San Matteo tra devozione, ego e ombre di Curia - Le Cronache Ultimora
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San Matteo tra devozione, ego e ombre di Curia

San Matteo tra devozione, ego  e ombre di Curia

Un invito accorato alla concordia o una prova muscolare di legittimazione personale? La vigilia e le celebrazioni della festa di San Matteo, Patrono di Salerno, mettono a nudo un clima di forti tensioni e malumori striscianti all’interno dell’Arcidiocesi, facendo finire sotto la lente la gestione dell’Arcivescovo Andrea Bellandi e un’organizzazione ricca di nodi mai sciolti.

L’appello inviato ai presbiteri per richiamarli in massa alla concelebrazione eucaristica ha fin da subito suscitato reazioni contrastanti. Per molti non è stato un semplice gesto pastorale, ma la mossa difensiva di chi cerca di schermare la propria persona di fronte a un ospite illustre: il Prefetto del Dicastero Vaticano, Mons. Filippo Iannone. Mostrargli una cattedrale gremita e un clero compatto è parso un tentativo di accreditare a Roma l’immagine di una diocesi serena, nascondendo le crepe di un malessere diffuso.

La conferenza nel cortile e l’enigma della logistica

Un primo campanello d’allarme sulle stranezze di questa edizione riguarda la gestione dei media. La conferenza stampa con il Prefetto è stata allestita all’aperto, nel cortile del Palazzo Arcivescovile. Un’ambientazione insolita che ha fatto storcere la bocca a diversi presenti: si è trattato di un’improvvisazione logistica o di una scelta calcolata per ragioni di spazio o opportunità? Resta l’impressione di una cornice singolare per un incontro istituzionale di tale livello.

Riprese televisive, service esterni e bilanci opachi

Ancora più accese sono le polemiche sulla copertura mediatica della celebrazione. Le riprese televisive del Pontificale e della processione sono state affidate a una struttura/agenzia esterna. La domanda che circola insistentemente tra i banchi e nelle sagrestie è semplice ma bruciante: per quale motivo si è ricorsi a un service esterno? Chi ha pagato questo servizio e con quali fondi?

Trattandosi di risorse che toccano la cassa diocesana o le contribuzioni dei fedeli, molti temono che – come già accaduto in altre occasioni – queste domande destinate alla trasparenza non otterranno alcuna risposta ufficiale.

L’assenza dei Vescovi suffraganei e l’ombra del “protagonismo”

C’è infine un dettaglio d’etichetta ecclesiastica che non è passato inosservato ai più attenti: la mancata partecipazione (o il mancato invito) dei Vescovi della Metropolia di Salerno alle celebrazioni solenni del Patrono. In una ricorrenza di tale portata, la presenza dei presuli delle diocesi suffraganee rappresenta da sempre un segno tangibile di comunione fraterna della Chiesa locale.

La loro assenza ha rinfocolato le accuse dei detrattori, che leggono nel comportamento di monsignor Bellandi l’ennesima dimostrazione di un ego smisurato. Secondo i critici, l’Arcivescovo avrebbe deliberatamente evitato di spalancare le porte della Cattedrale ai confratelli Vescovi per non rischiare di essere “oscurato” o di dover dividere la scena, mettendo in mostra un protagonismo che finisce per soffocare perfino la basilare amabilità e la cortesia dell’accoglienza.

Tra appelli all’unità, spese poco chiare e calcoli d’immagine, la solennità di San Matteo si conferma quest’anno non solo un momento di fede, ma un vero e proprio specchio delle contese