino di quadri d’autore , che erano solo delle “croste”, sequestratati che erano falsi ma gli investigatori mostrano come simbolo del loro attivismo operativo della “clamorosa inchiesta” che Franco Roberti presenta in grande stile comunicativo. C’è tutto per presentare l’antimafia di accatto di periferia: il politico presidente della Provincia pd, il titolare di una catena di supermercati di valore nazionale, l’anagrafe Nocerina per Villani e la sua famiglia. Ma proprio in queste ore dopo il “celebrato” tintinnar di manette viene chiesto al giudice fallimentare dr. Giorgio Iachia di chiedere un concordato con quei pochi creditori che presentano le istanze, secondo una procedura molto utilizzata dai giudice fallimentari salernitani per evitare i tracolli aziendali. Ma anche criterio “doppiopesistico” tutto salernitano. La risposta del giudice che risponde prontamente alla disponibilità dell’Alvi: “Aspettiamo la prima udienza per chiedere un motivato rinvio”. Ma alla prima udienza c’è la dichiarazione di fallimento dell’Alvi, altro che rinvio. L’imprenditore Villani non vuole arrendersi; paga con regolari pagamenti bancari quel che spetta ai suoi dipendenti e soprattutto la famiglia (coinvolta anche a sorella) ipoteca tutte le sua proprietà per un cosiddetto crac che la Procura e la Guardia di Finanza calcola per 200 milioni di euro. Il circo mediatico giudiziario plaude e non cita, perché non c’è, una particolarità economica-delinquenziale dei crac all’italiana. Cioè costruire società satelliti per salvare il patrimonio già ipotecato. Manca l’aggiunta criminale economico nel fallimento Alvi. Arrivano gli arresti, e si arriva nel 2022 a condanne per ventitré imputati per ben 56 anni di reclusione. Angelo Villani viene condannato a 12 anni e sei mesi di carcere. Il processo di appello riduce sensibilmente le condanne per la bancarotta fraudolenta del gruppo Alvi. Villani prende la parola in udienza per contestare le accuse, rievocando le tappe del suo lungo percorso giudiziario e tentando di dimostrare l’infondatezza delle ipotesi a suo carico. È porta a casa solo un alleggerimento di pena da 12 anni a 5 di reclusione. Riduzioni analoghe anche per gli altri imputati della famiglia Villani 5 anni e 5 mesi per Antonia Villani (già condannata a 12 anni), 4 anni e 2 mesi per Giuseppe Villani, 4 anni e 10 mesi per Elisa Villani, 4 anni e 8 mesi per Giovannina Villani, 4 anni e 2 mesi per Anna Villani e 5 anni per Antonio Della Monica, anche lui ex patron cavese della grande distribuzione. Angelo Villani va in carcere in un fallimento per il quale chiede, all’epoca, il concordato ai giudici mai ottenuto. Ma che arricchisce le gesta dell’epoca di un circolo mediatico giudiziario tutto salernitano.