Rimini calcio, dietro la truffa il boss Vitaglione di Scafati - Le Cronache Ultimora
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Rimini calcio, dietro la truffa il boss Vitaglione di Scafati

Rimini calcio, dietro la truffa il boss Vitaglione di Scafati

Scafati/Rimini. Sette indagati e un sequestro nell’ambito della maxi truffa sul Rimini Calcio: operazione della Guardia di Finanza e della Digos con inchiesta partita dal capoluogo romagnolo e arrivata fino a Scafati dove per gli inquirenti ci sarebbe stata la regia dei crediti fantasma. Ai presunti responsabili, vengono contestati i reati di truffa aggravata, indebita compensazione, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali illeciti e bancarotta fraudolenta. Sotto chiave, a seguito di un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, società finanziarie, crediti, immobili e aziende per un valore complessivo di 8 milioni di euro. Gli indagati sono stati oggetto di perquisizioni sia domiciliari che sui posti di lavori.  L’inchiesta parte dal passaggio di proprietà della Rimini calcio alla Building Company nell’agosto 2025, il tentativo di rimettere in ordine i conti della società e poi il tracollo definitivo culminato nel fallimento. Secondo gli investigatori, dietro a quella che appariva come un’operazione di salvataggio del club biancorosso si sarebbe mosso un sistema basato sull’utilizzo di crediti d’imposta inesistenti per cancellare debiti fiscali e contributivi.  Un meccanismo che avrebbe consentito di estinguere in poche settimane oltre 750mila euro di esposizioni verso Agenzia delle Entrate, Inps e Inail senza versare denaro reale.  Tra gli indagati figura Giusy Anna Scarcella, che aveva rilevato la squadra biancorossa tramite la società Building Company nell’agosto dello scorso anno. Pochi mesi dopo, però, il club sarebbe precipitato verso il collasso. Il 28 novembre scorso, la Figc ne aveva disposto l’esclusione dalla Serie C con la revoca dell’affiliazione e lo svincolo dei tesserati. Il 23 dicembre il Tribunale di Rimini aveva aperto la liquidazione giudiziale certificando un passivo superiore ai 4 milioni di euro. Secondo la ricostruzione della Procura, i nuovi amministratori avrebbero cercato di presentare una situazione apparentemente più solida utilizzando crediti fiscali risultati poi inesistenti. Gli investigatori hanno seguito il percorso di questi crediti fino a una società di Scafati che non avrebbe avuto i requisiti necessari per generarli e che aveva addirittura una partita Iva cessata. In pratica, il sistema contestato avrebbe permesso di compensare debiti tributari e previdenziali con crediti che, secondo gli inquirenti, non esistevano. Ma per la Procura non sarebbe stato l’unico problema. L’inchiesta contesta infatti anche una serie di operazioni ritenute distrattive che avrebbero contribuito ad aggravare ulteriormente la crisi economica del club.  Tra gli indagati compare anche Valerio Perini, amministratore unico del Rimini Fc e dirigente della Building Company.
Nell’inchiesta figura inoltre Giuseppe Vitaglione. Il suo nome era già emerso nell’ottobre 2025 in un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Salerno che aveva portato al suo arresto per presunte estorsioni aggravate dal metodo mafioso e prestiti usurari. Vitaglione era stato più volte accostato alle vicende societarie del Rimini, nonostante le secche smentite pubbliche arrivate all’epoca dalla presidente Giusy Anna Scarcella. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato il vero «uomo ombra» dell’operazione. Una ricostruzione che nel corso dei mesi era stata sempre respinta dalla Scarcella, che aveva pubblicamente negato qualsiasi coinvolgimento o legame tra Vitaglione e la gestione del club biancorosso.L’operazione di polizia giudiziaria, condotta congiuntamente dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato di Rimini con l’ausilio del personale dei Reparti territorialmente competenti che hanno fornito supporto tecnico logistico per le operazioni svolte sul campo, si inserisce nell’azione di contrasto alla illegalità a tutela dell’economia legale, per la salvaguardia dell’imprenditoria rispettosa delle regole e per la repressione di fenomeni di inquinamento del tessuto economico sano.