Camerota, tre condanne per il depuratore - Le Cronache Attualità
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Camerota, tre condanne per il depuratore

Camerota, tre condanne  per il depuratore

di Antonio Manzo

Se non fosse una condanna penale ci sarebbe da dire che è una data storica per una ultratrentennale storia del Sud con le opere pubbliche che iniziano male, non entrano in funzione nonostante i soldi pubblici e finiscono peggio. Tre condanne ed un’assoluzione. Per il depuratore di Marina di Camerota da decenni malfunzionante ci sono state al tribunale di Vallo della Lucania c’è una sentenza: condannato il sindaco di Camerota Mario Salvatore Scarpitta (un anno e otto mesi di reclusione per omissioni di atti di ufficio) l’ex sindaco Antonio Romano, (un anno e sei mesi). Stessa pena, un anno e sei mesi, per il responsabile dell’area tecnica Alessandro Di Rosario. Assoluzione piena invece per la tecnica comunale Antonietta Coraggio, per la quale il Tribunale ha stabilito la formula “per non aver commesso il fatto” per il reato di inquinamento ambientale e per il reato di alterazione di beni naturali protetti per legge. L’inchiesta riguardava la gestione degli scarichi fognari delle frazioni di Marina di Camerota, Lentiscosa e Licusati, con particolare riferimento al funzionamento degli impianti di pretrattamento e alle condotte sottomarine che convogliano i reflui in mare. Secondo l’impianto accusatorio, per anni si sarebbero verificati sversamenti non adeguatamente depurati nei valloni del territorio, tra cui Vallone delle Fornaci e Vallone Marabisi, con ricadute dirette sul tratto costiero della baia di Cala Bianca, area di alto pregio ambientale e turistico. Nella lunga storia di ordinaria burocrazia c’è il racconto di un particolare particolarmente inuietante: l’. Impianto di depurazione fu trasformato in stalla. Accade a Licusati, dove il depuratore, ultimato e mai entrato in funzione, accoglieva decine di mucche. Realizzato negli anni ’90 ed ultimato nel 2012, era costato circa un milione di euro. Eppure, nonostante l’ingente somma di denaro pubblico utilizzato, non aveva mai ricevuto gli scarichi fognari del paese. Perché? Mancava la strada di accesso; la struttura si raggiungeva, attraverso un sentiero stretto e scosceso. L’impianto era talmente abbandonato che qualcuno pensò bene di rinchiuderci al suo interno il bestiame. Che brucava tra i macchinari e le vasche dell’impianto. Il cancello d’ingresso distrutto fu sostituto con pericolose lamiere arrugginite e da una scala in legno Le fogne continuavano a defluire nel terreno, come sempre, tra il silenzio di tutti. Po la posa del ponte che attraversa il vallone delle Fornaci e avrebbe permesso l’accesso al nuovo grande impianto di depurazione di Marina di Camerota. “Vedere posare questo ponte oggi è un momento molto emozionante – disse all’epoca, trionfante. il sindaco, Mario Giuseppe Scarpitta -. L’istante più bello della costruzione di un’opera così imponente e importante, non è il taglio del nastro o la posa dell’ultimo mattone” Ma il ponte per la strada ed eliminare il depuratore diventato stalla. La giunta regionale della Campania finanziò 11 i milioni di euro che sarebbero serviti per razionalizzare il sistema di depurazione del basso Cilento. Di questi oltre 9 milioni e mezzo per la realizzazione di un depuratore nel comune di Camerota per servire Marina di Camerota e Lentiscosa. I restanti 2 milioni di euro furono dirottati nei comuni di Centola, Pisciotta e Camerota zona Mingardo per la messa a regime del sistema drenante e depurativo. Erano i tempi del Covid e, con la mascherina al volto, l’allora presidente Vincenzo De Luca inaugurò gli impianti. .A Marina di Camerota alla fine degli anni ’80, durante l’amministrazione ’85/’89 targata Antonio Troccoli, fu costruito un depuratore nel Vallone delle Fornaci. Mai entrato in funzione. Pare che in quel caso si fosse effettuato uno “strano” collaudo senza che vi fossero stati montati tutti i macchinari indispensabili per il suo normale funzionamento. Dopo poco tempo, eletto sindaco Giosuè Mazzeo, fu smantellato l’unico depuratore presente e attivo, situato in zona Calanca; si trattava di un impianto gestito male, quasi mai messo nelle condizioni di assolvere in maniera adeguata alle funzioni di depurazione. Si rimase dunque con le sole condotte sottomarine, orfane di depuratore. Come già descritto e come dimostrato da clamorosi guasti accaduti in passato, sono assolutamente insufficienti. Poi, con l’amministrazione Bortone, fu valutata la possibilità di realizzare un impianto di depurazione da collocare nel Vallone delle Fornaci, nella stessa zona in cui erano presenti le vasche di quell’impianto mai entrato in funzione. Una storia italiana di appalti milionari di decenni che avevano atteso il Covid per essere inaugurati.