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Festività di Ognisanti, più profana che sacra

Festività di Ognisanti, più profana che sacra

Laura Scermino

E’ fatto noto a tutti che la festa di OGNISSANTI, di valore civile per essere nazionale, oltre che evidentemente religioso, vuole dedicato il primo novembre al festeggiamento di tutti i santi e martiri cattolici, cui segue quello di commemorazione dei defunti, nato invece come festa per ricordare le anime del purgatorio, ricorrenza liturgica che tuttavia non è rossa sul calendario. Orbene fermo restando che per entrambe la spinta al festeggiamento è inconfutabilmente legata ai precetti della Chiesa Cattolica ed alla tradizione, a memoria dei Patti Lateranensi non più in vigore relativamente al riconoscimento della religione di Stato, è innegabile che nella loro specificità,le dette feste, esulano da quelli che sono i valori propriamente civili, quali principi etici fondamentali che garantiscono una convivenza democratica e rispettosa all’interno di una comunità, per ritrovarsi nel comune denominatore della morte, quale tappa obbligata per tutti. Dunque il festeggiamento di ogni santo e la commemorazione dei “fu” univocamente scandiscono il concetto che la morte non è la fine di tutto, ma è un momento di passaggio, un portale che conduce ad un’altra dimensione. Ed è proprio questa credenza religiosa che dal lontano VIII e IV secolo ,motivò la festa denominata HALLOWEEN, di origine celtica, ma che tuttavia ne rappresentò nel suo propagarsi una devianza,per essere snaturata completamente dal secolo passato ai giorni nostri. Va da sé che festeggiare i Santi e/o i martiri e ricordare e suffragare le anime dei propri defunti in una ritualità che passa nei viali dei cimiteri che si riempiono di fiori freschi,metafora delle preghiere rassegnate per l’anima dei visitati,non ha nulla a che vedere con quello che oggi la massa vive come un carnevale “macabro” ed a tema horror,riproponendo personaggi dunque,che a differenza dei Santi per cui la festa stessa in origine nasceva,sono malevoli e figli dell’oscurità. HALLOWEEN oggi,dunque,inneggia a festeggiare l’altra faccia della morte,quella non rassicurante,cupa,tenebrosa,oscura ,sghignazzante,beffarda,in un tripudio di maschere lugubri,di vestiti “noir”, di dolci a tema,da far paura e per fare paura.Ed ecco in vendita un pullulare di accessori per diventare “mostruosi”: denti aguzzi e sanguinanti,mantelli,teschi,scope,zucche scavate,ragni e spray ragnatela,spaventapasseri, ed ogni maschera “orrenda” nel predominare dei colori,nero,viola ed arancio,da indossare per estorcere un dolcetto in un luogo di un dispetto!! Usanza,quest’ultima, che si ispira alla pratica tardomedievale “encomiabile” dell’elemosina, quando la gente povera andava di porta in porta a ognissanti (il 1º novembre) e riceveva cibo in cambio di preghiere per i morti dei donanti da recitare il giorno della commemorazione dei defunti (il 2 novembre). Ma quanti conoscono la ragione storica di questa festa che ha radici in quelle cattoliche e quanti ancora solo per vuota moda abbracciano le proposte commerciali che impongono gadget di ogni genere irrinunciabili per arricchire le case di molti ed abbellire le invitanti vetrine dei negozi, che al pari dei successivi addobbi natalizi, si colorano di arancio e di effetti a tema. Tutto strumentale alla sera del 31 ottobre, fulcro della festività,rigorosamente in maschera “horror”. Va detto che in origine la festa di HALLOWEEN era più tipicamente collegata alla festa celtica di Samuin ed era nient’altro che l’addio alla stagione autunnale per dare il benvenuto all’inverno.Il freddo divenne dunque la metafora della morte, il buio della non vita. La parola halloween per tale ragione presumibilmente deriva dal termine inglese scavare che è “to hollow” e quindi la prassi di scavare la zucca è “hollowing”.Di qui l’identificazione della festa con la zucca ortaggio tipico del periodo autunnale.Altri la riconducono a una variante scozzese,più antica, dal nome completo ALL HALLOWS’ EVE che tradotto significa “notte di tutti gli spiriti sacri”. Qualunque sia la ragione della sua denominazione,un fatto è certo, che questa festa che attecchì tra i popoli professanti in Irlanda e Scozia, si svestì di dedizione religiosa per vestirsi di occulto,spiritismo,puntando l’attenzione sul tempo di coesistenza tra spiriti e viventi nel senso inquietante della cosa, atteso che le presenze tristi, negative e malefiche invece di starsene in un’altra dimensione ricercando la luce e la pace, non avrebbero avuto niente di meglio da fare che girarsene tra i vivi,nella fatidica notte a loro dedicata, ad incutere terrore o a soddisfare pretese di vendetta. La ragione di tale prospettiva dell’ eterno vagare degli spiriti senza mai trovare pace traeva origini da un racconto che era stato diffuso nei tempi passati dai risvolti appunto diabolici. La storia di jack o’ lantern. Jack, un fabbro astuto, avaro e ubriacone, una sera al pub incontrò il diavolo e si prese gioco di lui tanto da guadagnarsi un giuramento di liberazione dalla dannazione eterna. Ma la vita del fabbro costellata da peccati gli precluse le porte del cielo e per il giuramento ottenuto quelle dell’inferno. Il diavolo fu ben felice di lasciarlo errare come un’anima tormentata ed all’osservazione di Jack che fosse freddo e buio, il diavolo gli tirò un tizzone ardente, che jack posizionò all’interno di una zucca intagliata che aveva con sé. Cominciò, così, da quel momento a vagare senza tregua alla ricerca di un luogo in cui riposarsi. C’è da dire che se ai giorni nostri,per i più, la festa del 31 ottobre è semplicemente un’altra occasione per divertirsi,un secondo carnevale a tema obbligato da maschere horror che in un clima giocoso strappano una risata,è altrettanto innegabile che tutto ciò che innesca paura e brancola nel buio si presta all’opera del maligno e dei suoi seguaci che,secondo talune cronache, in questa notte di OGNISSANTI riconoscono la loro massima manifestazione in rituali che nulla hanno di “santo”,facendosi portavoce di un mondo che concede potere dall’oltre tomba,in un sentire negativo, non rasserenante, malevolo che non può ignorarsi,come non può ignorarsi che il male non è solo una questione che appartiene alla morte,ma vive e si propaga nella quotidianità di ognuno ora in una forma ora in un’altra,alimentandosi di tutti i sentimenti negativi che l’uomo avverte e nutre piuttosto che stemperare,e così poco alla volta, goccia dopo goccia lavora lo spirito per rabbuiarlo,confonderlo ed assopirne la sensibilità alla consapevolezza dell’errore,in ogni sua manifestazione,in un crescendo che divora la propria capacità di percezione dell’altro e dei suoi bisogni.La goccia si fa mare,lo stesso in cui navigano le ragioni proprie e quelle di Stato,scusanti illuminate che fondano le guerre e giustificano i contrasti in ogni ambito. Se è vero che il bene è cosa diversa dal male è altrettanto vero che il senso del festeggiamento di Halloween si beffa dei vivi e delle loro tasche ancor prima che dei Santi e dei defunti.