Abbiamo fatto un sondaggio tra i nostri cinque lettori, ponendo loro questa domanda: se il vostro avvocato diffondesse pubblicamente la notizia di avervi difeso in tribunale, pur senza specificarne il motivo preciso ma senza la vostra autorizzazione, cosa pensereste di lui? Essendo i nostri lettori in numero sufficiente (cinque) a rappresentare il cosiddetto «polso della situazione» nel cosiddetto «corpo sociale», in risposta all’estemporaneo quesito sono emersi punti di vista omogenei e tutti convergenti verso un verdetto unanime: il comportamento dell’avvocato che sputtana – absit iniuria verbis – il cliente sarebbe giudicato inqualificabile, deontologicamente fuori da ogni canone e, volendo, pure perseguibile sotto il profilo giudiziario, sia civile che penale. Abbiamo, dunque, cercato di approfondire l’argomento ed effettivamente ne è scaturito un quadro di leggi, norme e regole disciplinari della professione forense che urlano tutte allo scandalo dinanzi all’avvocato che, in pubblica piazza, rivela di aver patrocinato la causa di un qualsiasi cliente. Ora, tutte queste chiacchiere per dire cosa? Pe raccontare un fatto realmente accaduto nei giorni scorsi. Il post della discordia Premesso che i nostri cinque lettori pensano tutti che i social network non andrebbero vietati ai giovani bensì agli adulti, succede che un cittadino scriva su FB un post sulla (arcinota) caduta rovinosa dell’amministrazione comunale guidata dall’avvocato Conte (Mario), sostenendo – suppergiù – che Eboli sia stata “finalmente liberata”. Condivisibile o meno, si tratta di un’esclamazione legittima frutto della personale sensazione dell’ebolitano secondo cui la città, una volta estromesso il – peraltro fallace – timoniere, possa tornare a respirare. Passano pochi minuti e dal profilo Facebook “Mario Conte”, dunque da quello del sindaco senza dubbio, giunge la seguente replica: “Caro…. libero di pensare politicamente quello che vuoi. Sul piano personale forse ti sei dimenticato quando io e Federico Conte ti abbiamo difeso come tuoi avvocati. E mi fermo qui. Un caro saluto”. Lo ha pure salutato “caramente” il sindaco, aggiungendo che si sarebbe “fermato qui”: non si capisce cos’altro ci sarebbe stato da aggiungere, in verità, dal momento che l’ex sindaco aveva già detto tutto portando a conoscenza di un numero indeterminato di persone che quella persona, individuabile da nome e cognome pubblici, aveva avuto disguidi giudiziari e che insieme al cugino ne avevano patrocinato le ragioni di difesa. “What else?” dicono gli uomini di mondo che guardano le pubblicità. Galeotta fu la requisitoria di Polito Questa sgradevole circostanza non sarebbe emersa se non fosse stato per una trasmissione di “Radio Eboli 1”, ospite della quale era l’eclettico Paolo Polito, personaggio conosciuto in città, dotato di un originale estro artistico nonché di una defatigante acribia nel trattare numeri, statistiche e dati elettorali: ovviamente, al pari di ogni «genio», Polito è spesso inascoltato, ma tant’è. Incuriositi dalla circostanza da questi narrata e magnificamente descritta a uno stremato cronista (Cosimo Fresolone) assediato da citazioni catulliane, complicati incastri mnemonici e dotti riferimenti semantici, che bene hanno reso il senso del gigantesco fallimento terminale dell’epopea del clan Conte a Eboli, ci siamo attivati per capire meglio come siano andate le cose. E la realtà ha confermato tutto: è andata esattamente come ha raccontato il commercialista-compositore-epistemologo-classicista, il nostro Polito. La condotta di un avvocato che rende pubblica — e in particolare a mezzo social network — la difesa penale di un proprio assistito espone il professionista a rischi gravissimi e multilivello, che spaziano dalla responsabilità disciplinare (deontologica) fino a conseguenze di natura civile, amministrativa (privacy) e perfino penale. Inutile elencare titoli e sezioni dell’architettura legale che regge questa materia, chi ne fosse interessato può agevolmente verificare digitandone la specifica ricerca in rete, oppure chiedere al primo avvocato che passa. Questa pessima vicenda, verosimilmente frutto di un cedimento al nervosismo di quelle ore tragicomiche durante le quali gli è stato tolto di mano un giocattolo che dimostrava di volersi tenere stretto a ogni costo, ora rischia di avere degli strascichi, perché non è passata inosservata. E, se e quando questi strascichi ci saranno, informeremo prontamente i nostri cinque lettori, ansiosi di sapere e di capire come sia stata possibile possibile questa imbarazzante catabasi (Polito capirà). (pierre)








