Un prestito da 15mila euro a imprenditori in difficoltà ma nel giro di qualche mese le vittime avrebbero dovuto pagare 93mila euro (con rate mensili da 2mila euro) e avrebbero dovuto estinguere il debito con tre cosche diverse. Processo abbreviato subordinato alle dichiarazioni dei testimoni per 12 dei 16 indagati. Si torna in aula il 12 novembre davanti al gup Giovanni Rossi del Tribunale di Salerno. Altri 4 invece procedono con il giudizio ordinario sempre a Salerno. Tutti rientrano nel giudizio immediato richiesto dalla procura Antimafia di Salerno (pm Elena Guarino e Carlo Rinaldi supportati dall’aggiunto Francesco Soviero). Alla sbarra ci sono Domenico e Vincenzo De Cesare, Alessandro De Luca, Francesco De Luca, Antonio Donniacuo, Massimo Evangelista, Francesco Genovese, Roberto Guarnaccia. Luigi Pescatore, Rocco Ravallese, Gaetano Schettini e Roberto Vietri.La vicenda riguarda il blitz dell’ottobre 2025 con indagini che sono partite nell’estate e culminate con un blitz interforze (carabinieri, polizia e guardia di finanza) grazie al coordinamento di 3 procure (Salerno, Avellino e Torre Annunziata). E avevano portato gli investigatori a scoprire una rete criminale composta tre clan di camorra (D’Alessandro di Castellammare di Stabia, Genovese della Valle dell’Irno e Partenio di Avellino) che si dedicavano sia all’usura che alle estorsioni. A due giovani imprenditori conciari originari di Montori, che si trovavano in gravi difficoltà economiche e avevano chiesto loro un prestito, avevano sottratto ingenti somme di denaro. Insistendo nella richiesta di pagamento anche attraverso minacce. Un clan (D’Alessandro) che prendeva il posto di un altro (Genovese) e un altro (Partenio) subentrato nell’attività illecita alla cosca cui si erano rivolte le vittime. I due imprenditori che si trovavano in difficoltà avevano chiesto soldi ad esponenti della consorteria della Valle dell’Irno (Francesco Genovese) ma quando non riuscirono a pagare si rivolsero ad amici e conoscenti per tamponare il debito. Quì – secondo l’accusa-entrarono in gioco i sodali del clan stabiese dei D’Alessandro che non solo avrebbero intimato alla cosca opposta di desistere su quel debito contratto dagli imprenditori conciari ma li costrinsero a pagare rate da 2mila euro mensili per un totale di 93mila euro a fronte di un prestito iniziale elargito da un mici ritenuto vicino al clan della Valle del’Irno di 15mila euro. A questo punto subentrò il clan Partenio di Avellino che, rimarcando e facendo notare di non accettare le estorsioni sul proprio territorio, incontrarono le vittime in un bar di Montoro e minacciandole dissero loro di non pagare più i D’Alessandro ma i propri emissari: quei 2mila euro mensili in sostanza sarebbero toccati al clan Partenio di Avellino. Ma la storia non fini qui, perchè emissari dei D’Alessandro si recarono presso un esercizio commerciale di Mercato San Severino dove incontrarono il titolare di un autonoleggio anche lui coinvolto al quale fu riferito di portare l’imbasciata ad alcuni proprietari di bar che avevano residenza a Milano dove svolgono l’attività di imprenditori e che avrebbero dovuto sborsare 20mila euro come “pizzo”. Ora il 12 novembre si torna dal gup del Tribunale di Salerno Giovanni Rossi.






