I delicati equilibri tra Curia, vescovo e presbiteri - Le Cronache Ultimora
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I delicati equilibri tra Curia, vescovo e presbiteri

I delicati equilibri tra Curia, vescovo  e presbiteri

La solidarietà si chiede o si merita? Il paradosso del consenso “su ordinazione” C’è una contraddizione intrinseca nel gesto di chiedere solidarietà. Per sua stessa definizione, la solidarietà è un moto spontaneo, un’adesione intima e libera alle difficoltà o alle battaglie di qualcun altro. Eppure, nelle dinamiche del potere, e persino delle istituzioni religiose, assistiamo sempre più spesso a uno strano fenomeno: la solidarietà pretesa, sollecitata o addirittura imposta. Quando la vicinanza umana e professionale diventa l’oggetto di una trattativa o di una pressione diplomatica, sorge spontanea una domanda: ha ancora valore una solidarietà che nasce perché è stata esplicitamente richiesta? Il paradosso della richiesta: se la pretendi, non è più solidarietà Nel momento esatto in cui un esponente delle istituzioni — sia esso un politico, un amministratore o peggio ancora un prelato — esige o pretende pubblicamente o privatamente un attestato di stima, la natura di quel gesto cambia radicalmente. Non siamo più nel campo dell’empatia o della condivisione di ideali, ma in quello del posizionamento strategico. Esigere solidarietà equivale a chiedere una prova di fedeltà. Chi risponde all’appello spesso non lo fa perché convinto della bontà delle azioni dell’altro, ma per preservare un equilibrio di potere, per non apparire “traditore”. Il risultato, tuttavia, è spesso controproducente. La solidarietà “firmata sotto dettatura” si riconosce lontano un miglio: è fredda, burocratica, priva di calore umano. Invece di spegnere l’incendio del dubbio, finisce per alimentarlo, dando l’impressione che l’istituzione stia proteggendo se stessa e i propri privilegi piuttosto che cercare la verità. La solidarietà si coltiva con i fatti In ultima analisi, la solidarietà non è una moneta che si può esigere a comando. È un credito fiduciario che si accumula nel tempo attraverso la trasparenza, l’onestà e la coerenza del proprio operato. Chi agisce alla luce del sole, nel rispetto delle regole e della comunità, non ha bisogno di bussare alle porte della curia dell’amministrazione o dei confratelli per chiedere di essere difeso: troverà la solidarietà della gente già lì, spontanea e gratuita, ad attenderlo. Il “caso solidarietà”: la Curia e l’Amministrazione civile Il dibattito sulla solidarietà “cercata” o sollecitata da don Alfonso Gentile mette in luce una dinamica tipica delle istituzioni locali: Il ruolo dell’Arcivescovo: Monsignor Andrea Bellandi e i vertici della Curia si trovano spesso nella complessa posizione di dover fare da scudo ai propri collaboratori più stretti, riaffermando l’unità del clero di fronte agli attacchi esterni, tanto è vero che il Vescoco si è trovato costretto ad andare a Capezzano nella parrocchia di don Gentile per il quale la legge dei nove anni non è valida, a sostenerlo agli occhi della comunità che ha detta di alcuni viene quasi costretta a partecipare e deve dare solidarietà così come ha dovuto fare il diacono don Vincenzo. Anche l’Amministrazione Comunale: viene inevitabilmente trascinata e costretta da don Gentile a dargli solidarietà, ed ecco allora che il Sindaco per quieto vivere manda una nota di benvenuto al Vescovo ed uno scarna solidarietà al Don Gentile e da qui si capisce quanto sia apprezzato il ruolo di questo parroco. Tra dovere di trasparenza e difesa dell’istituzione La ricerca di solidarietà, in seguito a contestazioni, non è mai un fatto puramente personale. Per una figura come don Alfonso Gentile, la solidarietà dei confratelli, del Vescovo rappresenta la legittimazione del proprio operato. Tuttavia, in un’epoca in cui l’opinione pubblica chiede alle istituzioni – sia laiche che religiose – una trasparenza sempre maggiore, la richiesta di una “solidarietà d’ufficio” rischia a volte di essere percepita come una chiusura difensiva. La sfida per la Chiesa salernitana rimane quella di saper rispondere alle sollecitazioni della stampa non solo con attestati di stima reciproca, ma con la forza dei fatti e del dialogo aperto.