È morto nelle scorse ore il giornalista napoletano Vittorio dell’Uva, per anni inviato di guerra del Mattino. Aveva cominciato la sua attività a “Napoli notte” e al “Roma”. Ecco la sua biografia diffusa in occasione del dibattito, svoltosi a Napoli, nella sede della Fondazione Foqus, una decina d’anni fa dell’associazione KontroLab, con Luigi Baldelli, Ettore Mo. tra i più noti corrispondenti di guerra del giornalismo italiano.
“Nato a Bolzano nel 1943 e formatosi professionalmente a Napoli alla scuola del “Roma” di Alberto Giovannini, dell’Uva ha ricoperto il ruolo di inviato speciale per “Il Mattino” dal 1982. Nel corso degli ultimi trenta anni si è occupato, in particolare, dei principali eventi politici e bellici verificatisi nell’Europa orientale, in Medio Oriente e in Africa. Dopo lunghe permanenze in Urss e nei Paesi satelliti ai tempi della perestrojka ha seguito ogni fase del conflitto nella ex Jugoslavia. Per motivi di lavoro si è recato complessivamente in oltre ottanta Paesi con missioni mirate negli Stati Uniti in occasione di più elezioni presidenziali. Da corrispondente di guerra ha lavorato in Albania, Kosovo, Ruanda, Somalia, Afghanistan, Iraq, Kuwait, Pakistan e Iran. Frequenti i suoi viaggi nei territori occupati e in Israele fin dal 1982 anno dell’invasione del Libano. In occasione della prima guerra del Golfo è stato di base in Arabia Saudita prima di raggiungere il Kuwait liberato. Nel 2003, durante l’offensiva anglo-americana in Iraq, è stato arrestato a Bassora assieme ad altri 6 colleghi italiani con cui stava seguendo, sul terreno. l’andamento del conflitto. Più recentemente la primavera araba lo ha portato in Tunisia, Egitto e Libia per la realizzazione di reportages sui profondi mutamenti in atto. Per la sua attività professionale, che lo ha visto tra l’altro tra i collaboratori di Radio Montecarlo e del settimanale spagnolo Tiempo, ha ricevuto il premio Max David riservato agli inviati speciali, il Saint Vincent, il Premio Cutuli, il Premio Guglia e il Lamberti Sorrentino, cronisti di guerra. Nel 2004, in un libro intervista a cura del giornalista Francesco De Core (<Stanza 1304, la finestra sulla guerra>) ha raccontato alcune delle sue vicende professionali collocandole nel contesto geopolitico mediorientale e iracheno”.








