Alberto Cuomo
Chi ha avuto modo di ammirare Vincenzo De Luca correre da giovane in strada per qualche sua faccenda, ne ha potuto apprezzare la totale inidoneità alla corsa, sgraziato come era nella piccola andatura tacco-punta che lo obbligava a tenere il sedere basso nella ridicola imitazione di un papero. Sarà forse per la sua scarsa inclinazione a praticare la corsa e, con essa, probabilmente, lo sport, che il nostro sindaco ha destinato Salerno ad essere il fanalino di coda della Campania nella pratica sportiva. Si pensi al calcio. A parte Caserta che, come Salerno, vede la squadra cittadina in terza serie, tutti gli altri capoluoghi di provincia si rappresentano in compagini che giocano nelle serie maggiori. E non solo, anche Castellammare di Stabia, un centro che per numero di abitanti, per estensione e per economia è la metà della nostra città, vede la sua squadra partecipare ad un campionato superiore a quello in cui gioca la nostra Salernitana dove è in derby con la Cavese, il Giugliano, il Sorrento, la Scafatese e il Savoia, squadre cioè di Comuni tanto piccoli da non avere talvolta persino un campo idoneo. La disaffezione di De Luca nei confronti della Salernitana si manifesta nella gestione comunale dei campi di calcio nel corso della sua azione amministrativa. Del tutto cadente è infatti lo stadio Vestuti, pure un’arena storica che ha visto in sfida con la nostra Bersagliera il grande Torino di Valentino Mazzola, allenatori come Gipo Viani o calciatori come Agostino De Bartolomei, tutti a rendere in colorati arcobaleni i grigi gradoni di cemento interpreti del film di Nanni Loy su “Le quattro giornate” di Napoli. Quanto allo stadio Arechi, dopo le tante promesse di De Luca di migliorarlo mostrando immagini renderizzate in luogo del solito plastico, è giunto il progetto di un privato che vorrebbe realizzarne uno nuovo gratuitamente ricevendo in cambio la possibilità di costruire alberghi, una sala congressi, parcheggi multipiano, centri commerciali, stazione di pannelli fotovoltaici, tanto cemento insomma da far già venire la nostalgia per uno stadio semplice senza palazzi al contorno. Quanto al suo ammodernamento di cui al finanziamento regionale, il progetto prevede in definitiva principalmente “leccature” esteriori al fine di farlo apparire più bello, laddove le problematiche vere riguardano la doppia gradinata, l’assenza di coperture e il fondo del campo da gioco il quale, troppo vicino al mare, avrebbe bisogno di un nuovo drenaggio per incanalare le acque che rendono il terreno eccessivamente pesante nel maggiore affaticamento della squadra che vi gioca più spesso. Gli altri sport possono dirsi in altrettante gravi difficoltà. E’ il caso del pugilato che, malgrado i successi nel corso del tempo, dai Cipriano, Pappalardo, Casella, sino ai Limatola o ai più attuali campioni Dario Socci e Francesco De Rosa, si direbbe ultimi esponenti di una nobiltà che risale al mitico allenatore Mario Santucci, si continua ad esercitare in una palestra povera, ricavata sotto le gradinate del Vestuti priva dei più moderni strumenti tecnologici, i simulatori di combattimento o quelli che verificano con sensori i movimenti, la velocità e la forza degli impatti. E, per rimanere al Vestuti, fanno veramente pena la pista e le pedane per l’atletica leggera pure calcati da campioni internazionali e rappresentanti dell’Italia alle Olimpiadi, Azzaro, Giannattasio, Frasca, il giavellottista Pappalardo, i cui eredi, con l’allenatore Cannalonga, si sono trasferiti a Battipaglia. Pista e pedane che hanno visto il primo record del giovane Pietro Mennea, i primi tempi internazionali sui 5mila e 10mila di Pippo Cindolo, i salti di Antonietta Di Martino e che ora languono malgrado il restyling e l’impegno della società Vis Nova priva di incentivi pubblici. Già, perché gli unici sport che ancora raggiungono risultati lusinghieri sono quelli sostenuti dai privati, quali la vela e il canottaggio promossi dal Circolo Canottieri e dalla Lega Navale, o la scherma che dopo gli allori della Nedo Nadi oggi è maggiormente affidata al Club Scherma Salerno che, pure in una palestra non pubblica, con le sole risorse dei soci, ha sfoderato il campione Michele Gallo. Quanto agli impianti per il nuoto e la pallanuoto manca in città una piscina coperta di 50 metri e quella da 33metri, la piscina Vitale, è chiusa. Sarà per i sensi di colpa quindi, per non aver offerto, alla squadra del Circolo Nautico, una piscina idonea al campionato di serie B, sì da far trasferire gli incontri casalinghi a Santa Maria Capua Vetere, che De Luca e Savastano hanno fatto passerella dopo la promozione della squadra in A2. Del tutto assurdo poi che il Rugby Salerno giochi a Mercato San Severino, che il tennis sia affidato unicamente ai privati o giocabile nei pochi campi pubblici previo pagamento. In merito agli altri sport viene da chiedere come faccia De Luca a non accorgersi che la Jomi Salerno, la squadra di handball femminile protagonista in A1 che tante soddisfazioni ha dato alla nostra città gioca in un campo messo a disposizione presso la Caserma D’Avossa dalle autorità militari. Sul basket e la pallavolo meglio stendere un velo pietoso sebbene si tratti di due sport che tanto onore hanno dato a Salerno con squadre che hanno militato in serie A2 e B sia maschili che femminili e che oggi, pur in presenza di compagini che si battono in serie B, si vedono costrette a dividersi l’unico palazzetto esistente a Coperchia, delegando una più alta rappresentanza di questi sport a Scafati, Battipaglia o Nocera Inferiore. Oggi De Luca va blaterando sulla sicurezza mentre i maranza imperversano anche in città. Non ha compreso che lo sport è educativo, insegna la correttezza, l’uso delle regole, la competizione onesta, la volontà di fare sempre meglio. Ma evidentemente questi valori gli sono ignoti e, quindi, a Salerno niente sport.








