Sarno. Cittadella scolastica incompiuta da 38 anni - Le Cronache Ultimora
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Sarno. Cittadella scolastica incompiuta da 38 anni

Sarno. Cittadella scolastica incompiuta da 38 anni

di Antonio Manzo

La Cittadella Scolastica di Sarno è solo un bel sogno che dura da 38 anni. Ma l’opera che doveva costare 7 milioni di euro è una incompiuta storica delle opere pubbliche italiane e ora per completarla ci vogliono 50 milioni. Nel frattempo l’opera incompiuta costringe le scuole a funzionare nei locali privati dell’ex filanda D’Andrea, quel che era un bene archeologico industriale rifatto malamente e divenuto poi proprietà del defunto ingegnere Marco Cordasco di Sarno. Il complesso finì all’asta fallimentare azionata dal pregiudicato-imprenditore Pasquale Galasso di Poggiomarino, secondo la partitura classica dello scontro fra la vittima e il carnefice dettata dalla camorra. Quei locali venduti all’asta ora ospitano le scuole e la Provincia deve pagare un fitto di 692 mila euro agli attuali proprietari, i fratelli Rainone originari di Sarno e noti imprenditori ai vertici nazionali degli appalti di opere pubbliche. I sarnesi sono imprenditori ben radicati a Salerno città dove orami si sono trasferiti. Difatti, potrebbe proprio la famiglia di imprenditori sarnesi a suggerire alla Provincia di fidarsi del rinomato studio milanese “Lombardini22” che progettò la trasformazione dell’ex Palazzo delle Poste di Salerno dove fu da prima sede provvisoria del Governo Badoglio in una tipologia residenziale high-end pur conservando l’Ufficio Postale al piano terra e arricchendolo con due piscine private all’ultimo piano. Ma questa è una storia virtuosa e discussa di una ristrutturazione architettonica privata, ben diversa da quella anomala di un opera pubblica privata “mangiasoldi” e incompiuta da 38 anni. “Dopo venti anni, e siamo nel giugno 2021 – ricorda Michele Strianese già presidente della Provincia al tempo ed ora sindaco di San Valentino Torio – partirono finalmente i lavori del primo lotto del polo scolastico che doveva essere al servizio dell’intero Agro Nocerino Sarnese”. L’ipotesi di una avveniristica Cittadella scolastica di Sarno fu concepita dall’allora presidente della Provincia Alfonso Andria, che più volte inaugurata e trasformata in sosta “pubblicitaria” per i successori del presidente Andria, da Edmondo Cirielli a Michele Strianese fino a Franco Alfieri. Tutti mettevano al petto la icona della Cittadella scolastica che avrebbe dovuto servire tutto l’Agro nocerino sarnese ma era solo un distintivo tra i lavori di cemento in corso che veniva oscurata dal bleu della fascia di rappresentanza. E oscurata da parole di circostanza di buon governo. Visite, comprese tra questi, ai tempi del Covid, del deputato del Pd Piero De Luca impegnato con la Regione Campania che aveva tutta l’intenzione di fare e finire l’importante opera pubblica e del senatore Antonio Iannone che sarebbe diventato sottosegretario ai Lavori pubblici nel Governo Meloni. A via Nuova Bretella di Sarno si consuma una vicenda all’Italiana, dove l’appalto finisce, appena assegnato, alla giustizia amministrativa: l’assegnazione della gara prima all’impresa aggiudicataria Igeco , dichiarata fallita nel 2013 e fece posto alla Ca.Mi.B. con sentenza del Tar Salerno. Ma la via crucis dell’appalto non si ferma a Salerno. Finisce a a Roma al Consiglio di Stato dove vince il contenzioso stragiudiziale il Consorzio Stabile Tekton che prende i primi soldi senza neppure iniziare i lavori. Ben poca cosa, 137 mila euro rispetto all’appalto da 7 milioni di euro. Ma è solo un piccolo acconto di un atto di transazione con la Provincia perché, incredule a dirsi, i lavori erano rimasti sospesi per 74 giorni e ai privati del consorzio napoletano era stato riconosciuto un danno di 275 mila euro presi dall’ accantonamento dei fondi per gli accordi bonari. Si arriva a gennaio 2021 e possono riprendere i lavori a via Bretella Nuova di Sarno dove vengono realizzate palizzate di cemento delle fondazioni che spiccano in vasto terreno diventato orami una pericolosa discarica. C’è subito la prima cerimonia per l’opera incompiuta. Arriva il presidente della Provincia Michele Strianese insieme al suo predecessore Giuseppe Canfora. “Abbiamo voluto vedere da vicino i lavori del primo lotto che prevedono 145 pali di fondazione che sono di lunghezza m.27 e diametro cm 60” scrisse, compiutamente e con certosino linguaggio burocratico, un comunicato stampa della Provincia di Salerno plaudente. Anzi, può festeggiare anche il sindaco di Sarno che eredita la spesa dei 692mila euro l’anno per il fitto delle scuole nei locali privati dei suoi concittadini. Gli unici a festeggiare, in questa storia italiana di un’opera pubblica incompiuta insieme agli altri due fittuari: la famiglia Renzullo e la Re Holding oltre che il Commissariato di Polizia pagato dal ministero dell’Interno. E pensare che il povero ingegnere Marco Cordasco aveva previsto tutto nel testamento che fece in vita e sequestrato dopo la sua morte. Rivelò che per acquistare il Kursal albergo di Montecatini Terme, erano stati versati i soldi di Enrico Nicoletti, storico cassiere dell a Banda della Magliana, e dell’imprenditore capo camorra Pasquale Glasso che aveva messo in società il pregiudicato di Pagani Antonio Bifolco. Tranne che il destino dell’ex filanda D’Andrea la storia di un’opera italiana incompiuta e che non si sa mai se sarà realizzata. Previde tutto anche un’appendice della cronaca nera degli anni Novanta che nacque proprio a Sarno, Poggiomarino nata e finita, questa sì, nell’Agro Nocerino Sarnese dove non si uccide più ma si fanno affari.