Il ritorno di Daniel Oren al San Carlo - Le Cronache Spettacolo e Cultura
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Il ritorno di Daniel Oren al San Carlo

Il ritorno di Daniel Oren al San Carlo

di Olga Chieffi

Il teatro San Carlo ha presentato ieri mattina, alla presenza di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente della Fondazione Teatro di San Carlo, Onofrio Cutaia, assessore alla Cultura della Regione Campania; Fulvio Adamo Macciardi, sovrintendente e direttore artistico del Teatro di San Carlo; Antonio Marcellino, capo segreteria del Sottosegretario alla Cultura, Giampiero Cannella, la nuova stagione 2026-2027. Il cartellone segna il ritorno, potremmo definirlo da direttore ospite principale, del Maestro Daniel Oren, dopo esserlo stato stabile dal 1982 al 1987 con la sovrintendenza di Francesco Canessa, anni d’oro quelli, che lo videro esordire nel 1982 con Tosca di Giacomo Puccini, interpretata da Raina Kabaivanska, soprano di riferimento che avrebbe affiancato il direttore in molteplici occasioni successive, dalla Die Lustige Witwe all’indimenticabile Don Carlos di Verdi con Renato Bruson e Ghena Dimitrova, o, ancora, Un ballo in maschera, del 1994 che inaugurò la fortunata collaborazione con il trio vocale composto da Kabaivanska, Juan Pons e Luciano Pavarotti, per continuare sia per la ripresa di Tosca nel 1996, sia per l’esecuzione della Messa da Requiem, quindi, la storica Bohème con la regia di Franco Zeffirelli, l’ Aida del 1998 e una singolare lettura di Carmen firmata dal regista Pappi Corsicato e tante altre incursioni del Maestro israeliano, che il prossimo anno festeggerà, lo si spera, il ventennio di direzione artistica col teatro Verdi di Salerno. Oren, il 2 dicembre, in occasione dei 290 anni della inaugurazione del massimo partenopeo, salirà sul podio per dirigere la “Luisa Miller” di Giuseppe Verdi, primo di ben undici titoli d’opera e sei produzioni di balletto, ai quali si aggiungeranno quattordici concerti sinfonici e 17 cameristici. Per avviare il percorso verso il traguardo dei 300 anni, l’inaugurazione di ogni stagione sarà affidata a un’opera scritta per il San Carlo da compositori che hanno contribuito in modo determinante alla sua identità artistica: Verdi nel 2026, Donizetti nel 2027 e Rossini nel 2028. Ad aprire il sipario nel 2026, il 2 dicembre, sarà Luisa Miller di Giuseppe Verdi. Sul podio salirà Daniel Oren, alla guida di un cast di grandi voci tra cui il soprano Mariangela Sicilia, Luisa e, per la prima volta a Napoli, il tenore Piotr Beczała, Rodolfo, insieme a Igor Golovatenko (Miller), Michele Pertusi (Walter), Marko Mimica (Wurm) e Martina Belli (Federica). A loro si alterneranno Marta Torbidoni (Luisa), Franco Vassallo (Miller) e Gabriele Sagona (Walter). La regia sarà curata da Davide Livermore, il cui ritorno si inserisce in un più ampio progetto che coinvolge i maggiori registi italiani della scena contemporanea. Tra questi spicca anche Serena Sinigaglia, che firmerà una nuova Aida destinata alla circuitazione internazionale, in vista di una tournée della compagnia in Giappone nel luglio 2027. Renato Palumbo dirigerà, per l’occasione, un cast composto da Maria José Siri (Aida), Luciano Ganci (Radames), Elizabeth DeShong (Amneris) e Ariunbaatar Ganbaatar (Amonasro), in alternanza con Roberta Mantegna (Aida), Mikheil Sheshaberidze (Radames), Teresa Romano (Amneris) e Sebastian Catana (Amonasro). Il mese di aprile 2027 sarà dedicato alla riscoperta del repertorio partenopeo tra Settecento e Ottocento con due titoli gemelli che esplorano il genere semiserio, sospeso tra commedia e dramma. Entrambi gli spettacoli recano la firma di Mariano Bauduin. Il capolavoro di Paisiello Nina o sia La pazza per amore, che sorprendentemente non è mai più stato proposto al San Carlo dall’ultima rappresentazione interpretata da Giuditta Pasta nel 1827, sarà diretto da uno specialista quale è Fabio Biondi. Ad essa si accosta una riscoperta in coproduzione con il Donizetti Opera Festival, la rara Otto mesi in due ore o sia Gli esiliati in Siberia di Gaetano Donizetti, diretta da Fabio Mastrangelo, riproposta a Napoli per la prima volta in tempi moderni per celebrare i duecento anni dal debutto assoluto, avvenuto al Teatro Nuovo sopra Toledo nel 1827. Il San Carlo rinnova, inoltre, il suo impegno verso i linguaggi d’oggi con una nuova commissione ad Alessandro Solbiati, tra i più riconosciuti compositori viventi, che scriverà un inedito completamento de La chute de la maison Usher (La caduta della casa degli Usher), opera tratta dall’omonima novella di Edgar Allan Poe a cui Claude Debussy lavorò tra il 1908 e il 1917. La produzione, diretta da Marco Angius con la regia di Luca Micheletti, sarà realizzata in collaborazione con il Teatro Alighieri di Ravenna. Non mancheranno le riprese di due produzioni sancarliane molto amate dal pubblico. Madama Butterfly, con la regia di Ferzan Özpetek, sarà diretta da Francesco Ivan Ciampa e interpretata da Anna Pirozzi, che avrà al suo fianco Jorge De León che darà voce a Pinkerton, Veronica Simeoni sarà Suzuki, Marco Filippo Romano vestirà i panni di Sharpless, mentre lo Zio Bonzo sarà interpretato da Antimo dell’Omo. Il barbiere di Siviglia, nello storico allestimento di Filippo Crivelli, sarà affidato alla bacchetta di Ottavio Dantone e vedrà nel cast Roberto De Candia nei panni del famoso factotum, Maxim Mironov il conte di Almaviva, Chiara Amarù, Rosina e Michele Pertusi, Don Basilio. Da Roma arrivano due spettacoli storici: il monumentale Pagliacci creato nel 1992 da Franco Zeffirelli, presentato per la prima volta a Napoli, La damnation de Faust di Hector Berlioz per la regia di Damiano Michieletto, vincitore del Premio Abbiati come miglior spettacolo dell’anno 2017. Pagliacci sarà diretto da Daniel Oren con Fabio Sartori (Canio), Carolina López Moreno (Nedda), Ariunbaatar Ganbaatar (Tonio), in alternanza con Yusif Eyvazov, Karen Gardeazabal e Daniel De Vicente. La damnation de Faust vedrà sul podio Nikolaj Znaider alla guida di Alex Esposito (Méphistophélès), René Barbera (Faust) e Annalisa Stroppa (Marguerite), cui si avvicenderanno Nicolas Courjal, Atalla Ayan e Teresa Iervolino. Dalla Fenice di Venezia viene, invece, l’allestimento di Paul Curran del Peter Grimes di Benjamin Britten, una delle opere più affascinanti ed amate del Novecento, che sarà diretto da John Fiore e avrà un protagonista d’eccezione come Gregory Kunde, affiancato da Yolanda Auyanet nel ruolo di Ellen. A luglio 2027 il San Carlo torna con Tosca all’Arena Flegrea, storico spazio all’aperto nata nel 1940 come sede estiva del Teatro, che fu inaugurato nel 1952 con l’Aida. Sul piano della proiezione nazionale e internazionale, la Stagione 2026/2027 segna il ritorno delle tournée: oltre alla tournée di Coro, Orchestra, Corpo di Ballo e maestranze in Giappone nel luglio 2027 con Aida, il Corpo di Ballo sarà impegnato in una serie di appuntamenti a Trieste e Trento, in primavera. La stagione sinfonica vedrà per la prima volta sul podio del Teatro di San Carlo una prestigiosa rosa di direttori d’orchestra tra cui Charles Dutoit, Ton Koopman, Bertrand de Billy, Alexander Soddy, Pietari Inkinen, Nikolaj Znaider, Ramón Tebar e Umberto Clerici, a fianco di bacchette già note e apprezzate dal pubblico napoletano quali Hartmut Haenchen, Pinchas Steinberg, Asher Fisch e Lorenzo Passerini. Nel programma sinfonico e da camera assume particolare rilievo la figura di Ludwig van Beethoven nel bicentenario della morte, che ricorrerà nel 2027. L’omaggio si aprirà con l’esecuzione della Nona Sinfonia diretta da Daniel Oren e proseguirà con l’esecuzione di tutti i concerti solistici. Si rafforza il dialogo con il territorio attraverso la sinergia con le realtà culturali della città e della regione, tra cui il Festival pianistico realizzato in collaborazione con l’Associazione Alessandro Scarlatti. Il balletto diretto da Renato Zanella presenterà lo Schiaccianoci con la coreografia di Simone Valastro, diretto da Andriy Yurkevych, e La dame aux camélias di Derek Deane, diretto da Ido Arad, l’histoire de Manon di Kenneth MacMillan, diretto da Kevin Rhodes, a luglio Zorba il greco di Lorca Massine su musiche di Theodorakis, e da Invito alla danza, serata composta da tre coreografie del ventesimo secolo, Jerome Robbins, Uwe Scholz e Ben Stevenson, cui si aggiunge una nuova creazione di Jacopo Godani, quindi un gala dedicato alla memoria di Anna Razzi, a lungo direttrice della scuola sancarliana.