Alberto Cuomo
La settimana scorsa è stata, sul piano delle notizie locali, tutta all’insegna del dejà vu. L’articolista che su queste stesse colonne si firma “Tribunale della Mezzanotte” e che con molta probabilità è l’ex sostituto procuratore della repubblica di Salerno, Michelangelo Russo, ha ancora scritto sulla cosiddetta tangentopoli salernitana prendendo spunto dalla inaugurazione del budello intitolato a Robero Racinaro che dal trincerone si infila pericolosamente nel sottopasso di via SS Martiri. Ricordando come Racinaro sia stato indagato in quel periodo oscuro, per reati oltretutto secondari, l’articolista ha lamentato il fatto che la buia stradina abbia assunto un toponimo che ricorda una persona passata a fil di giustizia omettendo che proprio la vicenda del più giovane Rettore d’Italia mostra l’inconsistenza colpevole di quella triste stagione di indagini a Salerno. Racinaro fu stroncato, professionalmente e fisicamente, da false accuse che lo videro dopo 16 anni di tribolazioni, in fine innocente con formula piena, e tuttavia esausto tanto da morirne. Racinaro non fu l’unica vittima della cosiddetta Tangentopoli salernitana. Si ricorderà l’ingegnere Cosimo Mastrandrea, l’onorevole Francesco Curci e poi gli ingegneri Raffaele Galdi e Franco Amatucci i quali, qualunque sia stato il loro reato, non meritavano certo di morire di crepacuore. Per non dire della morte professionale di tecnici di valore messi alla berlina dai mediocri consulenti di Russo, tra i quali l’architetto Vincenzo Andreola indagato da un ex collega della moglie per la vicenda dei rifiuti tunisini (che il procuratore voglia far giungere l’indagato alla prescrizione?) Oltretutto, il procuratore accusatore dei progettisti di reati di “falso ideologico” esibiva nello stesso periodo un pannello ceramico di sua proprietà, molto rimaneggiato e, malgrado i vistosi rifacimenti, attribuito a Guido Gambone, in una mostra pubblica presso il tempio di Pomona, secondo una modalità che ne avrebbe potuto far lievitare il prezzo. Contrariamente a quanto scrive il fantomatico pubblicista, De Luca non ha voluto onorare Racinaro a dispetto della magistratura, tanto più che dedicargli un oscuro budello non sembra affatto un omaggio, ma ha solo risposto ad un proprio senso di colpa dal momento quella temperie, dopo averlo visto persino dimostrare in piazza contro i socialisti, con cui condivideva la giunta comunale, lo favorì nella sua scalata al potere. E dejà vu sono le inaugurazioni di De Luca il quale è tanto entusiasta nel farle da tagliare in un prossimo futuro, probabilmente, anche nastri al rifacimento di marciapiedi. E infatti ha già inaugurato due fontane esistenti da tempo e abbandonate sin dopo loro messa in funzione. L’evento è stata l’occasione per dire, dal momento una delle due è stata progettata da Bohigas, che il turismo non può non apprezzare l’architettura moderna che esse rappresenterebbero auspicando un tour fontanipede quasi siano quelle barocche di Roma, laddove le fontane storiche, quella di don Tullio, del sedile del Campo, di Largo Abate Conforti, di piazza Alario, di piazza D’aiello (Fornelle) sono lasciate languire con tutto il centro storico, unica vera meta dei turisti i quali, a parte qualche cafone che dice oooh al centro della cosiddetta piazza della libertà, sfuggono del tutto i Bofill, i Chipperfield, le Zaha Hadid per non dire i vari progettistucoli del regime. E un dejà vu è l’approvazione del progetto di variante al Puc millantato quale documento rivolto a bloccare il consumo del suolo. In realtà la variante, in omaggio ai diritti edificatori pregressi, con la falsa scusante di voler evitare contenziosi legali (che il Comune vincerebbe) ha mantenuto la previsione del Puc di 160mila abitanti, quantificando l’edificazione dei nuovi vani in ragione di quella non ancora edificata, in 290mila metri quadri di solaio assimilabili a oltre 3500 vani pari a poco più di 1/5 del Q2-Q4, tutti da costruire nel costruito nella affermata salvaguardia delle aree agricole. Chi sa se il previsto housing sociale, ovvero i programmi di Edilizia Residenziale Sociale (ERS) saranno all’interno della quantificazione o se, invece, nella considerazione che il co-housing, oltretutto finanziato in parte dalla Regione, in quanto fondato sull’ecosostenibilità, non sarà in aggiunta alla quantità di vani prevista. Certo è che l’avere bloccato l’espandersi dei B&B consentirà la costruzione di alberghi e, quindi, in definitiva, tra le tante tipologie edilizie previste, considerando anche l’espansione della cosiddetta “zona industriale” sempre più un’area commerciale, è probabile che tra il centro e lo stadio Arechi la nostra città sarà densa di cemento come un uovo. E tra le inaugurazioni non mancherà certamente quella della cosiddetta Porta Ovest che di fatto, partendo dal porto commerciale giunge ad un punto cieco, ovvero ad un innesto sul viadotto attuale, sì da essere di fatto impraticabile a meno di ulteriori ingorghi. E non solo, la Porta Ovest appare essere il pretesto per la cementificazione degli specchi d’acqua ancora esistenti interni al porto con nuove banchine da riservare ai container, tanto più che, contrariamente a quanto promesso da Cuccaro, il progetto per l’ampliamento del porto, nel probabile accordo tra Comune e Ministero dell’Ambiente, chi sa tra De Luca e Cirielli, va ancora avanti in attesa delle autorizzazioni ministeriali. Insomma, mentre la vecchia Salerno, quella vera dei salernitani, è stata mortificata da politici, tecnici e imprenditori “cafoni di fuori” su quanto rimane di lei per far ulteriormente arricchire i soliti noti è ancora possibile lucrare senza che nessuna opposizione con caratura nazionale, se non quella locale di Lanocita, Zambrano e Avella, o autorità superiore, intervenga.







